Elezioni – Forza Italia secondo partito ovunque. Adesso via anche Bacocco. Dimissioni atto dovuto (leggi tutti i risultati e preferenze) per vincere a Palazzo dei Priori serve il meglio

Il re delle nomine dell’ultim’ora, coordinatore provinciale del partito, ha perso lo scontro diretto con Sabatini (non gli è servito a nulla boicottarlo ovunque) e ha permesso che sul plurinominale fosse imposta la paracadutata Renata Polverini che ha tolto il posto al giovane Fabio Notazio

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VITERBO – Il centrodestra ha vinto, Forza Italia ha perso. Un’emorragia di voti inarrestabile iniziata ormai da quasi tre anni con sonore sconfitte su tutta la provincia (tranne Tarquinia) e una faida interna alla quale va messa, oggi, una volta per tutte, la parola fine.

Una campagna elettorale caratterizzata, in casa azzurra, da nomine effettuate all’ultimo momento per accaparrarsi capi bastone (che non sono servite praticamente a nulla) e gioco di squadra praticamente inesistente.

Risultato?

Che Forza Italia è riuscita a far eleggere il peggio della passata legislatura. Raccomandati, indagati e personaggi che si ritrovano per l’ennesima volta a ricoprire un ruolo istituzionale senza aver portato niente al partito. Anzi. Hanno fatto perdere voti che sono stati mangiati, fortunatamente, da chi ha puntato al cambiamento vero proponendo volti nuovi.

Adesso vedremo come si adopereranno per il nostro territorio che, nonostante tutto, è riuscito a far eleggere tre esponenti del viterbese. Due al senato Umberto Fusco (Lega) e Francesco Battistoni (Forza Italia) e uno alla camera, Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia).

Per soli 19 voti la candidata al plurinominale della Lega, Tiziana Mancinelli, è rimasta fuori da Montecitorio e sembrerebbero orientati, quelli del partito, a non fare alcun tipo di ricorso.

Alla Camera scattano i seggi al plurinominale: per il centrodestra, Barbara Saltamarini (Lega), Renata Polverini (Fi), Francesco Lollobrigida (Fdi); 2 seggi per il Movimento 5 Stelle, Marta Grande e Gabriele Lorenzoni; per il centrosinistra Fabio Melilli.

Al Senato Giulia Bongiorno (Lega), Maurizio Gasparri (FI), Marco Marsilio (FdI), Elio Lannutti e Alessandra Maiorino per il Movimento 5 Stelle e Bruno Astorre per il Partito Democratico.

Torniamo però a parlare di Forza Italia. Il problema politico adesso dovrà essere risolto da Claudio Fazzone nel più breve tempo possibile. Infatti, tra poco meno di due mesi si tornerà nuovamente alle urne, questa volta per eleggere il sindaco di Viterbo.

Ovvio che il boccino passa di mano per la prima volta ad un partito che non sia Forza Italia. Gli accordi di Arcore sono chiari. Nel centrodestra alleato le carte saranno distribuite dalla Lega e quindi sarà Umberto Fusco ad organizzare il tavolo sul quale siederanno tutti gli alleati che dovranno individuare il futuro candidato a sindaco.

Bruciata nel peggiore dei modi la candidatura di Giovanni Arena adesso, sulla scorta dei risultati delle regionali, il candidato ideale per il centrodestra sembrerebbe essere Daniele Sabatini ma ci sono anche altri giovani che potrebbero ridare speranze per la riconquista di Palazzo dei Priori come Santucci.

Insomma, si potrebbe pensare a fare velocemente delle primarie o, come ultima ipotesi, trovare un’intesa tra i gruppi politici che, ovviamente, dovranno avere facce vincenti e non perdenti come quelle uscite da questa tornata elettorale.

