Viterbo – Domani onore ai caduti in guerra (con la fontana in loro memoria vuota e sudicia)

VITERBO – A piazza del Sacrario o dei Caduti c’è la grande fontana dedicata ai paracadutisti d’Italia ed inaugurata 53 anni fa in memoria dei caduti della battaglia di El Alamein. Già la settimana scorsa, durante la commemorazione annuale, la fontana vuota e sporca ha suscitato profonda indignazione per i presenti accorsi alla commemorazione e deposizione della corona di alloro alla memoria dei parà.

La città di Viterbo è nota per le fontane storiche, antiche e bellissime. Grande e capace di suscitare emozioni forti, è la fontana dedicata al paracadutista d’Italia. Inaugurata nel 1966, è stata ideata da Paolo Caccia Dominioni, militare, scrittore, ingegnere e disegnatore. Un personaggio illustre tanto che, nel 2002 in occasione del 60º anniversario della battaglia di El Alamein, il Presidente della Repubblica ha concesso al tenente colonnello Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito “alla memoria”. Tante le sue opere presenti in ogni angolo d’Italia.

Alla realizzazione della fontana al paracadutista d’Italia a Viterbo, che si rivela una vera e propria opera d’arte, lavorò anche lo scultore Vittorio di Colbertaldo.

Per gli uomini di memoria corta e ai politicanti viterbesi, pubblichiamo una nota che dovrebbero leggere, leggere e rileggere:

Nel marzo 1938 si costituisce, in Libia, il Battaglione “Fanti dell’aria” (Libici) che si trasforma in reggimento nel maggio dello stesso anno.

Il 15 ottobre 1939, in Italia, sorge la Scuola di Paracadutismo, presso l’aeroporto di Tarquinia.

In questa Scuola, nel 1940, vengono addestrati al lancio ed alle forme di combattimento i primi reparti paracadutisti nazionali, che danno vita, il 10 luglio 1940, al 1° btg. Carabinieri paracadutisti.

Stefano Caporossi con Raffaele Ascenzi

Nel settembre 1941 viene costituita la Divisione paracadutisti, che assume, all’atto dell’arrivo in Africa Settentrionale, nel luglio 1942, il nome di “Folgore”.

1 luglio 1940 – Per espresso volere del Gen. Riccardo Moizo, Comandante Generale dei Carabinieri Reali, 22 ufficiali, 50 sottufficiali e 320 appuntati e carabinieri, provenienti da vari reparti dell’Arma, tutti volontari, vengono concentrati nella caserma “Podgora” (sede della Scuola Ufficiali Carabinieri) in Roma per la costituzione del battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti.

12 luglio 1940 – Lo Stato Maggiore del Regio Esercito formalizza l’avvenuta costituzione del reparto, attribuendogli la denominazione di 1° battaglione Paracadutisti e ne dispone l’aggregazione alla Scuola Paracadutisti di Tarquinia per l’addestramento lancistico. Il battaglione, al comando del maggiore Bruto Bixio Bersanetti, è articolato su 3 compagnie comandate rispettivamente dai tenenti Salvatore Palermo, Giuseppe Casini e Osmano Bonapace.

24 agosto 1940 – Nella prova considerata più ardua, il salto dalla “torre” (alta 65 metri, con un trampolino di superficie ridottissima e senza ringhiera), si registra la prima dolorosa perdita del battaglione: il carabiniere della I^ Compagnia Alice Verrico.

27 novembre 1940 – Durante i primi lanci di brevetto perde la vita il maresciallo capo Gennaro Ventura, precipitato in “candela” per la mancata apertura del paracadute: in quegli anni non era ancora previsto l’uso del paracadute ausiliario. Malgrado l’incidente il morale dei carabinieri rimane alto.

31 marzo 1941 – Nasce il 1° reggimento Paracadutisti per inquadrare le prime unità della specialità. Il primo dei 3 battaglioni che lo compongono è quello dell’Arma. Nello stesso periodo, il comando del 1° battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti passa al Maggiore Edoardo Alessi e contemporaneamente, accolto con entusiasmo, giunge l’ordine di partenza per l’Africa Settentrionale.

8 giugno 1941 – Solo per il 1° battaglione CC. RR. paracadutisti giunge improvviso l’ordine di partenza per l’Africa Settentrionale. I carabinieri accolgono la notizia con entusiasmo anche se questa inaspettata decisione dei Comandi Superiori, secondo alcune testimonianze, sarebbe stata presa per punire qualche atteggiamento poco ortodosso ed irrispettoso nei confronti del regime. Alcuni episodi infatti avrebbero indotto l’O.V.R.A., la polizia politica fascista, a sospettare che nel battaglione vi fossero diffusi sentimenti antifascisti: in particolare le voci di malcontento raccolte all’indomani della destituzione del Capo di S.M.R.E., Generale Pietro Badoglio, e per ultimo un’imitazione ben riuscita di un discorso del Duce da parte di un sottotenente dei carabinieri paracadutisti, tale Ragnini, che, al termine della cena del 5 giugno precedente in occasione della festa dell’Arma, aveva suscitato l’ilarità di tutti i commensali, gli ufficiali del
reparto ed altri invitati, compreso lo stesso comandante della Scuola di Tarquinia, Colonnello pilota Giuseppe Bandoia de Gillelte.

