Andrea Ragonesi, titolare dello storico locale nel cuore della Città dei papi continua a rimboccarsi le maniche ma serve ora un’apertura, reale, da parte dell’amministrazione verso il commercio
Siamo in Piazza della Morte, una delle piazze più suggestive di Viterbo. Davanti a noi si staglia il ponte che conduce al Palazzo dei Papi e alla Cattedrale di San Lorenzo; tutt’intorno respira il quartiere medievale di San Pellegrino, un gioiello architettonico tra i meglio conservati d’Italia. È in questa cornice, sospesa tra una bellezza mozzafiato e un declino silenzioso, che incontriamo Andrea Ragonesi, l’anima di Piazza, storico locale viterbese.
Da Responsabile Commerciale a Oste del Borgo
Classe 1992, Andrea ha le idee chiare e una passione radicata per l’accoglienza che lo ha spinto a cambiare vita. “Per una decina di anni ho fatto il responsabile commerciale in un salumificio qua a Viterbo. Alla fine del 2023 avevo un parco clienti di 150 attività tra ristoranti e grossisti. Ma ho avuto da sempre la passione per l’ospitalità. Ho sempre desiderato aprire qualcosa di mio, che mi mettesse in contatto con la gente.”
L’occasione si presenta alla fine del 2023. Insieme a un ex socio, Andrea rileva uno dei locali più iconici del centro, noto in passato come Magna Magna e Winter Garden. Apre ufficialmente il 23 ottobre 2023. Dopo varie vicissitudini, le strade con il socio si dividono: “Da un anno e mezzo sono da solo qua, da ottobre 2024 circa”, ci racconta oggi, in questa primavera del 2026, forte di un’attività che ha preso del tutto sulle sue spalle.
Il nome del locale, Piazza, non è casuale: “Oltre che per il fatto che siamo a Piazza della Morte, era un’idea per ricordare quello che era qui prima, ovvero una piazza viva, piena di gente, con eventi, musica, drink e convivialità”.
Oltre il Cocktail Bar: La Scommessa Culturale
Definire “Piazza” un semplice cocktail bar è, per stessa ammissione di Andrea, riduttivo.
“Mi occupo anche di vino perché sono sommelier, quindi ho un’ampia selezione che scelgo personalmente in giro per cantine. È un luogo dove puoi trovare da un drink ben fatto a un prosciutto tagliato a mano, a un cantautore della zona”, spiega. L’offerta è mastodontica: contest di musica inedita, degustazioni e una programmazione che prevede almeno 10 eventi mensili, che d’estate raddoppiano. “Se uno apre la nostra pagina Instagram vede che in settimana può uscire anche 2-3 volte, non si annoia mai.”
Ma lo sforzo è immane. Il locale, ospitato nella duecentesca Loggia San Tommaso con affreschi dell’epoca e muri in pietra a vista, è magnifico ma dispendioso. “Sono innamorato di questo posto, lo amo al 1200%… ma ci sono costi di gestione e manutenzione importanti. Anche con tutti questi eventi, il lavoro si concentra in tre giorni: venerdì, sabato e domenica.”
Il Deserto del Centro Storico: Un Declino Iniziato Lontano
Quando si tocca il tema della crisi del centro di Viterbo, l’analisi di Andrea è lucida e spietata. Non è solo colpa dell’amministrazione attuale, è un processo che parte da lontano. “Manca il tessuto sociale connettivo. Ci sarebbe una capacità abitativa di 20-30.000 posti letto, ma credo che a oggi ce ne siano abitati 7-8.000. Manca il negozio di vicinato, la macelleria, la merceria, l’edicola… manca tutto quello che rende il centro abitabile.”
Andrea stesso, nel 2019, aveva comprato casa in centro per viverlo appieno, ma si è scontrato prima con il Covid e poi con una città che stava già cambiando volto dal 2017, tra restrizioni sugli orari e divieti. Un tempo, ricorda, era la stessa “movida” a garantire la sicurezza: “Dieci, dodici anni fa in via San Lorenzo non c’era ZTL il sabato sera, ma gli automobilisti erano autoregolamentati. Non passavi perché c’era gente. Era tutto gestibile. Adesso è peggiorata, ci sono fenomeni di criminalità e spacciatori perché manca la presenza di persone che abitano e vivono il centro.”
Oggi le chiusure imposte (alle 2:00 nel weekend) sono quasi ininfluenti: “All’una di notte già non c’è più nessuno. All’una inizio a pulire il bancone. Non c’è più quella voglia di stare nei locali fino alla fine.” A questo si aggiungono le assurdità logistiche: l’ascensore del vicinissimo parcheggio chiude all’una. “Se un cliente parcheggia lì e vuole rimanere fino all’una e mezza, poi deve farsi tutte le stradine a piedi. Ho segnalato la cosa, chiedendo un’ora in più. Mi hanno risposto che ‘non è previsto’. È scritto sui Dieci Comandamenti.”
L’Incubo Burocratico: Dehor, Rifiuti e i Paradossi Amministrativi
Cosa chiede Andrea alla politica? (e con lui moltissimi altri imprenditori del centro). Semplificazione. “Fluidificare i processi per ottenere autorizzazioni per fare musica ed eventi.” Invece, la situazione attuale sembra un labirinto.
