Suicidio Vecchione, nelle mani del Pm Franco Pacifici la ricerca della verità

 

Oltre Viterbo al lavoro le Procure di Roma e Frosinone. Il ricercatore ha denunciato ai finanzieri locali (maresciallo Messina) la vicenda legata all’Università della Tuscia dove l’uomo aveva lavorato

 

VITERBO – Resta ancora alta, dal punto di vista giudiziario, l’attenzione sulla triste storia dell’ingegner Luigi Vecchione, trovato morto suicida nell’abitazione dei suoi genitori vicino Alatri, una settimana fa.

Prima di compiere il folle gesto, e cioè spararsi con una rudimentale pistola da lui realizzata, il quarantatreenne si era rivolto alla Squadra Mobile di Frosinone alla quale aveva raccontato la sua vicenda.

Aveva denunciato e segnalato, ancora una volta, gli illeciti commessi presso La Sapienza di Roma, nonché nell’ambito di progetti dell’Università della Tuscia di Viterbo.

Le sue vicissitudini e dolori professionali iniziano però molto prima; è infatti il 4 ottobre del 2016, quando l’uomo denuncia tutto all‘Anac (autorità anticorruzione), manifestando presunte irregolarità presso le due Università.

“Oggetto – si legge nel documento -: Segnalazione di illeciti commessi nell’espletamento di procedure concorsuali presso l’università La Sapienza di Roma, nonché nell’ambito di progetti dell’Università della Tuscia di Viterbo”.

L’Anac decise di esaminare tutta la documentazione fornita, relativa, oltre al concorso de “La Sapienza”, (a cui Vecchione aveva partecipato), anche all’Università della Tuscia (dove Vecchione aveva collaborato), per progetti finanziati con fondi pubblici ed europei che, secondo lui, non sarebbero mai stati realizzati.

L’organismo a seguito di attenta valutazione aveva inviato gli incartamenti alle Procure di Roma e Viterbo visti i risvolti penali oggettivamente riscontrati.

L’ingegnere non si dava pace e credendo che non fosse partita nessuna indagine, mercoledì scorso, ha deciso di farla finita con un’arma costruita da lui, non prima di aver parlato un’ultima volta con la Squadra Mobile di Frosinone.

Anche a Viterbo aveva cercato giustizia e, come ci ha confermato il suo legale, aveva parlato con gli uomini della Guardia di Finanza in particolare con il maresciallo Messina.

Ora, dopo il sequestro di alcuni documenti nella casa dell’uomo, la Procura di Frosinone ha aperto un apposito fascicolo per istigazione al suicidio e inviato tutto ai colleghi delle procure di Roma e Viterbo, competenti delle inchieste.

Vecchione era stato sentito dalla Guardia di Finanza di Viterbo – ci dice l’avvocato Testa – proprio in merito alla denuncia sporta contro l’Università della Tuscia”.

Le indagini, quelle in cui Vecchione non sperava più, in realtà erano già avviate e il fascicolo affidato al sostituto procuratore Franco Pacifici.

Ora sono tre le Procure coinvolte nella ricerca della verità, una verità soprattutto morale, oltre alle redazioni di importanti trasmissioni televisive che stanno lavorando alla caccia di prove per ricostruire cosa c’è dietro le carte e i files audio che il giovane suicida ha lasciato a testimonianza della suo dramma.

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