18 luglio 1941 – Mentre una “compagnia Carabinieri complementati” resta presso la scuola di Tarquinia per ripianare le prevedibili perdite che il reparto potrebbe subire in combattimento, il battaglione sbarca nel porto di Tripoli dalle motonavi Nettunia, Oceania e Marco Polo. L’unità è costituita da un Reparto Comando agli ordini del tenente Max Ambrosi e 3 compagnie al comando dei tenenti Gennaro Piccinni Leopardi, Giuseppe Casini, Osmano Bonapace, per un totale di 26 ufficiali, 51 sottufficiali, 322 appuntati e carabinieri.

15 agosto 1941 – Il battaglione si sposta con una marcia di circa 30 chilometri nel deserto da Zavia a Suani Ben Aden. Il reparto ha il compito di prevenire e respingere gli attacchi dei “commandos” britannici. Durante un’incursione aerea contro l’aeroporto italiano di Castel Benito rimane ferito il primo carabiniere paracadutista: Antonio Bau.

8 novembre 1941 – Il 1° battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti viene posto alle dipendenze del Corpo d’Armata di Manovra (C.A.M.) e riceve l’ordine di trasferirsi nel Gebel Cirenaico, dove assolve numerosi compiti tra cui il presidio di Lamluda, Derna e Cirene, sede del Comando Superiore Forze Armate A.S., e la sorvegliana anticommandos di un tratto di costa cirenaica. In questo periodo il battaglione sostiene alcuni  scontri con il nemico tra cui, di particolare rilievo, un combattimento svoltosi il 19 novembre nei pressi di Cirene terminando con la cattura di un ufficiale, un sottufficiale, 10 militari inglesi e 42 guerriglieri libici.

14 dicembre 1941 – Su ordine personale del Generale Rommel, comandante del Panzergruppe “Afrika”, al maggiore Edoardo Alessi, il reparto raggiunge il bivio di Eluet el Asel con il compito di arrestare l’avanzata delle unità britanniche che, sfruttando le piste provenienti dall’interno, intendono tagliare la strada alle Divisioni italiane in ritirata lungo la via Balbia.

19 dicembre 1941 – Inizia la battaglia di Eluet el Asel nella quale il battaglione, rinforzato con una sezione di cannoni 47/32 servita da bersaglieri ed un plotone di genieri, dopo aver respinto per un’intera giornata i ripetuti assalti di una brigata meccanizzata inglese, assolto il proprio compito e ricevuto l’ordine di ripiegare, ormai circondato, si apre la strada verso le linee amiche combattendo e cercando di forzare diversi sbarramenti inglesi. Gli stessi nemici affermano, in una trasmissione del 28 dicembre di Radio Londra che “i carabinieri paracadutisti si sono battuti come leoni e che mai i reparti britannici avevano incontrato una così accanita resistenza!”. Un episodio riferito alla battaglia narra che il maggiore Alessi, in piedi sopra la trincea, mentre incita i suoi uomini a rispondere al fuoco degli Inglesi, invitato dal tenente Casini a mettersi al riparo, risponde spavaldamente: “Un ufficiale dei Carabinieri Reali Paracadutisti non si inchina mai di fronte al nemico!”.

20 dicembre 1941 – Al termine della battaglia un plotone agli ordini del tenente Enrico Mollo, rimasto isolato ed appiedato, decide di non arrendersi ma, raccolti altri militari sbandati presenti in zona, opera clandestinamente dietro le linee nemiche per circa 60 giorni, proteggendo i coloni italiani del villaggio Luigi di Savoia dai predoni arabi, svolgendo – nonostante le rabbiose reazioni inglesi – attività di sabotaggio contro obiettivi militari e, successivamente, nel febbraio del 1942, facilitando la riconquista del territorio da parte delle Forze Armate italo-tedesche.

20 dicembre 1941 – Al termine del ripiegamento raggiungono Agedabia, oltre al comandante, solo 9 ufficiali, 4 sottufficiali e 30 carabinieri che vengono poi trasferiti a Sirte. Il prezzo pagato dal battaglione è molto elevato: 31 caduti, 37 feriti e 251 dispersi. A riconoscimento dei numerosi atti di valore compiuti verranno concesse negli anni seguenti: 4 Medaglie d’Argento al V.M. alla Memoria, 6 Medaglie di Bronzo al V.M. di cui una alla Memoria e 4 Croci al V.M.

Fine dicembre 1941 – Dal racconto di un reduce si apprende un episodio che testimonia il rispetto e la fama acquisiti dal reparto. Un ufficiale dei carabinieri paracadutisti, superstite della battaglia di Eluet el Asel, recatosi presso il Comando di un’unità italiana a Tripoli per cercare un collega, lo trova in mensa dove viene presentato al comandante come uno dei reduci del 1° battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti. Nel sentire queste parole tutti i commensali si alzano in piedi e si mettono sull’attenti in silenzio, in segno di spontaneo
rispetto.

28 dicembre 1941 – Su disposizione del Generale Gambara, il Comando Superiore CC.RR. dell’Africa Settentrionale ordina lo scioglimento del battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti.

13 maggio 1942 – Il Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Vittorio Ambrosio, invia una lettera di elogio al Comando Generale dell’Arma nel quale afferma: “… Il battaglione CC.RR., primo dei battaglioni paracadutisti italiani per data di formazione e per numero e primo giunto fra questi al cimento della guerra, ha saputo riconfermare le tradizionali virtù militari dell’Arma, scrivendo
insieme la prima pagina della storia dei paracadutisti.”

