Il canile di Elvia non si tocca, aiutiamola a realizzare un “parco-canile”

La storia del canile nasce nei primi anni del lontano 1970, quando Elvia Viglino, storica animalista viterbese, iniziò a prendere in esame il problema dei cani abbandonati che venivano “deportati” al Mattatoio Comunale.

Nel suo impegno di salvare i cani, dal triste destino di essere abbattuti, gettò le basi per costituire un canile.

La cosa non fu semplice, si rivolse tante volte alle varie amministrazioni comunali che si sono succedute per avere un aiuto, ma, come è uso nella politica, promesse tante fatti pochi.

Un bel giorno, la nostra energica e paladina Elvia, sapendo che Giulio Andreotti veniva a far visita alla nostra meravigliosa città, la mattina presto si presentò nell’artistica piazza del Plebiscito con circa 40 cani nello stupore di tutti i presenti.

A quel tempo, un sbarbatello ma già furbo politico, di nostra nota conoscenza, Giuseppe Fioroni, ebbe la geniale idea di consegnare a questa intransigente animalista, per farla tacere, un terreno di proprietà del comune presso strada Nove Pani, uno spazio già recintato che parte da Monte Rocchetta fino a valle.

Della serie “Così la famo contenta e non ci rompe più gli attributi”.

Questa è la storia del canile di Bagnaia, da allora Elvia Viglino sta dedicando la sua vita, con un indiscutibile amore per gli animali, nella tutela dei cani e repressione del randagismo, cosa di cui tutti ne dovremmo essere grati.

All’inizio il suo impegno lo portò avanti come ENPA, di cui era presidente, ma nel tempo, il randagismo è cresciuto esponenzialmente, quindi le varie amministrazioni comunali, sempre su pressione di Elvia, hanno analizzato diverse soluzioni, tra cui l’alternativa di spostare il canile in altri siti, infatti nel 2003 l’ex sindaco, Giancarlo Gabbianelli, attraverso un bando pubblico cercò di acquisire l’area di Pratoleva.

Acquisizione che non ebbe successo in quanto un soggetto privato confinante, che non gradiva la destinazione d’uso a canile, si oppose.

Nel frattempo la nostra paladina, non soddisfatta delle soluzioni intraprese, chiese al geometra Marco Porcorossi se si poteva impegnare a vendere un locale, che Elvia possedeva nella sua città natale a Riccione, per acquistare un terreno confinante al canile in questione, l’operazione si concluse con successo e con il ricavato acquistò il suddetto terreno come ENPA in quanto allora la Viglino ne era presidente.

Sembrerebbe che le cose si stavano volgendo per il meglio e che finalmente questi poveri cani potevano tranquillamente essere accuditi e tutelati, ma, per motivi che non conosciamo, si creò una frattura tra l’ENPA, che nel frattempo cambiò presidente, e la Viglino, per cui quest’ultima fu cacciata dal canile e la gestione rimase all’ENPA, in quegli anni la situazione precipitò e i cani vennero maltrattati e abbandonati al loro destino.

Elvia, trainata sempre dal forte amore per questi animali, tramite dei dipendenti che avevano lavorato con lei e rimasti al canile, documentò la situazione insostenibile in cui versava il canile municipale, ed a seguito di un dispositivo cautelare dell’Autorità Giudiziaria venne sollevata l’ENPA dall’incarico di gestione del canile.

Corre l’anno 2007 quando la Giunta Comunale, presieduta dall’allora sindaco Giancarlo Gabbianelli, con atto n. 612 del 25 settembre 2007 stipulò una convenzione con l’Associazione “Amici Animali” il cui presidente era il Dott. Luca Boccolini.

Da quel momento, grazie sempre all’impegno di Elvia Viglino, le sorti del canile municipale migliorarono di giorno in giorno.

In considerazione del fatto che il sito di Nove Pani si faceva sempre più idoneo per il benessere dei cani, nel 2012, il sindaco di allora, Giulio Marini, acquista dall’ENPA l’area adiacente al canile municipale, per 43.000,00 euro, cifra riscossa dall’ente nonostante non abbia mai pagato nulla nel momento che ne era venuto in possesso tramite l’ex presidente Elvia Viglino.

