Charles Ponzi, l’italiano più famoso in America

Charles Ponzi, l’italiano più famoso in America

 

Noi Italiani nel mondo siamo famosi per tanti motivi. Pizza, Colosseo, spaghetti, mandolino, pizza, Torre di Pisa, Venezia, polpette, pizza, Roma, mare, ah e dimenticavo la pizza. Ma se vi dicessi che negli States a tenere alto il tricolore è il ricordo di uno dei più grandi truffatori della storia americana?

 

La storia di Carlo Ponzi esprime perfettamente il sogno americano che albergava nella testa degli italiani del primo novecento, salpare dall’Italia con pochi spiccioli e divenire il proprietario di un grattacielo a Boston. Perché, in fondo, per avere successo in America, il paese delle pari opportunità , basta un’idea vincente. E poco importa se l’idea non riguarda un prodotto innovativo o un nuovo servizio, l’importante è trovare il modo di fare soldi.
Carlo, originario di Lugo in provincia di Ravenna, nel 1903 all’età di 22 anni decide di dare la svolta definitiva alla propria vita. Con solo 2 dollari in tasca approda negli U.S.A. Qualche “lavoretto” occasionale e dopo 4 anni arriva la prima chiamata del successo. Una banca Italo-Canadese, il banco Zarossi, che gestiva i risparmi dei tanti immigrati del bel paese, gli offre un posto da consulente. La banca per accogliere più clienti possibili promette un tasso d’interesse del 6%. Ponzi impiega poco tempo per capire il segreto del successo del banco Zarossi e dei suoi fantastici tassi. Venivano usati i nuovi depositi per pagare gli alti interessi dei vecchi clienti. Un sistema fraudolento e destinato ad un fragoroso crack. Solo dopo qualche mese Carlo si trova dietro le sbarre in una prigione del Quebec per colpa del fallimento dell’istituto.
Come inizio per la nuova vita oltre oceano si poteva aspirare a qualcosa di meglio. Ma la lezione appresa in Canada serve a Ponzi per capire che a raggirare persone promettendo ricchezze non ci vuole poi così tanto. E’ il 1913 e Carlo, che nel frattempo cambia il nome in Charles per sentirsi più americano, una volta uscito dalla prigione si trasferisce a Boston. Qui decide di tirare su qualche dollaro scrivendo un vademecum per aziende contenente i recapiti di attività commerciali di diversi settori merceologici, in modo da facilitare la vita a chi è alla ricerca di servizi. Aveva inventato una sorta di antenato delle pagine gialle. L’idea però non attrae tanti clienti. Tra i pochi interessati c’è un’azienda spagnola che chiede ulteriori informazioni in merito, inviando una lettera a Ponzi insieme ad un buono di risposta internazionale. Charles, una volta capita la funzione di quel buono, intuisce che potrebbe diventare un ottimo modo per fare soldi.
Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è un buono di risposta internazionale? In parole semplici è un buono che viene sostituito con un francobollo. Facciamo un esempio. Se ai tempi di Ponzi mandavamo un foglio da compilare ad un nostro fratello negli Stati Uniti e non volevamo fargli pagare l’affrancatura per il re-invio del foglio compilato, avremmo dovuto usare il buono di risposta internazionale. Il nostro fratello avrebbe cambiato il buono di risposta con un francobollo e una volta affrancato sulla lettera ce la avrebbe rispedita. Tutto questo serviva perché ogni paese aveva una propria emissione di francobolli.
Charles Ponzi capisce che il sistema ha una falla. In Italia, dove nel dopo guerra l’inflazione aveva abbassato il costo dell’affrancatura, acquistare un buono di risposta internazionale costava molto poco. Quindi acquistandoli in Italia e poi cambiandoli negli Stai Uniti in francobolli si generava un profitto. Ve la spiego in maniera più semplice. Ponzi comprava 100 buoni in Italia pagandoli 10 centesimi di dollaro l’uno, una volta negli U.S.A. ogni buono veniva cambiato con un francobollo dal valore di 20 centesimi. Ed ecco cosi un guadagno veloce e pulito. L’unico scoglio per l’italiano è il trovare grandi fondi per far partire la sua “Securities Exchange Company”. Decide di ingaggiare diversi agenti di vendita di Boston promettendogli alte provvigioni. Ma non sono le uniche promesse. Ai suoi investitori promette un tasso di rendimento superiore al 50% in soli 90 giorni. Difficile per chi aveva migliaia di dollari da investire non cadere in tentazione. In pochi mesi la compagnia di Ponzi arriva ad avere diversi milioni di dollari di deposito, il che lo rende il maggior azionista della Hanover Trust Bank, divenendone il proprietario. Gli abitanti di Boston arrivano ad ipotecare case ed attività per investire nella Securities Exchange Company. Il sistema di Ponzi per Loro funziona!.
E’ vero, agli occhi degli investitori la compagnia dell’italiano funziona, ma sarebbe bastato analizzare la quantità di francobolli comprati dall’azienda, per scoprire che gli acquisti non permettevano la produzione di tassi di guadagno come quelli che Ponzi stava promettendo ed effettivamente offriva ai suoi clienti. Quindi come faceva Charles a pagare i guadagni degli investitori? Semplice, ve lo ricordate il metodo del Banco Zarossi? Utilizzava gli investimenti dei nuovi clienti per pagare i ricavi dei vecchi investitori. Per un tale sistema bastava una piccola diminuzione dei fondi provenienti dai nuovi clienti per inceppare il tutto e portare al crack finanziario la compagnia.
La fiducia in Ponzi da parte degli investitori termina nell’Agosto 1920. Una serie di articoli del Boston Post rivelano che la compagnia di Charles per ripagare gli alti tassi di rendimento promessi dovrebbe comprare e cambiare 160.000.000 buoni di risposta internazionale, ma secondo le indagini nel mercato postale americano ce ne sono in circolo soltanto 27.000. Si scatena una corsa degli investitori a togliere i propri dollari dalla “Securities Exchange Company”e naturalmente questo fa collassare il progetto di Ponzi. In una situazione del genere l’unica soluzione per Charles sarebbe quella di fuggire dagli Stati Uniti con il “bottino”, ma lui crede ancora di riuscire a risollevare la situazione. Così non è. Il 1° Novembre 1920 Ponzi viene dichiarato colpevole di frode postale e la Securities Exchange Company fallisce. La compagnia lascia un buco di più di 15 milioni di dollari (150 milioni di dollari al valore di oggi).
Dopo diversi anni passati in galera Ponzi torna in Italia dove, con l’aiuto del cugino Attilio Biseo il pilota d’aereo ufficiale di Benito Mussolini, viene inserito nell’organico della L.A.T.I. (compagnia aerea di linea Italiana) e successivamente trasferito in Brasile. Morirà il 18 Gennaio 1949 dopo esser stato licenziato dalla compagnia aerea e aver vissuto gli ultimi anni in stato di povertà.

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