15 luglio 1942 – Con i carabinieri superstiti di Eluet el Asel vengono formate 2 sezioni mobilitate: la 184^ Sezione Carabinieri, agli ordini del tenente Franco Perrone e la 314^ Sezione Carabinieri, agli ordini del capitano Marcello Capello. La prima viene assegnata alla Divisione Paracadutisti Folgore e torna subito in prima linea condividendo fino ad El Alamein l’eroico destino della grande unità. La seconda viene invece assegnata alla Divisione Paracadutisti Nembo della quale segue le vicende: di stanza in Sardegna al momento dell’armistizio rimane fedele alla monarchia, confluisce successivamente nel Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), venendo infine inquadrata nel Gruppo di Combattimento Folgore e partecipando a tutti i combattimenti della campagna di liberazione.

24 settembre 1943 – Il tenente Alfredo Sandulli Mercuro, reduce di Eluet el Asel, comandante della 27^ Sezione Carabinieri della Divisione Acqui di stanza in Cefalonia, si distingue come animatore della resistenza ai tedeschi e, catturato dopo 13 giorni di furiosi combattimenti, affronta eroicamente e sdegnosamente il plotone d’esecuzione nazista meritando una Medaglia d’Oro al V.M. alla Memoria.

26 aprile 1945 – Il tenente colonnello Edoardo Alessi, già comandante del battaglione, divenuto comandante del Gruppo Carabinieri di Sondrio, dopo aver rifiutato il giuramento di fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana ed aderito al Fronte di Resistenza e Liberazione Nazionale, chiamato al comando della I^ Divisione alpina “Valtellina” con il nome in codice di “Marcello”, muore in un agguato mentre organizza l’insurrezione. Alla sua memoria viene concessa una Medaglia d’Argento al V.M.

1950 – 1963
LA RINASCITA

15 novembre 1950 – Il Comando Generale dell’Arma propone al Ministero della Difesa la costituzione di un’unità Carabinieri Paracadutisti a livello compagnia, dotata di elevata mobilità ed impiegabile in situazioni particolarmente critiche per l’ordine e la sicurezza pubblica.

15 maggio 1951 – Dopo una prima risposta negativa, lo Stato Maggiore dell’Esercito autorizza la costituzione del reparto Carabinieri Paracadutisti composto inizialmente da circa 140 unità e dislocato, per esigenze addestrative, presso il Centro Militare di Paracadutismo di Viterbo.

22 aprile 1952 – In località Tenuta Fioretta (VT), durante un’esercitazione di aviolancio tattico, i carabinieri paracadutisti Crescenzio Nardone e Arcangelo Gili vengono sospinti dal forte vento nel Tevere dove perdono la vita annegando.

30 giugno 1952 – Per la prima volta il reparto Carabinieri Paracadutisti adotta il paracadute di emergenza ad apertura comandata, da azionare in caso di malfunzionamento di quello principale. L’anno successivo, il paracadute dorsale IF41/SP viene sostituito con il CMP modello 53 poi modificato nel CMP modello 55, in uso fino alla fine degli anni 80.

10 gennaio 1956Il reparto partecipa alle operazioni di soccorso alle popolazioni dei comuni e delle frazioni del Viterbese rimaste isolate, senza viveri e senza assistenza medica, a causa delle violente bufere di neve che avevano paralizzato la rete stradale e delle comunicazioni di quella provincia.

5 marzo 1958 – Il reparto viene trasferito dal Centro Militare di Paracadutismo di Viterbo alla caserma “VANNUCCI” di Livorno e, dopo 4 mesi, alla caserma “GAMERRA” di Pisa dove rimane per 4 anni al termine dei quali ritorna alla “VANNUCCI” di Livorno dove tuttora ha sede.

3 dicembre 1960 – Nel corso di una cerimonia solenne il Ministro Giulio Andreotti, consegna ai reparti paracadutisti il basco grigio-verde.

1 gennaio 1963 – Viene costituita la Brigata Paracadutisti nella quale viene inquadrato anche il reparto Carabinieri Paracadutisti che assume la denominazione di compagnia Carabinieri Paracadutisti con fisionomia ordinativa identica a quella delle corrispondenti unità paracadutisti.

1963 – 1975
IL BATTAGLIONE

15 luglio 1963 – Nel quadro del potenziamento della Brigata Paracadutisti viene ricostituito a Livorno “quel magnifico battaglione Paracadutisti che, nel lontano 1940, primo dei battaglioni forgiatisi nella gloriosa Scuola Paracadutisti di Tarquinia diede inizio alla tradizione del paracadutismo italiano, immolandosi in Africa Settentrionale dopo aver rifiutato la resa” (Generale Aldo Magri, comandante della Brigata Paracadutisti – ordine del giorno 15 luglio 1963). L’organico, adeguato alla nuova struttura ordinativa del battaglione, assorbe la preesistente compagnia e immette nella specialità le prime aliquote di carabinieri ausiliari.

14 giugno 1964 – Lo spirito di sacrificio ed il valore dimostrati durante la battaglia di Eluet el Asel dagli uomini del 1° battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti, trovano finalmente un adeguato riconoscimento quando, in occasione del 150° Anniversario di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, il Capo dello Stato, Antonio Segni, fregia la Bandiera dell’Arma con una Medaglia d’Argento al V.M.

