#Tarquinia2017 – Bacciardi e Ranucci rinnegano Mazzola (che non lo merita) e sono pronti ad un ricettario nuovo per la Città

Sulla località San Giorgio le dichiarazioni di Bacciardi fanno volare le cicogne e dimenticare le azioni di Antonelli

TARQUINIA – Sono ore frenetiche quelle che scorrono nella Città di Tarquinia in attesa che vengano definite le liste dei prossimi candidati a sindaco. Al momento, solo al momento, se ne contano almeno sei (di candidati sindaco).

Di questi, almeno due, si portano dietro il peccato originale e cioè Memmo Ranucci (il re del basket tarquiniese) e Renato Bacciardi il re delle tendopoli del lido. entrambi per dieci anni sono stati al fianco di Mauro Mazzola.

Non dobbiamo giudicare noi se il sindaco uscente abbia fatto bene o male il suo lavoro, a quello ci penseranno gli elettori.

E’ vero sì, che Bacciardi e Ranucci ne hanno condiviso tutto, hanno votato tutto, hanno partecipato a tutte le azioni politiche del fu Mazzola che, in alcuni casi, non hanno certo brillato per lungimiranza.

Girando per il centro storico e subito fuori le mura di Tarquinia, i primi cittadini sui quali ci siamo imbattuti, sono quelli antistanti la palestra dove la “famiglia” Ranucci si dedica al loro sport preferito, il basket.

Commentavano le recenti esternazioni del candidato a sindaco per il PD. Un uomo concreto, che non crede al libro dei sogni, che non sogna, che è talmente concreto e con i piedi per terra che vuole mettere in piedi un programma su quello che non è stato capace di fare perché, evidentemente, frenato da un sindaco che certo non si lasciava intimorire da figure di secondo ordine.

Insomma, Ranucci, rinnega il suo mentore Mazzola e lo accusa di non aver fatto niente per la Città. Lo dice proponendoci un programma rivoluzionario, ricco di idee e di progetti che, guarda caso, quando ha avuto la possibilità materiale di portarli in cantiere, si è ben guardato dal farlo.

Non parliamo poi di Renato Bacciardi. Il candidato del Pd renziano (Ranucci è quello di Orlando), sostenuto a furor di popolo dagli uomini di Fioroni che tanto hanno dato a Tarquinia, mette sul tavolo del programma il problema San Giorgio.

In quella località, Bacciardi già vede tende multicolore, caravan, bungalow di ogni dimensione, insomma un campeggio mega galattico che possa rilanciare il turismo a basso costo per Tarquinia.

Nulla ha detto, niente ricorda, del bando che l’Università Agraria di Tarquinia fece nell’ormai lontano 2014.

Un bando per la gestione della Pineta di San Giorgio, a due passi dall’avio superficie.

Un bando del quale non sappiamo e non si sa più nulla. In cinque avevano presentato la proposta ma, cosa sia successo dopo, del perché non sia mai stato assegnato, nessuno lo sa né tantomeno lo dice.

Si trattava della Società Oasi San Giorgio di Ladispoli, della Natili di Tommencioni Giuliana & C. di Roma, dell’Azienda Agricola Campodimarta di Tarquinia, della Società Agricola Villaggio del Buttero di Tarquinia e della Palio Immobiliare di Roma.

Forse lo sa proprio Bacciardi che ne parla. Dimentica però, proprio Bacciardi, di cosa lui ha fatto, detto e messo in atto in questi ultimi dieci anni di governo insieme a Mauro Mazzola.

NULLA!

Eppure l’allora presidente dell’Università Agraria di Tarquinia era tale Alessandro Antonelli.

Non vediamo l’ora di leggere nero su bianco il programma del duo delle meraviglie messo in campo da Poltrone & Divani, pardon, Partito Democratico.

Solo in quel momento lo potremo confrontare con quello presentato dieci anni fa prima, cinque anni fa dopo, dallo stesso duo delle meraviglie.

Su Fanucci, per il momento ci limitiamo a dire che sembra essere l’agnello sacrificale di personaggi senza alcun voto e che da 25 anni ripropongono la stessa solfa. Parliamo di personaggi del calibro del maresciallone dell’esercito Silvano Olmi, fresco fresco di denunce penali e civili per aver fatto affermazioni, diciamo incivili, davanti a persone che non hanno avuto dubbi nel dichiararsi disponibili a riferire ai magistrati quanto udito dalla sua roboante voce.

Questo è solo l’inizio. Il meglio deve ancora venire.

segue

 

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