Il nuovo regolamento sui dehor è un esempio lampante: “Sono due mesi che ho incaricato un architetto. Prima se ne occupava un solo ufficio, adesso deve passare in tre uffici più la polizia locale. C’è la CILA, procedure da edilizia pura. Non so come e cosa ordinare per l’esterno, è complicato, se non impossibile, anche pagare il suolo pubblico perché gli uffici non hanno ancora trovato la quadra. Se approvano un esterno nero o grigio a me, tutta la piazza deve farlo uguale. Siamo in un’impasse assurda e siamo a due passi dalla bella stagione”.
Ancora più surreale è la gestione dei rifiuti. Non avendo spazi interni per stoccare il vetro (produce fino a 4 buste a serata), Andrea è costretto a usare i secchioni all’aperto. “Io mi pago il suolo pubblico per i secchioni. Oltre alla TARI, che già pago profumatamente, pago un tot all’anno di occupazione di suolo pubblico per tenere i secchioni fuori. Devo pagare ulteriormente questa serie di ‘servizi eccelsi’ che ci offrono.”
La Risposta C’è: Il Successo di “Calici Diffusi” e la Fame di Eventi
Nonostante tutto, i viterbesi hanno voglia di vivere la città. Andrea ne è convinto: “Viterbo risponde a qualsiasi cosa. Il viterbese ha fame di vivere il centro.” L’esempio lampante è l’evento Calici Diffusi. “Nato dal niente, l’anno scorso ha portato tanta gente interessata che veniva anche da 100 km di distanza per assaggiare vini e street food. Quest’anno raddoppiamo: tre giorni a fine giugno e tre a inizio luglio. Ci aspettiamo 20.000 persone in due settimane. Questo dà l’idea di quanto noi commercianti possiamo fare se ci viene dato un input. Ma lo facciamo da soli.”
Andrea punta fortissimo sulla cultura per rianimare Viterbo. Presto ospiterà presentazioni di libri di case editrici importanti, spettacoli teatrali e persino artisti di livello nazionale. Cerca di offrire quel livello che “uno va a cercare a Roma, Firenze, Milano e qui non trova.”
Un Turismo “Povero” e l’Occasione Mancata
Essendo nel cuore storico, a due passi dal Palazzo dei Papi, i turisti passano tutti da lui. Ma è un turismo che fatica a sostenere l’economia cittadina. “Il turismo viterbese è un turismo povero, che spende poco o utilizza Viterbo come posto letto per visitare la Bassa Toscana, l’Umbria o Bagnoregio. Viterbo ha il costo per posto letto più basso d’Italia, quasi 50 € a notte. Si fermano 1-2 notti e stop. Manca un grande albergo in centro per i gruppi, e manca la volontà di crearlo.”
Andrea si trasforma spesso in un infopoint turistico improvvisato: “Entrano per uno spritz e mi chiedono cosa fare. Restano affascinati dal locale e dai dettagli del 1200, ma poi mi subisco le loro perplessità: ‘È sempre così vuota la città? Ma non c’è niente oltre?’.” Una frustrazione immensa in una città le cui potenzialità sono palesi ai forestieri (il ponte del Duomo è stato non molto tempo fa usato da Netflix come set di Firenze per il Decameron), ma ignorate da chi la gestisce.
La Sordità delle Istituzioni e i Progetti Bocciati
In vista del nuovo Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, che punta a pedonalizzare ulteriormente, Andrea è scettico: “Tutto bello sulla carta, ma che ci facciamo venire a fare le persone in centro se non ci sarà più nessuno ad abitarci o lavorarci? Bisogna fermare lo spopolamento prima di chiudere tutto.”
La volontà di fare rete tra i commercianti c’è. Andrea racconta dell’ottimo rapporto con i locali vicini (come il ristorante Gargolo) e del coordinamento spontaneo per non sovrapporsi con la musica. Ma quando hanno provato a fare un salto di qualità, creando un evento congiunto e strutturato al centro della piazza, si sono scontrati con un muro di gomma. “Ci è stato detto dal Comune che il piano di sicurezza non lo prevedeva. Non si può fare assembramento, non si possono creare folle in estate. Ci hanno detto: ‘Potete fare al massimo concerti di musica classica e jazz’. Bellissimo, ma quanti ne puoi fare durante l’estate per richiamare gente? E l’idea è stata congelata. Non c’è stata proposta alcuna soluzione. O fate come diciamo noi, o non lo fate.”
Il risultato è un clima di rassegnazione e l’obbligo, a volte, di dover agire sotto traccia: “C’è chi rischia e organizza senza avvisare, ma nessuno vorrebbe lavorare così, anzi. Tutti cercano il modo per lavorare bene, in maniera ordinata e con la volontà di crescere e far crescere Viterbo perché servono eventi e iniziative. Ma, intanto, il Settembre Viterbese non esiste più e c’è il nulla cosmico d’estate.”
La chiusura di Andrea è il riassunto amaro, ma carico di testardo attaccamento, di chi in Viterbo ci ha investito vita e soldi. Di chi, nonostante tutto, continuerà a impegnarsi e proprio per questo, tra circa due settimane, il Piazza aumenterà ulteriormente la sua offerta con una proposta dedicata a un servizio colazioni. “Le persone potranno venire qui, sedersi per un’oretta o due e rallentare il tempo godendosi anche dei cornetti al burro di alta qualità e torrefazione locale. Sarà uno storytelling degustativo per una colazione internazionale, dedicata ai viterbesi e ovviamente ai turisti“.