4 novembre 1966 – In occasione della disastrosa alluvione che colpisce Firenze e tutta l’Italia centrosettentrionale, unità del battaglione Carabinieri Paracadutisti operano senza tregua per salvare persone in pericolo, alleviarne i disagi e prevenire atti di sciacallaggio.

15 ottobre 1966 – A causa del proliferare di attentati terroristici, viene istituito dallo Stato Maggiore dell’Esercito, un “Reparto speciale di rinforzo per l’Alto Adige”, con compiti di anti-terrorismo, composto da Carabinieri, Agenti di Pubblica Sicurezza, Finanzieri, Alpini e Sabotatori Paracadutisti, tutti selezionati per le loro particolari capacità ed addestrati ad operare in montagna ed in situazioni estreme. Il Comando Generale dell’Arma sceglie tra i carabinieri paracadutisti 2 ufficiali: il capitano t.SG Francesco Gentile, già comandante della compagnia Carabinieri Paracadutisti – al quale viene affidato il comando del Reparto – ed il tenente Fabrizio Innamorati, oltre a 4 sottufficiali e 6 carabinieri.

25 giugno 1967 – Il capitano Francesco Gentile, comandante del “Reparto speciale di rinforzo per l’Alto Adige”, intervenuto al Passo di Cima Vallona dopo un ennesimo attentato dinamitardo di separatisti altoatesini, rimane vittima di un’imboscata tesa con una trappola esplosiva. Muoiono con lui 2 suoi collaboratori, il tenente Mario Di Lecce e il sergente Olivio Dordi, provenienti dal battaglione Sabotatori
Paracadutisti. Al capitano viene concessa una Medaglia d’Oro al V.M. alla Memoria.

1 luglio 1967 – In San Rossore (PI), durante la cerimonia conclusiva dell’esercitazione “Aquila Rossa”, il Capo dello Stato, Giuseppe Saragat, consegna ufficialmente il basco amaranto ai reparti della Brigata Folgore.

7 maggio 1973 – Il capitano Fabrizio Innamorati, comandante di una compagnia del battaglione Carabinieri Paracadutisti, offre una dimostrazione di altissimo valore tecnico ed umano misurandosi in un’impresa di vasta risonanza mondiale: la scalata dell’Everest, il monte più alto del mondo. Al comando di una cordata di 4 uomini conquista la vetta per ben 2 volte in 4 mesi, nel corso dell’ “Operazione Everest” voluta ed organizzata dallo Stato Maggiore dell’Esercito.

17 ottobre 1973 – A Tassignano (LU), nel corso dei primi lanci sperimentali dal nuovo velivolo G 222, muore l’Appuntato Porfilio De Angelis del battaglione.

1975 – 2002
IL “TUSCANIA”

1 ottobre 1975 – Il reparto assume la denominazione di 1° battaglione Carabinieri Paracadutisti “TUSCANIA”.

8 aprile 1976 – A Firenze, per decreto del Presidente della Repubblica n. 846, viene consegnata al battaglione la Bandiera di Guerra portata dal primo alfiere, sottotenente Michele Tunzi.

10 dicembre 1976 – Nell’ambito del battaglione viene costituita la Sezione di Paracadutismo del Centro Sportivo Carabinieri; i primi atleti sono: il tenente Giorgio Ledda, il maresciallo Italo Camiciola e l’appuntato Silvano Bartoli.

2 febbraio 1978 – Dal 1° battaglione Carabinieri Paracadutisti vengono tratti i carabinieri che costituiscono il Gruppo d’Intervento Speciale che, da allora, viene alimentato esclusivamente con personale proveniente dal reparto. Il G.I.S., unitamente ad aliquote del 9° battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col. MOSCHIN” e del raggruppamento Arditi Incursori della Marina Militare, costituisce le UN.I.S. (Unità d’Intervento
Speciale), a disposizione del Ministero dell’Interno per operazioni speciali anti-terrorismo.

16 marzo 1978 – In un agguato delle brigate rosse, a via Fani in Roma, perde la vita il maresciallo Oreste Leonardi, già effettivo al reparto Carabinieri Paracadutisti, responsabile della scorta del Segretario della Democrazia Cristiana, onorevole Aldo Moro.

29 dicembre 1980 – Un fulmineo intervento del GIS nel carcere di massima sicurezza di Trani (BA) pone fine alla rivolta di 98 detenuti, tutti appartenenti a gruppi eversivi, liberando i 18 agenti di custodia tenuti in ostaggio. L’azione rivela in modo eclatante all’Italia ed all’estero l’esistenza e le potenzialità dello speciale reparto.

28 marzo 1982 – A Reggio Calabria, dopo un omicidio ed il successivo ferimento di un sottufficiale dei carabinieri da parte di uno squilibrato asserragliatosi nella propria abitazione armato di fucile, un distaccamento del GIS interviene, dopo un conflitto a fuoco, riesce a disarmarlo e a catturarlo incolume. Nell’operazione rimane ferito ad una spalla il carabiniere Walter Licchello cui poi verrà concessa la
Medaglia di Bronzo al V.M.

24 settembre 1982 – L’Italia invia in Libano un contingente denominato ITALCON di cui fa parte integrante il 1° battaglione Carabinieri Paracadutisti, al quale viene affidato il compito più delicato e rischioso, quello di protezione dei campi palestinesi di Sabra, Chatila e di Burj el Barajne alla periferia di Beirut. L’ultimo reparto a lasciare il Libano, al termine della missione della “Forza Multinazionale di Pace”,
è la compagnia Carabinieri Paracadutisti su VCC che rientra definitivamente l’8 marzo del 1984.

