Porto di Civitavecchia – Nel “labirinto” di Enel la prossima fine di Minosse

CIVITAVECCHIA – La vicenda dello scarico del carbone sta per giungere al suo epilogo. Dal tavolo della Regione è uscito un accordo che tutelerà solo i lavoratori e non il management di Minosse che dovrà gareggiare nel prossimo appalto con altre ditte locali e con una del sud che hanno presentato domanda per accedere al bando.

Enel, nel tavolo regionale, ha garantito le tutele ai lavoratori impegnati in questo lavoro ma non ci sarà spazio per un solo soggetto che da  oltre quindici anni monopolizza questa attività a prezzi che Enel ha definito “fuori mercato”. La gara va fatta e più soggetti sono pronti a contendersela. In particolare una società di servizi che da tempo opera all’interno del porto che si sta aggiudicando, pian piano, importanti appalti a discapito delle società locali.

Nel frattempo, il presidente di Minosse Spa, Gino Capponi ha inviato una nota sull’esito di questo incontro:

“Quanto accaduto all’esito del tavolo condotto da Enel sulla sorte dei lavoratori portuali di Civitavecchia, conferma che siamo di fronte ad una situazione di una gravità inaudita, che pagheranno innanzitutto i lavoratori.

Enel ha dapprima dichiarato di non riconoscere la legge sui porti e, di fatto, sta dimostrando di volersi impadronire della gestione del molo Vespucci che ormai ritiene di essere di sua proprietà.
L’autorità portuale, che ringrazio per la collaborazione al fianco di Minosse per la tutela dei lavoratori e il rispetto della legge che disciplina l’attività portuale, è stata molto chiara sulla questione e lo ha esplicitato con una lettera ben precisa che richiamava al rispetto delle normative vigenti. Purtroppo, dopo la missiva, Enel continua a raggirare ciò che la legge 84/94 prevede. Noi siamo al fianco dell’Autorità Portuale e difenderemo la nostra posizione in tutte le sedi, nel rispetto innanzitutto dei 300 lavoratori e delle loro famiglie.

Enel infatti ha fatto credere ai lavoratori che dopo l’azzeramento di Minosse avrebbe tutelato i posti di lavoro con la cosiddetta “clausola sociale”, intesa come impegno al riassorbimento delle forze lavoro nella nuova realtà dopo che Minosse sarà stata abbattuta. Il fatto, però, è che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il diritto vigente – non certo i lavoratori afflitti e condizionati da gravi preoccupazioni per il loro futuro e il futuro delle loro famiglie- sa che non è possibile decidere il trasferimento delle maestranze e del know how appartenenti ad una società ad altra società senza l’assenso da parte del soggetto che dispone delle forze lavorative in questione.

È evidente che ciò è impossibile, sia perché Minosse non consente un simile scempio e sia perché, in diritto, è vietata ogni forma di concorrenza sleale e di interposizione nella gestione della manodopera. Minosse farà di tutto per tutelare i lavoratori e la propria attività che si è sempre svolta nel rispetto delle leggi. 

Chiediamo dunque al Governo di intervenire immediatamente e con urgenza affinché venga messa la parola fine a questo scempio”. 

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