QUADRO NAZIONALE

Al netto della Valle d’Aosta, il conteggio ufficiale dei seggi della Camera assegnati con il metodo proporzionale ha permesso di assegnare 607 seggi sui 630 disponibili (la maggioranza è di 316 voti). Tra i partiti la quota più consistente va ovviamente al Movimento 5 Stelle, primo grazie al 32,7 per cento delle preferenze che valgono 133 deputati. Sommandoli agli 88 conquistati con il meccanismo uninominale, la pattuglia grillina a Montecitorio raggiunge quota 221. A seguire, c’è la squadra del Pd, che in base al 18,7 per cento dei voti raccoglie 86 seggi del proporzionale. Tra i “ripescati” ci sono anche i ministri Minniti e Franceschini e il presidente del partito Matteo Orfini sconfitti nelle sfide dei collegi uninominali. Nella coalizione di centrosinistra anche due seggi per Svp, nessuno invece dalla ripartizione proporzionale per +Europa, Civica popolare e Insieme. Il conteggio totale del centrosinistra, che ha portato a casa anche 24 collegi uninominali, si ferma a quota 112 deputati.

Nel centrodestra il 17,4 per cento della Lega vale 73 posti, alcuni dei quali anche al Sud: uno in Calabria, uno in Basilicata, due ciascuno in Campania, Puglia e Sicilia. Forza italia, con il 14 si aggiudica 59 seggi, mentre 19 vanno a Fdi (4,3 per cento). Sommandoli ai 109 seggi conquistati nell’uninominale, il centrodestra conta 260 deputati.

Gli ultimi 14 seggi finora assegnati col porporzionale finiscono invece a Leu, che non ha vittorie nell’uninominale ma recupera in questo modo tra gli altri Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani, battuti nelle sfide secche dei collegi. Tra gli altri eletti nei listini, anche i ministri Orlando e Martina – che non erano stati schierati nell’uninominale – oltre a Lucia Annibali, Fratoianni, Crosetto, Paita, Giorgetti, Pollastrini, Valentini, Gelmini, Fiano, Manlio Di Stefano, Brambilla, Alfredo Bazoli, Guerini, Bitonci, Zan, Fedriga, Rosato, Serracchiani, Pini, Giulia Sarti, Sgarbi, Fassino, Paola De Micheli, Rizzo Nervo, Cantone, Biancofiore, Bergamini, Bonafede, Speranza, Borghi, Baldelli, Morani, Saltamartini, Polverini, Giacomoni, Calabria, Rampelli, Ruocco, Baroni, Daga, Angelucci, Anzaldi, Fassina, Campana, Rotondi, Pezzopane, Sibilia, Del Basso De Caro, Cirielli, Carfagna, Migliore, Paolo Siani, Elio Vito, Francesco Boccia, Enza Bruno Bossio, Santelli, Stumpo, Daniela Cardinale, Prestigiacomo, Epifani, Giulia Grillo.

Non è invece stata eletta alla Camera Nunzia De Girolamo. La deputata azzurra era candidata capolista in Emilia Romagna. L’ex ministro dell’Agricoltura nel governo di Enrico Letta era stata protagonista di non poche polemiche al momento della formazione delle liste. De Girolamo nella lunga notte per la compilazione delle liste era sparita come candidata all’uninominale della sua Benevento ed era stata candidata in extremis in Emilia Romagna.

Per il Senato, invece, il Viminale non ha ancora chiuso i lavori, mancano i risultati di una manciata di sezioni, ma intanto tutti i seggi sono stati assegnati.

Partiamo dal dato generale: a Palazzo Madama, dove l’assemblea è composta da 321 membri (315 gli eletti e sei senatori a vita), il numero “magico” per conquistare la maggioranza è di 161. Con le elezioni del 4 marzo, sommando il dato dell’uninominale e del proporzionale, il centrodestra ha conquistato 135 seggi, il M5s 112 e il centrosinistra 57. Nel dettaglio (guardando per la ripartizione dei seggi al solo proporzionale): il Movimento 5 Stelle anche al Senato si conferma primo partito e con il 32,2 per cento si è aggiudicato 68 seggi, segue il Pd con il 19,1 per cento e 43 seggi, la Lega con il 17,6 per cento e 37 seggi, Forza Italia 14,4 per cento e 33 seggi, Fratelli d’Italia 4,3 per cento e 7 seggi, Liberi e uguali 3,3 per cento e 4 seggi. Infine zero seggi per +Europa, 2,4 per cento, Noi con l’Italia, 1,2 per cento e Potere al popolo!, 1 per cento. Nessuno ha raggiunto la maggioranza nei due rami del Parlamento.

Non ce l’ha fatta ad essere eletto al Senato il presidente della Lazio Claudio Lotito che si era presentato con Forza Italia nella lista del plurinominale al collegio Campania1.

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