31 luglio 1983 – Iniziano gli interventi di unità del battaglione per esigenze istituzionali contro il crimine; fino al 1986 i carabinieri paracadutisti effettuano numerosi rastrellamenti, perquisizioni ed arresti in Calabria, Sardegna e Sicilia. Eclatanti, in particolare, gli arresti dei capimafia Alleruzzo e Geraci.

12 dicembre 1986 – Inizia a favore dell’Ambasciata Italiana a Beirut (Libano), la missione di un nucleo di carabinieri paracadutisti che ha il compito di garantire la sicurezza della sede diplomatica e la scorta all’Ambasciatore. La missione è ancora in corso.

15 giugno 1987 – Nel centro di Vibo Valentia il carabiniere paracadutista Antonio Civinini, trasferito da pochi mesi dal battaglione, rimane ucciso nel tentativo di bloccare a mani nude un individuo ubriaco che minaccia con una pistola i numerosi passanti.

14 aprile 1989 – Un nucleo del “TUSCANIA” partecipa in Namibia alla missione O.N.U. “United Nations Transition Assistance Group”, a seguito degli accordi internazionali per il ritiro dei Cubani dall’Angola e la successiva smilitarizzazione della Namibia. La missione ha termine, con pieno successo, il 3 aprile 1990.

7 agosto 1989 – Ha inizio la prima delle numerose missioni durante le quali, fino al 27 settembre 1992, il personale del battaglione viene impiegato in Somalia per la sicurezza dell’ambasciata italiana in Mogadiscio e l’evacuazione di connazionali. Operando in situazioni di elevatissimo rischio, ben oltre gli specifici compiti, i Carabinieri Paracadutisti meritano il plauso dell’Ambasciatore, il vivo apprezzamento
della Farnesina, il personale compiacimento del Capo dello Stato, Francesco Cossiga e numerose ricompense fra cui due Medaglie d’Oro e tre di Bronzo al Valore dell’Esercito.

20 dicembre 1989 – Alcuni sequestri di persona ed altri crimini efferati in Calabria, provocano il ripetuto impiego di aliquote del “TUSCANIA”e del GIS in varie fasi fino al giugno 1992.In particolare il 24 dicembre 1989, a Natile (RC), in aperta campagna, carabinieri del GIS sostengono un violento conflitto a fuoco con emissari della banda che tiene in ostaggio il giovane sequestrato Cesare Casella. L’episodio si conclude con il ferimento ed il conseguente arresto del noto criminale Giuseppe Strangio. Gli sforzi congiunti di tutti i reparti dell’Arma, speciali e territoriali, consentono quindi il raggiungimento di brillanti risultati tra i quali la liberazione dello stesso Casella.

26 dicembre 1989 – Un nucleo di carabinieri paracadutisti, a bordo di un velivolo C130 della 46^ Aerobrigata di Pisa, fa parte della task-force che protegge l’evacuazione di personale diplomatico e di cittadini italiani e stranieri da Bucarest (Romania), all’indomani della rivolta popolare che aveva portato alla caduta del regime comunista.

18 aprile 1990 – Un distaccamento del GIS effettua un’irruzione in una villa isolata nei pressi di S.Margherita Ligure (GE), liberando Patrizia Tacchella, bambina veronese sequestrata 64 giorni prima. La fulminea operazione si conclude con l’arresto del suo carceriere che, sebbene armato, viene immobilizzato senza avere il tempo di reagire.

1 febbraio 1991 – Un nucleo di carabinieri del “TUSCANIA” viene inviato a Riad (Arabia Saudita) per rinforzare il dispositivo di sicurezza della locale sede diplomatica italiana, esposta al pericolo di attacchi terroristici conseguenti allo scoppio della guerra del Golfo. La missione dura fino al 25 maggio 1991.

28 aprile 1991 – Nell’ambito della missione di pace ITALFOR “AIRONE”, un plotone di carabinieri paracadutisti opera fino all’8 luglio seguente in Zakho (Iraq) con compiti di Polizia Militare. Successivamente dal 9 luglio al 4 ottobre 1991 in Silopi (Turchia) nell’ambito dell’operazione “AIRONE 2” un altro nucleo di carabinieri paracadutisti viene inquadrato nella compagnia mista “INDIA”, composta
da Incursori del 9° battaglione e carabinieri del “TUSCANIA”.

1 luglio 1991 – Il “TUSCANIA” fornisce un contributo fondamentale alla formazione ed all’addestramento dello Squadrone Carabinieri Eliportato “Cacciatori”, istituito dall’Arma in Calabria per contrastare efficacemente il grave fenomeno dei sequestri di persona. I risultati conseguiti dal reparto portano 2 anni dopo all’istituzione di un analogo squadrone in Sardegna.

29 settembre 1991 – Un’aliquota di carabinieri paracadutisti viene inviata presso l’ambasciata italiana a Kinshasa (Zaire) per garantirne la sicurezza. La missione dura sino al 20 dicembre 1994.

9 novembre 1991 – Su notizie acquisite dall’Arma territoriale, a Samo (RC), carabinieri del GIS individuano nella boscaglia e liberano il farmacista Egidio Sestito, sequestrato il mese precedente a Catanzaro.