Veniamo ai giorni nostri, nel 2013, con l’amministrazione guidata, dall’attuale sindaco Leonardo Michelini, in una delibera di giunta, dove era anche presente la nostra ben nota Vice Sindaco Lisetta Ciambella, in arte Luisa, con delega al canile, su suggerimento della locale AUSL – Servizio Veterinario-Igiene Urbana Veterinaria, come dalle linee guida indicate in una dettagliata relazione a firma dell’allora responsabile Dott. Giuseppe Clò, si richiede alla Regione Lazio la possibilità di trasformare la struttura in un “parco canile” sia per le notevoli possibilità che offre il terreno, sia per il considerevole risparmio economico che tale soluzione comporterebbe, ma soprattutto garantirebbe agli animali ivi ricoverati un ottimo standard di benessere con costante rispetto etologico della specie.

Con delibera di giunta n. 268 venne inoltrata tale richiesta, nel frattempo l’associazione “Amici Animali” fa del suo meglio per portare avanti il canile tramite l’impegno dei volontari e dei dipendenti della Cooperativa Lavoro e Solidarietà, cooperativa utilizzata dall’associazione di Elvia in quanto il comune se ne è ben guardato di assumere personale per la gestione del canile.

Per valutare il costo che sostiene il comune per questo canile è stata redatta un’analisi ben dettagliata da Viterbo Civica come illustrato in un nostro precedente articolo.

Canile di Bagnaia un problema da sanare, Viterbo Civica ha fatto una relazione

Ci avviciniamo sempre più ai giorni nostri dove, una sbarbatella politicante, ma meno scaltra del suo predecessore, si erge paladina della giustizia ed incalza sul canile e sulla sua gestione fintanto che in data 14 e 15 aprile 2016, a seguito di nota inviata dal Comune di Viterbo in data 28-01-2016, i tecnici della Asl Dott. Giancarlo Nicolai e TDP Luigi Gentile accompagnati dai M.lli del Comando Polizia Locale del Comune di Viterbo Cardarelli Filippo e Aluisi Marco eseguono un sopralluogo.

Da detto sopralluogo emerge che n. 42 cani risultano essere di privati cittadini e/o associazioni di volontariato.

La nostra politicante di turno nonché Vice Sindaco Lisetta Ciambella in arte Luisa, (ma non tutte le ciambelle vengono con il buco), ne fa una tragedia tale che tutto il resto passa in secondo ordine, compreso il destino di cani sereni

Lettere, Verbali e Multe si sprecano, per caso un piccione viaggiatore ci ha fatto arrivare nelle nostre mani i verbali della Asl n. 37 del 07.07.2016 e il n. 67 del 06.10.2016, nonché il verbale del Settore III Servizio Patrimonio, Sport e Impianti Sportivi.

Ma il nostro piccione viaggiatore oltre a tali verbali ci ha dato la possibilità di verificare che i citati cani, di cittadini privati, risultavano già censiti in un registro a timbro della Asl e firma del veterinario Dott. Bruno De Sanctis redatto nell’anno 2015.

A questo punto per dovere di chiarezza verso il cittadino, che è tempestato giornalmente da notizie ed informazioni fugaci tra cui la presenza della nostra Ciambella negli uffici della Procura, cerchiamo brevemente di far capire l’importanza nel mantenere questo canile rifugio in Strada Nove Pani e magari cercare di trasformarlo in “Parco Canile”.

La legge quadro 281/91 prevede che i comuni, singoli o associati, provvedano al risanamento dei canili e alla costruzione dei rifugi per animali d’affezione, nei quali siano assicurate adeguate condizioni di salute e benessere degli animali ospitati. Tali strutture devono rispondere ai requisiti previsti da leggi e regolamenti di applicazione della 281, emanati in ambito regionale.

La moderna concezione di rifugio è sempre più intesa come un parco-rifugio, ovvero una struttura di ampie dimensioni entro la quale gli animali sono ospitati in un ambiente ove è stato ricreato un habitat ottimale rispetto alle esigenze etologiche della specie. Le strutture rifugio devono essere considerate come luoghi di soggiorno temporaneo, come un punto di transito per l’animale nell’attesa di essere adottato, devono essere pertanto concepite e gestite con questa finalità prioritaria. Sotto tale ottica il parco-rifugio è realizzato come un luogo piacevole, che invita a essere visitato, predisposto in modo da accogliere adulti e bambini e in modo che si possa fare all’interno cultura animalista, tale da non apportare dispiacere nel caso in cui si adotti un solo animale scelto fra tutti quelli ospiti del rifugio. Le strutture parco-rifugio devono essere fulcro di attività animaliste da cui devono partire le campagne di adozione, i programmi di educazione al giusto rapporto con gli animali, l’informazione contro il fenomeno dell’abbandono, i piani di controllo delle nascite e di identificazione degli animali di proprietà, la sorveglianza epidemiologica e zooiatrica. La struttura dovrebbe prevedere anche delle attività autofinanzianti che abbassino i costi di gestione per l’amministrazione e offrano dei servizi di valore ai cittadini. In pratica un parco-rifugio, anello fondamentale della catena di interventi atti a prevenire e combattere il fenomeno del randagismo, dovrà essere progettato come una efficiente struttura perfettamente integrata nel territorio ed essere considerato non più come un ente assistenziale bensì come un’impresa che va gestita in modo manageriale tendente a raggiungere una autonomia economica, ciò non significa che deve essere concepito come fonte di reddito o di speculazione bensì gestito tenendo sempre presente l’obiettivo per cui è stato creato: ridurre i tempi di permanenza degli animali.

