Operazione Erostrato – Ionev Pavel incendiò l’azienda dove lavorava a Tarquinia. Incastrato dalle tracce di sangue

Il rumeno lavorava nell’azienda Scappini. Fu scoperto rubare gasolio e fu licenziato. Per scardinare la porta si era ferito ad una mano. Da quelle tracce di sangue, ora, si è risaliti al suo nome

VITERBO – Si aggrava la posizione di Ionel Pavel ancora detenuto a seguito dell’inchiesta “Erostrato” sulla Mafia viterbese. È l’unico romeno tra i tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 che ha sgominato il sodalizio criminale italo-albanese i cui boss, secondo la Dda di Roma, sarebbero gli imprenditori Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.

Il gup del tribunale di Roma Emanuela Attura, che aveva accolto la richiesta di revoca dei domiciliari di Emanuele Erasmi e Manuel Pecci, rigettò la richiesta di revoca o alleggerimento della custodia cautelare del difensore di Pavel chiesta dall’avvocato Michele Ranucci.

PAVEL Ionel

Infatti, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, grazie allo straordinario lavoro scientifico della Polizia di Tarquinia, ha trovato prove schiaccianti contro Pavel, artefice del raid incendiario che provocò oltre 1milione e 200mila euro di danni all’azienda dove lo stesso lavorava.

Il fatto risale al luglio del 2014 quando, a Tarquinia, l’incendio di un capannone, situato in zona artigianale, fece accorrere numerose squadre di Vigili del Fuoco.

Ionel Pavel lavorava con questa azienda. Poi, il titolare Scappini, si accorse di ingenti ammanchi di gasolio. Dopo la lite il licenziamento.

I titolari dell’azienda, da subito lo indicarono come principale sospettato dell’incendio doloso ma, all’epoca, non furono creduti nonostante fossero in possesso delle pesanti minacce fatte dal romeno attraverso messaggi sul telefono.

Qualche tempo dopo, per vendetta, il rumeno si introdusse all’intero del capannone e lo incendiò. Quella notte, lingue di fuoco sempre più alte, accompagnate da forti boati, le sirene spiegate dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, ruppero il silenzio e la quiete di quella notte.

In poche ore, divorati dalla furia inarrestabile delle fiamme, andarono in fumo quarant’anni ed oltre di storia di una delle più importanti aziende di Tarquinia. L’imprenditore, vittima dell’incendio doloso, ha riconosciuto Ionel Pavel dalle foto segnaletiche apparse sugli organi di stampa e si è rivolto nuovamente ai responsabili del Commissariato di Tarquinia.

La comparazione dell’originario profilo genetico di “ignoto” (ricavato dalle tracce ematiche lasciate sulla porta dove il rumeno si era ferito per aprirla) con quello Ionel Pavel, dava esito positivo.

“Siamo felici – afferma Sabina Scappini – del fatto che dopo sei lunghi anni la verità, quella da noi raccontata dal primo minuto, sia emersa. Vorrei rivolgere un sentito ringraziamento al Commissariato di Tarquinia ed in particolar modo a Toni Mancini che non ha mai smesso di indagare su questa vicenda che ha distrutto una parte della nostra storia”.

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