Carcere di Viterbo, niente tv di notte al 41bis per Salvatore Madonia nonostante l’ok del giudice

VITERBO – Il magistrato di sorveglianza ordina di disapplicare una misura inutilmente afflittiva al 41 bis, ma la direzione del carcere di Viterbo non esegue. A denunciare l’accaduto è l’avvocata Francesco Vianello, riferendosi al reclamo vinto dal suo assistito, Salvatore Madonia – figlio dello storico boss di Cosa Nostra Francesco Madonia -, che si trova in carcere dal 1991 e condannato al 41 bis dal 10 luglio del 1992. «Abbiamo vinto un reclamo dinanzi il Tribunale di sorveglianza di Roma – spiega l’avvocata Vianello a Il Dubbio – che ha ordinato di disapplicare la circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nella parte in cui dispone lo spegnimento della tv dalle 24 alle 07 ma, nonostante questo, non stanno eseguendo l’ordinanza e hanno detto al detenuto di fare richiesta di ottemperanza».

Non di rado accade, in generale nelle carceri, che se c’è una decisione di segno negativo, quella viene eseguita immediatamente, al contrario, quando raramente i reclami vengono accolti, arrivano delle resistenze. A Viterbo, così è accaduto. Questi i fatti. Tutto nasce lo scorso febbraio con le olimpiadi invernali che, per il fuso orario, in Italia andavano in diretta di notte. Madonia quindi ha fatto un’istanza al magistrato di sorveglianza Viter- bo per chiedere di fare un’eccezione, per quel periodo, e di poter accendere la tv oltre gli orari stabiliti dalla circolare del Dap. La richiesta viene rigettata la richiesta e Madonia decide di fare un ulteriore reclamo, questa volta chiedendo, in generale, e quindi in qualsiasi occasione, di dover disapplicare la circolare che ordina lo spegnimento della tv a mezzanotte.

La ragione del divieto del Dap è quello di non disturbare il riposo degli altri detenuti. Quindi non è un motivo di sicurezza, quello previsto dalla ratio del 41 bis, visto che i canali sono già limitati e i telecomandi sono piombati. A sorpresa, il magistrato di sorveglianza Vittoria Stefanelli, questa volta di Roma, accoglie il reclamo.

La motivazione è degna di nota. Osserva che il magistrato di Viterbo aveva rigettato l’istanza ritendendo che la circolare non limitava l’esercizio del diritto all’informazione, data la possibilità al detenuto di poter vedere le repliche e di ricevere aggiornamenti relativi agli eventi sportivi attraverso i principali canali televisivi nel corso della giornata. A quel punto, rammenta, che Madonia ha proposto il tempestivo reclamo per far valere il diritto all’informazione, costituzionalmente tutelato, che si as- sume leso dalla regola penitenziaria denunciata.

Il magistrato di Roma, nell’ordinanza, osserva che il diritto all’informazione è tutelato dall’articolo 21 ( il diritto di informare e il diritto di informarsi) e articolo 2 ( inviolabilità del diritto della personalità) della Costituzione. “Ciò detto – scrive il magistrato Stefanelli nell’ordinanza -, appare indubbio che sussiste il diritto del detenuto ad informarsi attraverso la visione, anche in orario notturno, di programmi televisivi, non solo sportivi, ma anche di intrattenimento ovvero a contenuto politico, che spesso, come è noto, vanno in seconda serata”. Il magistrato ricorda che il 41 bis, oltre a prevedere in dettaglio la sospensione di talune regole trattamentali, consente all’amministrazione l’adozione di misure di elevata sicurezza interna ed esterna atte ad impedire i contatti con organizzazioni criminali. “Pertanto – sottolinea sempre il magistrato -, se la ratio del carcere duro, comportante la limitazione di diritti soggettivi, è quella appena indicata, deve chiedersi se il divieto di cui si lamenta Madonia – che incide sul suo diritto all’informazione – sia funzionale a detta ratio”.

Il magistrato prende atto che tale divieto non risponde all’esigenza di evitare contatti con organizzazioni criminale. In sostanza, si tratta di una misura inutilmente afflittiva. “Inoltre – aggiunge il magistrato del tribunale di sorveglianza di Roma -, i detenuti ristretti in regime differenziato sono allocati in camera detentiva singola, con porta blindata chiusa per tutto l’arco della notte, che inibisce la diffusione della luce prodotta dallo schermo della televisione e attutisce notevolmente il volume audio, che, tra l’altro, potrebbe essere tecnicamente contenuto”.

Dunque, il magistrato di sorveglianza respinge anche la giustificazione del divieto, “d’altra parte – scrive -, non è dettata alcuna limitazione oraria in ordine d’ascolto della radio, che, teoricamente, potrebbe costituire elemento di disturbo al pari dell’ascolto della tv”. In conclusione la dottoressa Vittoria Stefanelli ordina la disapplicazione della circolare del Dap che limita temporalmente la visione della tv.

Ma, come denunciato dall’avvocata Francesca Vianello, il carcere di Viterbo continua ad applicare il divieto. Come mai non viene rispettata l’ordinanza di un magistrato che dovrebbe essere eseguita all’istante?

Damiano Aliprandi

da il dubbio

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