Ater Viterbo – Quelle strane buste paga del consigliere regionale Enrico Panunzi…

L’interrogazione al Senato presentata dal Francesco Aracri apre uno scenario nuovo sui rapporti tra Panunzi e Gigli

ROMA – Una guerra atomica. L’ha scatenata Enrico Panunzi, consigliere regionale del Pd, contro colui che considera un vero e proprio nemico: il commissario dell’Ater di Viterbo, l’avvocato Pierluigi Bianchi, uomo legatissimo a Giuseppe Fioroni. Panunzi, da mesi, sembra che giri per gli uffici del Consiglio regionale, chiedendo la “testa” di Bianchi. E, nelle scorse settimane, ha avuto la pensata: tentare di far approvare la riforma delle Ater, che passeranno da sette a una, eliminando da subito i commissari e lasciando gestire la fase di passaggio ai direttori.

Enrico Panunzi
Enrico Panunzi

Una follia, l’hanno definita gli stessi colleghi di partito, politicamente non regge e in Giunta glielo hanno detto chiaramente: non si può fare. Ma lui niente, sta provando a tirare dritto cercando di raggiungere l’obiettivo.

Perché? Ci domandiamo noi.

Cosa c’è dietro quella che sembra diventata una fissazione del consigliere regionale?

La risposta è semplice, molto semplice secondo gli ambienti ben informati: Bianchi ha fatto quello che tutti aspettavano da anni, ossia ha mandato in pensione Ugo Gigli, che per più di quarant’anni aveva fatto il bello e il cattivo (soprattutto il cattivo) tempo all’Ater di Viterbo.

Basti pensare a quello che era successo con l’ex assessore regionale Angela Birindelli, licenziata in tronco da Gigli, per dimostrare al mondo la sua onnipotenza. Il problema è che Panunzi e Gigli, nonostante le distanze di pensiero politico sono legati in modo indissolubile, da quando l’attuale consigliere regionale, ha ricoperto la carica di presidente dell’Azienda che si occupa di case popolari.

Il rapporto tra i due galantuomini si è cementato (è proprio il caso di dirlo, visto che il cemento, soprattutto quello di Bagnaia li ha uniti per sempre) ed è diventato, via via, più che fraterno.

Panunzi ha cercato in tutti i modi di far rientrare Gigli all’Ater, ma non c’è stato verso: l’età dell’ex Dg (ormai le primavere sono 76) e la congiuntura politica, oltre che i ricorsi inesorabilmente persi da Gigli, non lo hanno permesso. E Panunzi, da allora, sembra essersi fissato con le Ater: è arrivato a pretendere, lo scorso settembre, quando i commissari sono stati rinnovati, che fosse tolto il rimborso spese per quei commissari che si muovono da una città all’altra per svolgere la loro funzione.

Mentre, cosa strana, i revisori dei conti continuano, invece, ad essere rimborsati per i loro viaggi da e per le Ater.

Insomma, una situazione paradossale, che Panunzi vorrebbe sistemare definitivamente, mettendo un amico all’Ater di Viterbo, questa è la voce che si è diffusa negli ambienti politici e con il silenzio complice dell’amministrazione comunale dove opera, giova ricordarlo, l’assessore Ricci.

Un amico che, magari, metta in cantina gli atti relativi al periodo in cui ha governato Panunzi, uscito di scena nel 2010. Sì, perché gli altarini ci sono, eccome. Tralasciando l’acquisto del serpentone di Bagnaia, di cui ci occuperemo in seguito e di cui probabilmente si occuperà anche la magistratura, c’è un problemino, piccolo piccolo, legato allo stipendio che percepiva Enrico Panunzi.

Tutto questo sta emergendo ovviamente perché sono altri che si sono interessati alle vicende viterbesi come in questo caso il senatore Francesco Aracri. Dalla sua interrogazione presentata al Ministro nel 2015 si fa riferimento agli emolumenti doppi percepiti da Panunzi.

Come documenta la busta paga che pubblichiamo (ma abbiamo copia di tutte, quindi complete), Panunzi percepiva dall’Ater uno stipendio pieno, con un tipo di rapporto “a tempo indeterminato”.

Questo significa che Panunzi, nel frattempo, si era dimesso da dirigente scolastico, suo vero lavoro?

O che era in aspettativa?

Non ci risulta che sia così, anche perché non avrebbe avuto senso l’interrogazione del senatore Aracri.

Ci risulta, anzi, che Panunzi percepisse lo stipendio pieno anche dalla scuola in cui era assunto e, in tal modo, avrebbe commesso un reato grave. E’ una brutta storia, di cui il consigliere regionale Enrico Panunzi dovrà rendere conto pubblicamente.

Aspettiamo nel frattempo una sua replica sulla vicenda.

busta paga Panunzi Ater

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