Appalto Cup-Regione Lazio, la guerra dei dipendenti viterbesi sfruttati

 Barillari (M5S)  “Una gara da 70 milioni di euro con grossi interessi dietro”

Sono oltre 2.500 lavoratori, di cui 150 di Viterbo e provincia (per l’80% donne e categorie disagiate), sono i dipendenti di Cup, Recup e uffici amministrativi delle Aziende Ospedaliere e sanitarie della Regione Lazio, costretti a firmare contratti che li demansionano, che decurtano le ore lavorative e tagliano di oltre 200 euro la già misera retribuzione mensile.
Le due nuove aziende che hanno vinto la gara d’appalto SDS e GPI hanno proposto loro, o la firma di contratti “da fame”, o la perdita del posto di lavoro.“Il centralino risponde a tutti i presidi ospedalieri della provincia,- afferma un’impiegata del Cup – con lavoro h 24, oltre a questo abbiamo tutte le reperibilità. Per esempio se salta l’ allarme antincendio delle farmacie o vanno in blocco i frigoriferi con i medicinali, dobbiamo prontamente intervenire. Quello che ci hanno proposto è un contratto “multiservizi” di terzo livello, mentre oggi noi siamo al quarto livello, passeremmo da 7 euro a 5 euro all’ora. E tutto questo è stato imposto dalla Regione all’interno della gara d’appalto. Un bel regalino da parte del Presidente Zingaretti. Tra l’altro la legge regionale n16 del 18 settembre 2007 prevede l’obbligo per Regione e società controllate di salvaguardare livelli occupazionali, salariali e diritti acquisiti dai lavoratori e in caso contrario la risoluzione del contratto”.
Il consigliere regionale Barillari (M5s) e il suo gruppo consiliare hanno provveduto a sporgere denuncia presso la Corte dei Conti, l’Anac e l’Ispettorato del lavoro mettendo in guardia i lavoratori a non firmare nessun contratto.
Incontri e tavoli tecnici in Regione, che non hanno prodotto nessun risultato, addirittura in Commissione Sanità e Lavoro di fronte ai sindacati riuniti e alcuni lavoratori l’assessore regionale al Lavoro, Di Berardino, incalzato sulla sospensione del cambio d’appalto ha dichiarato di “avvalersi della facoltà di non rispondere”
“E’ stata una commissione durata quasi 5 ore. – A parlare è Davide Barillari da Radio Cusano Campus- E’ stata una vera e propria guerra tra i sindacati uniti per la prima volta su questa questione, i lavoratori e un assessore che era nervosissimo, non sapeva cosa dire e addirittura si è avvalso della facoltà di non rispondere. Alle domande di un consigliere regionale, al termine di una Commissione ufficiale, non ha risposto. Questo è un precedente, non c’è mai stato un caso del genere.
La situazione è talmente grave che abbiamo contattato l’agenzia nazionale anticorruzione, abbiamo fatto un esposto, è partita un’istruttoria, abbiamo scritto alla Corte dei Conti per un danno molto forte perché la Regione ha stanziato dei soldi post gara per noi in modo irregolare, abbiamo fatto intervenire l’ispettorato del lavoro quindi il Ministero. Stiamo mettendo in campo tutte azioni per affrontare questa vicenda e risolverla. Siamo di fronte a violazioni così evidenti che non c’è nessuna spiegazione possibile”.
Sull’appalto e il ruolo della Regione presieduta da Zingaretti
“Questo non è un semplice appalto, parliamo di una cifra molto grande, 60-80 milioni di euro ed è un neo sistema di potere. Dietro questo ci sono tante persone che stanno mentendo, c’è un sistema grosso di interessi che riguarda le società che hanno vinto l’appalto e la regione Lazio con i suoi dirigenti e con quello che avviene nella politica, pensiamo alla corsa di Zingaretti al Pd e questo appalto è molto prelibato per garantire equilibri di potere che attualmente potrebbero saltare se andiamo a fondo con l’anticorruzione e la Corte dei Conti.
All’ Anac abbiamo anche segnalato la Commissione giudicatrice che ha valutato le società che hanno partecipato all’appalto. Per noi ci sono elementi che hanno favorito una società rispetto a un’altra. Parliamo delle due società che hanno vinto la gara secondo noi in modo creativo perché hanno giocato al massimo ribasso e dopo aver vinto la gara la regione gli ha dato un finanziamento in modo irregolare”.
Le minacce
“Ho ricevuto delle minacce da parte di Andrea Tardiola, segretario generale della Regione Lazio, dalla Centrale Acquisti della Regione Lazio. Ho chiesto un incontro per avere chiarimenti, dati e documenti per dimostrare chi ha ragione la risposta è stata: “Non ti permettere di effettuare queste attività perché vai oltre quello che è il tuo ruolo di consigliere regionale”. Quest’arroganza del potere mi fa capire quanto siamo vicini alla verità. Spero che per questa storia salti Nicola Zingaretti, quello che sta succedendo è la prova che la Regione è corrotta, ed è marcia perché quello che sto vedendo ha tanti nomi e cognomi, che ho denunciato in Aula”.

 La battaglia per i 2.500 lavoratori proseguirà domani con uno sciopero sotto le finestre del Ministero del Lavoro.

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