14 luglio 1992 – A Galvanico (SA), un distaccamento del GIS irrompe in un’abitazione e cattura, al termine di un violento conflitto a fuoco, 2 pericolosi latitanti ricercati per l’omicidio di 2 carabinieri.

1 novembre 1992 – Un nucleo di carabinieri del “TUSCANIA” inizia una missione di sicurezza e protezione a favore della Delegazione Italiana a Lima (Perù). La missione dura fino al 23 aprile 1993.

 

11 dicembre 1992 – Inizia l’operazione multinazionale “RESTORE HOPE” in Somalia. Nell’ambito del contingente italiano “IBIS”, il “TUSCANIA”, impiegato con la Brigata Folgore e successivamente con la Brigata Legnano, con un distaccamento della consistenza media di una compagnia, assolve svariati compiti tra i quali: riserva meccanizzata, sicurezza della delegazione diplomatica, scorta del Comandante del contingente e ricostituzione della polizia Somala.

2 luglio 1993 – A Mogadiscio, presso il check point denominato “Pasta”, un gruppo di miliziani somali della forza di circa un battaglione attacca una colonna blindata italiana provocando gravi perdite. Nel violento combattimento che ne scaturisce intervengono prima alcuni distaccamenti di incursori e quindi un plotone meccanizzato di carabinieri paracadutisti che risolve la situazione, consentendo lo sganciamento delle unità bloccate sotto il fuoco nemico nonché il recupero dei caduti e dei feriti. Durante gli scontri vengono feriti gravemente i carabinieri Paolo Pusineri e Donatello Sapone mentre il maggiore Giovanni Truglio riporta lievi ferite. Ingenti le perdite subite dai somali valutate da fonti locali in 70 morti e 110 feriti.

9 luglio 1993 – A Mogadiscio una squadra di carabinieri paracadutisti cade in un’imboscata mentre percorre la via litoranea verso l’aeroporto. I militari riescono comunque a sganciarsi effettuando una pronta reazione con tutte le armi a disposizione. Nell’azione resta gravemente ferito il carabiniere Marco Menicucci.

9 ottobre 1993 – Una squadra di carabinieri del 1° battaglione, distaccata a Belet Weine (Somalia), nel corso di un’operazione svolta d’iniziativa, rinviene un’arsenale di armi. Il successivo recupero del materiale ad opera di personale di altri reparti, viene improvvisamente interrotto da un attacco di guerriglieri somali. La pronta reazione dei carabinieri paracadutisti, rimasti per garantire la sicurezza dell’operazione, permette lo sganciamento di tutti i militari italiani ed il recupero di buona parte delle armi rinvenute.

23 ottobre 1993 – A Balad (Somalia) una pattuglia del “TUSCANIA” cade in un’imboscata; i carabinieri paracadutisti reagiscono prontamente e sfruttando la protezione delle stesse barricate erette dai somali, li mettono in fuga con una precisa e coordinata azione di fuoco. Nello scontro rimane ferito il carabiniere Adriano Degli Esposti.

9 dicembre 1993 – Nell’ospedale di Mogadiscio i carabinieri paracadutisti feriscono e catturano, dopo un violento conflitto a fuoco, un somalo responsabile dell’omicidio dell’infermiera della Croce Rossa Italiana, Maria Cristina Luinetti.

3 dicembre 1993 – Inizia una difficile e rischiosa missione in Algeria per la protezione dell’Ambasciatore Italiano, della sede diplomatica di Algeri e del consolato di Annaba. La missione è ancora in corso.

31 dicembre 1993 – Presso gli Ospedali Riuniti di Livorno, i carabinieri paracadutisti Simon Pietro Congiu ed Antonio Iuliano, in licenza e disarmati, affrontano 2 malviventi armati che avevano appena rapinato un portavalori, riuscendo a bloccarne ed arrestarne uno e recuperando l’intero bottino di 700 milioni di Lire.

7 febbraio 1994 – A Bulo Burti (Somalia), all’indomani di una violenta imboscata ad un’autocolonna italiana, costata la vita ad un ufficiale ed il ferimento di un bersagliere, guerriglieri somali tentano un identico attacco ad una pattuglia di carabinieri paracadutisti su VCC ma vengono respinti con gravi perdite dalla pronta reazione di fuoco dei militari.

2 maggio 1994 – Per un periodo di 3 mesi un’aliquota di carabinieri paracadutisti, unitamente ad altri militari dell’Arma ed a contingenti delle polizie danesi e norvegesi, partecipa alla costituzione del T.I.P.H. (Temporary International Presence in Hebron) che svolge una delicata e rischiosa missione di osservazione e monitoraggio nella città di Hebron, sita nei territori palestinesi occupati da Israele.

9 giugno 1994 – Ai campionati del mondo di paracadutismo a Cheng Du (Cina), la squadra italiana, composta da 5 atleti di cui 3 carabinieri del “TUSCANIA”, si aggiudica il titolo mondiale di precisione in atterraggio ed il 3° posto nella combinata per Nazioni. Nella stessa competizione l’appuntato Alessandro Ruggeri vince il titolo mondiale individuale di precisione in atterraggio. Questo prestigioso risultato
arriva a coronamento di anni di duro impegno. Tra i numerosi titoli conseguiti: campioni italiani assoluti a squadre negli anni 1986, 90, 91, 92 e 95, campioni d’Europa nel 1989, campioni del mondo militari a squadre nel 1990 e 94, medaglia di bronzo nei campionati mondiali militari nel 1993. Gli atleti che la compongono hanno inoltre conseguito innumerevoli risultati di rilievo a livello individuale tra cui 20
medaglie d’oro, 13 d’argento e 7 di bronzo ai campionati italiani assoluti e militari di paracadutismo e l’attuale record italiano di stile in caduta libera.

