Tarquinia – Intercettazioni abusive nell’ufficio del sindaco, ci sarebbe anche un mandante

Tra pochi giorni saranno ratificate le dimissioni di Mencarini ma, a questo punto, è inevitabile l’intervento della Procura della Repubblica di Civitavecchia

TARQUINIA – Le dimissioni del primo cittadino Pietro Mencarini sono solo la punta dell’iceberg di liti politiche, guerriglie tra schieramenti della maggioranza e attività di vero e proprio spionaggio.

Ormai la notizia che qualcuno stesse spiando il sindaco e che quest’ultimo se ne sia accorto è stata assodata. Nessuno ha smentito la vicenda o precisato la stessa. Già perché della cosa se n’è parlato, a quanto dicono, in una riunione di maggioranza e tutti sarebbero stati messi al corrente dello spiacevole episodio.

I fatti narrati sarebbero più o meno i seguenti. Il sindaco stava ricevendo delle persone nella sua stando quando si sarebbe insospettito per la luce blue di un telefono lasciato vicino la sua scrivania a caricare.

Il telefono, controllato, non era solo sotto carica ma aveva attivato il sistema di registrazione ambientale.

Il sindaco ha poi fatto mente locale e si è ricordato della presenza di questo telefono sotto carica ogni volta che aveva degli incontri “importanti”.

La situazione è degenerata ed è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo da mesi.

Chi fosse il proprietario del telefono sembra sia stato appurato e, il sindaco, pare non abbia al momento intenzione di sporgere formale denuncia anche se, ci sono i presupposti, affinché la magistratura possa agire d’ufficio.

Lasciare una microspia o un registratore in una stanza e andarsene, per registrare una conversazione o qualsiasi altra cosa dirà chi si trova in quell’ambiente, è reato.

Microspietelecamere nascoste registratori audio: non ne è vietato l’acquisto (anche su internet è possibile trovarne diversi modelli),  quello che la legge non consente è di nascondere la microspia in un ambiente (una stanza, un’auto altrui, il luogo di lavoro) e andarsene, in modo da registrare la conversazione di quanti si trovano in quell’ambiente.

Chi l’ha fatto rischia da 6 mesi a 4 anni di carcere. Non solo. Adesso sembra esserci l’aggravante del mandante. Cioè chi ha posizionato il telefono a registrare uscendo dalla stanza del sindaco, avrebbe inviato i file della registrazione (portandolo a conoscenza quindi dei suoi contenuti) sembrerebbe ad un noto personaggio viterbese. 

Appare evidente, a questo punto, che nel prossimo consiglio comunale di giovedì, venga fatta luce su questo gravissimo episodio e fatto il nome o i nomi di chi ha messo in piedi questo complotto per un non meglio precisato scopo.

Parlare delle sole dimissioni del sindaco sarebbe a questo punto davvero riduttivo e inutile. 

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