TARQUINIA – Dimenticate il silenzio solenne e le marce funebri. Se cercate la compostezza delle processioni classiche, siete nel posto sbagliato. A Tarquinia, la domenica di Pasqua, la fede non cammina: corre.
La Processione del Cristo Risorto è il cuore pulsante di questa città etrusca, un rito che trasforma le vie medievali in un fiume di gioia, musica e sforzo fisico sovrumano. È il momento in cui la comunità smette di essere un insieme di individui e diventa un unico, assordante grido di festa.
Il Protagonista: Il Cristo “Pop” di Bartolomeo Carletti
Al centro di tutto c’è Lui. La statua lignea del Cristo Risorto, opera settecentesca di Bartolomeo Carletti, è un capolavoro di dinamismo. Con il braccio alzato e il vessillo della vittoria sulla morte, il Cristo sembra quasi voler scendere dalla portantina per unirsi alla folla. È una figura che emana un’energia contagiosa, capace di far dimenticare ai portatori i quintali di legno che gravano sulle loro spalle.
Il Ritmo: La Marcia che fa Vibrare l’Aria
Non esiste il Cristo Risorto senza la sua colonna sonora. La banda cittadina esegue una marcia trionfale che è diventata l’inno non ufficiale di Tarquinia. È un ritmo incalzante, quasi ipnotico, che detta il passo ai facchini e fa ballare i cuori. Quando le note iniziano a rimbalzare contro le mura di Corso Vittorio Emanuele, l’emozione diventa tangibile, quasi elettrica.
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I Portatori (I Facchini): Sono gli atleti della fede. Divisi in squadre, sostengono il peso enorme della macchina del Cristo, alternandosi in cambi rapidi e spettacolari per mantenere la velocità.
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I Tronchi: Enormi croci di legno addobbate con ghirlande di foglie e fiori, portate a spalla con una maestria che sfida le leggi della gravità. Vedere questi giganti di legno oscillare tra la folla è uno spettacolo mozzafiato.
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Gli Sparatori: In passato, la festa era accompagnata da colpi di fucile caricati a salve (i “mortaletti”). Oggi, il fragore è affidato alle campane che suonano a festa e alle grida della folla.
Partecipare alla processione di Tarquinia significa essere travolti. È l’odore dell’incenso che si mescola a quello del sudore e dei fiori freschi. È il riverbero della banda che ti batte nel petto. Ma soprattutto, è lo sguardo dei tarquiniesi: un mix di orgoglio, commozione e quella gioia esplosiva che solo la fine della Quaresima può scatenare.
La processione non si limita a passare; essa travolge la città, culminando nella spettacolare corsa finale verso la Chiesa di San Giuseppe, tra due ali di folla in delirio.