5 novembre 1994 – A Pisa, in occasione della festa dei paracadutisti, viene concessa alla Bandiera di Guerra del battaglione una Medaglia d’Argento al V.E. per il valore e la professionalità dimostrate dai carabinieri paracadutisti in Somalia. Per lo stesso ciclo di operazioni vengono concesse a militari del “TUSCANIA” 2 Medaglie di Bronzo al V.M., 5 Medaglie d’Argento al V.E., 6 Medaglie di Bronzo al
V.E., 1 Croce di Bronzo al V.E. nonchè numerosi encomi.

16 Gennaio 1995 – A Segrate (MI), con una fulminea irruzione in un appartamento, carabinieri del GIS feriscono e catturano un malvivente straniero armato e la sua complice, liberando una famiglia di 4 persone tenute in ostaggio.

2 febbraio 1995 – Prende il via a Mostar (Bosnia), città teatro di sanguinosi scontri etnici, una missione U.E.O. di Polizia Civile con il compito di organizzare, monitorizzare e sostenere una forza di polizia locale composta da Croati e Mussulmani. Il “TUSCANIA” partecipa con alcuni carabinieri paracadutisti. 

3 marzo 1995 – A Verona, carabinieri del GIS, intervenuti per impedire una rapina ad un furgone portavalori, ingaggiano un violento conflitto a fuoco con i banditi uccidendone 2 e catturandone altri 3.

19 maggio 1995 – Per contrastare il fenomeno dei sequestri di persona in Sardegna, il Comando Generale decide di impiegare il “TUSCANIA”, dando il via all’operazione “BARBAGIA ‘95” a supporto dell’azione dell’Arma territoriale nel controllo delle aree montane e rurali più sensibili; la capillarità e la sistematicità dell’operazione, proseguita fino al 31 dicembre 1995, trova riscontro in brillanti risultati tra i quali la cattura di un noto latitante Piero Loi e la liberazione del sequestrato Ferruccio Checchi.

27 dicembre 1995 – Perde la vita in Bosnia il maggiore Ermanno Fenoglietti, comandante dei carabinieri impegnati nella missione “WEUPOL” a Mostar, già effettivo al “TUSCANIA” ed al GIS. La Land Rover dell’ufficiale termina in una scarpata a causa delle pessime condizioni meteorologiche che lo avevano indotto ad andare a verificare personalmente la situazione di un check point presidiato dai suoi uomini.

3 gennaio 1996 – Continuano e si moltiplicano gli interventi di aliquote del “TUSCANIA” e del GIS in operazioni anti-crimine condotte dall’Arma territoriale in Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia e Campania con centinaia di arresti, rastrellamenti, irruzioni e perquisizioni.

5 gennaio 1996 – Per l’operazione IFOR in Bosnia si costituisce in Sarajevo, nell’ambito della brigata italiana Garibaldi, il Distaccamento Carabinieri Paracadutisti “TUSCANIA” della consistenza di circa una compagnia. Il reparto oltre ad assolvere compiti di polizia militare del contingente italiano, svolge anche funzioni tattiche di ricognizione, pattugliamento e anti-cecchinaggio, di collegamento con le
polizie locali e con l’I.P.T.F. (International Police Task Force), di sicurezza al comandante del contingente. La missione è ancora in corso.
Dal 27 gennaio al 25 luglio 1996, in occasione del ritiro israeliano da Hebron, è stata dispiegata di nuovo una Forza Multinazionale di osservatori denominata TIPH 2, con compiti di osservazione e di monitoraggio dell’intesa tra le parti (israeliani e palestinesi), alla quale il Battaglione ha partecipato con 2 Marescialli, 1 Vice Brigadiere e 2 Carabinieri.

1 giugno 1996 – Con una solenne e significativa cerimonia, svoltasi nell’Ippodromo di Livorno alla presenza del Comandante Generale dell’Arma, Generale Luigi Federici, il “TUSCANIA” diventa 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “TUSCANIA”.

13 marzo 1997, durante i disordini popolari scoppiati in Albania a seguito dal fallimento delle “Finanziarie-Truffe” in Albania, viene inviato un nucleo – composto da 1 Maresciallo e 7 Carabinieri – a garantire la sicurezza della Delegazione diplomatica italiana ivi presente. Il nucleo
viene avvicendato con cadenza semestrale. In base alla risoluzione dell’ONU n. 260 del 28 marzo 1997, che autorizza la creazione di una
“Forza Multinazionale di Protezione, denominata FMP e capeggiata dall’Italia, incaricata di operare in Albania, in modo “neutrale ed imparziale”, per garantire l’immediata e sicura consegna degli aiuti umanitari, il 1° Reggimento ha raggiunto l` Albania con un nucleo avanzato il 15 aprile 1997 e quindi con una prima aliquota operativa e logistica il 20 aprile successivo. La fase di afflusso ha
termine il 24 aprile con l’arrivo di 2 plotoni CC, rispettivamente del 7° e del 13 Btg. CC, e di una Sezione Operativa del GIS, tutti inquadrati – nell’occasione – nel 1° Reggimento CC par.. L’operazione ALBA è terminata il 10 agosto 1997.

