Alto Lazio nella morsa dell’usura: la Dia di Roma confisca beni per 100 milioni di euro

Il provvedimento è stato eseguito con la collaborazione dei Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia nei confronti di Patrizio Massaria,  Giuseppe D’Alpino, Carlo Risso, Angelo Lombardi e Francesco Naseddu. Tra i 49 immobili anche ville con piscina situate tra Civitavecchia e Ladispoli

LADISPOLI – Il Centro Operativo D.I.A. di Roma e i Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno eseguito dei provvedimenti di confisca, disposti dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, nei confronti di MASSARIA Patrizio (cl. 53), D’ALPINO Giuseppe (cl. 45), RISSO Carlo (cl. 65), LOMBARDI Angelo (cl. 61), NASEDDU Francesco (cl. 66), residenti a Ladispoli (RM), ritenuti i responsabili, a vario titolo, di una consorteria criminale, che nel tempo ha consentito loro di accumulare illecitamente un ingente patrimonio, frutto principalmente di un articolato sistema di usura ai danni di cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche con il vizio del gioco d’azzardo.

La D.I.A. di Roma, attraverso complessi approfondimenti investigativi, ha ricostruito le dinamiche del sodalizio che, costituito da un nutrito numero di soggetti di origine campana radicatasi da tempo a Ladispoli (RM), era riuscito a trasferire in quel territorio il modus operandi della “camorra” napoletana per la diffusione e la gestione di traffici illeciti, come testimoniato, tra l’altro, anche in di Beni per oltre 100 milioni di euro confiscati a Roma a cinque persone accusate di usura. Si tratta di quarantanove immobili, tra cui ville con piscina e appartamenti di lusso, tutti ubicati a Ladispoli e a Civitavecchia; 8 veicoli; 5 società e relative quote aziendali; 23 rapporti bancari e finanziari. Insomma, è un tesoro quello che il centro operativo Dia di Roma e i carabinieri della compagnia di Civitavecchia hanno sottoposto a confisca su provvedimenti della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Roma emessi nei confronti di Patrizio Massaria, 64 anni, Giuseppe D’Alpino, 72 anni, Carlo Risso, 51 anni, Angelo Lombardi, 56 anni, Francesco Naseddu, 51 anni, residenti a Ladispoli.

Sono ritenuti “responsabili, a vario titolo, di una consorteria criminale, che nel tempo ha consentito loro di accumulare illecitamente un ingentissimo patrimonio, frutto principalmente di un articolato sistema di usura ai danni di cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche con il vizio del gioco d’azzardo”.

La Dia  di Roma in sostanza, attraverso complessi approfondimenti investigativi, ha ricostruito le dinamiche del gruppo che – costituito da un nutrito numero di soggetti di origine campana radicatisi da tempo sul litorale laziale – aveva esportato in quell’area il modus operandi della camorra per la diffusione e la gestione di traffici illeciti, come testimoniato, tra l’altro, anche in diverse sentenze emesse a loro carico. Il Tribunale di Roma ha quindi confermato in pieno l’impianto accusatorio sostenuto dalla Dia, disponendo non solo la confisca del patrimonio delle persone coinvolte ma anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a carico di quattro di loro.

Il patrimonio confiscato, il cui valore ammonta ad oltre 100 milioni di euro, consiste in:

• 49 immobili di pregio, riguardanti anche ville con piscina, appartamenti di lusso ed appartamenti, tutti ubicati nei territori dei comuni di Ladispoli e Civitavecchia;
• 8 veicoli;
• 23 rapporti bancari e finanziari;
• 5 società e relative quote aziendali.

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