Non si può certo dire che l’Associazione “Animali Amici” non abbia fatto l’impossibile per poter attuare e quanto meno avvicinarsi ad una concezione di parco-rifugio, infatti durante la sua gestione, tra i molteplici cavilli burocratici e nella totale assenza di sostegno da parte delle varie amministrazioni, è riuscita a far adottare più di 300 cani ed ora all’interno del canile vi sono ricoverati circa 240 cani in uno stato di salute e serenità non comune ai tanti canili sparsi nel territorio italiano, non per altro Loredana Pronio (Presidente della FEDER F.I.D.A. e conduttrice di una trasmissione sugli animali nella radio on line COLORS RADIO dal titolo AnimaliAmoli in onda tutti i martedì dalle ore 12:00 alle 13:00) nella sua trasmissione del 17 gennaio 2017, intervistò il Vice Sindaco nonché titolare della delega al canile Lisetta Ciambella in arte Luisa, definendo il Canile di Viterbo “Un fiore all’occhiello per il benessere animale e per la spesa pubblica”.

 

cliccare sull’immagine per ascoltare l’intervista

 

In tale intervista, la poco scaltra politicante di turno, ha fatto anche molta confusione tra associazione ed enti infatti l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) l’ha fatta diventare ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza del Medici) l’associazione Animali Amici è diventata Amici degli Animali, ma la cosa che più ci ha sorpreso, nell’intervista, che per lei il problema grosso sono “42 cani di privati cittadini che possono mantenerseli in casa propria è giusto che vengano mantenuta dal Comune di Viterbo e da tutti i contribuenti viterbesi ma stiamo scherzando?”. Questo per lei è un grave reato.

Cara Ciambella, senza il buco ma con delega al canile, ma dei 300 cani adottati che non pesano più sulle casse del comune e dei contribuenti ne vogliamo parlare? E del fatto che uno dei cani in questione anche se presente in canile è stato mantenuto dal Dott. Alessandro Achilli ne vogliamo parlare?

Ancora più sconcertante la dichiarazione, che lei è stata la salvatrice mandata dallo Spirito Santo che ha protetto il canile in quanto ha dichiarato:

“Non vuole trasferire nessun canile, ma ha una lettera del Dott. Clò del 2013, ricevuta al suo insediamento dove si dice che il canile doveva essere chiuso, ma lei non l’ha chiuso l’ha mantenuto e l’ha tirato avanti”. Ma ci chiediamo come mai nella citata relazione del compianto Dott. Clò lo stesso dichiara:

“Il canile comunale di Viterbo sito in strada Nove Pani si tratta di una struttura inserita in un contesto paesaggistico piacevole che se si potesse trasformare in un “parco-canile” con un modesto esborso economico si ripristinerebbe la struttura già esistente realizzando un insediamento etologicamente, economicamente e ambientalmente molto valido. Inoltre, disponendo di grandi superfici di terreno (parliamo di oltre 13 ettari), con una struttura “parco-canile” si potrebbe avere un ingente risparmio economico non dovendo più appoggiare i cani in strutture private”, come succede nei comuni dove il progetto è già stato realizzati vedi Perugia e Narni.

Ma cara Ciambella con delega al canile siamo proprio sicuri che il Dott. Clò voleva chiudere il canile?

 

O forse il problema potrebbe essere che nel caso si realizzasse il “parco-canile” non si potranno più accontentare gli amici degli amici proprietari di canili privati?

 

Ma no!!! Ci mancherebbe altro!!! La legalità al primo posto. Stiamo scherzando?

 

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