Il 7 maggio 1997, visto il nuovo precipitare della situazione nello Zaire a causa della guerra civile, viene inviato presso la locale Ambasciata Italiana, un nucleo con i compiti di sicurezza alla sede diplomatica, scorta e sicurezza all’ambasciatore, e per predisporre un’eventuale evacuazione di connazionali presenti nel paese. Il nucleo, ritornata la situazione in livelli di sicurezza, rientrava l’8 luglio 1997.

Dal 29 maggio al 01 giugno 1997, un nucleo di questo Rgt. a causa della guerra civile scoppiata in Sierra Leone, è stato impiegato per l’evacuazione di connazionali da quel paese.

L’11 giugno 1997, un nucleo di questo Rgt. veniva inviato presso la Delegazione Diplomatica italiana a Brazzeville in Congo, per organizzare un’eventuale evacuazione di connazionali. Ritornate le condizioni di sufficiente sicurezza, l’Ispettorato Generale del Ministero Affari Esteri, disponeva il 3 luglio 1997 il rientro del nucleo.

Dal 18 agosto al 30 settembre 1997 è stato impiegato 1 Ufficiale di questo Rgt. nella DIE (Delegazione Italiana di Esperti per l’assistenza alle FF.AA. albanesi).

Il 1 agosto 1998, un plotone di questo Rgt. dopo aver contribuito con propri istruttori all’addestramento e amalgama tra le varie componenti dell’Arma, viene aggregato al neo costituito Reggimento Multinational Specialized Unit che opera tutt’oggi in Sarajevo nell’ambito dell’operazione “Joint Forge”. Con il progressivo deterioramento della situazione in Kosovo, a causa dei sanguinosi contrasti tra le diverse etnie, viene costituito, analogamente a quanto in precedenza attuato in Bosnia – Herzegovina, un Reggimento Multinational Specialized Unit nell’ambito dell’operazione “Joint Guardian” di stanza a Pristina; il “Tuscania” partecipa, dal 9 agosto 1999, con un plotone con compiti di acquisizione obiettivi.La missione è tutt’ora in atto.

Dal 22 settembre 1999 al 25 gennaio 2000, un plotone di questo Reggimento partecipa allamissione  ONU, denominata ” STABILISE”, nella lontana “TIMOR”.

A partire dal 10 ottobre 2000 la Brigata Paracadutisti “Folgore” viene impiegata nella missione di pace denominata “Joint Guardian” in Kosovo presso la BMN – W, alla quale personale di questo Reggimento partecipa con alcuni Ufficiali, Sottufficiali e Carabinieri inquadrati nelle varie cellule dello staff a supporto della Brigata e con un nucleo di scorta e sicurezza a favore del Comandante della Brigata stesso.
Nutrite aliquote di personale del Reggimento, nell’anno 2000, sono state inoltre impiegate a supporto all’Arma territoriale in Puglia con l’operazione denominata “Primavera”, in Calabria con l’operazione denominata “Estate – Magna Grecia”, in Campania con l’operazione denominata “Golfo” ed in Sicilia concorrendo al rinforzo di sicurezza in occasione della Conferenza Mondiale sulla Criminalità Organizzata.

Dal 6 al 9 marzo 2001, una Compagnia di questo Reggimento in supporto del Comando provinciale di Bari, partecipava ad importante attività di P.G. per l’esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere ed a operazioni di controllo straordinario del territorio.

Il 30 agosto 2001, un nucleo di questo Reggimento composto da 1 Maresciallo e 3 tra Brigadieri, Appuntati e Carabinieri, con compiti di PM, posto alle dirette dipendenze del Comandante del Contingente nazionale costituito dal Raggruppamento del 152° Reggimento “SASSARI”, raggiunge Petrovec in Macedonia sede del Comando dell’operazione “ESSENCIAL HARVEST”.

Stefano Caporossi con Raffaele Ascenzi

In occasione del “Vertice dei Paesi più industrializzati del mondo – G 8”, tenutosi a Genova dal 20 al 22 luglio 2001, su disposizione del Comando Generale dell’Arma, il Reggimento è stato impiegato quale riserva tattica per impieghi speciali dal 15 al 23 luglio con un contingente composto da 7 Ufficiali, 31 Marescialli, 10 Brigadieri e 72 tra Appuntai e Carabinieri.

A seguito degli attentati alle torri gemelle di New York avvenuto 11 settembre 2001, il 27 dicembre 2001 prende avvio in Afghanistan l’operazione “ISAF”, tutt’ora in corso.

In attuazione al Capo III del Decreto Legislativo 5 ottobre 200, n. 297, “Norme in materia di riordino dell’Arma dei Carabinieri, a norma dell’art. 1 della Legge 31 marzo 2000, n. 78”, il 15 marzo 2002 il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” passa alle dipendenze della 2^ Brigata Mobile Carabinieri.

Detto questo riteniamo che un reduce di battaglie vere e non sulla carta, come l’attuale consigliere comunale della Lega, ex maresciallo della Folgore e incursore del Col Moschin Stefano Caporossi, insieme ad altri commilitoni che hanno tenuto sempre alto il nome dei baschi amaranto come l’avvocato Giovanni Bartoletti e l’architetto Raffaele Ascenzi si facciano promotori di un’iniziativa risolutrice. Assegnare la gestione e manutenzione della fontana all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia per mettere fine, una volta per tutte, a questo scempio.

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