Uscite fuori casa violando le disposizioni? Omicidio doloso. Ecco cosa rischiano i “furbi” per il virus

Misure severissime saranno messe in campo anche per chi falsifica l’autocertificazione. Intanto ecco il vademecum pubblicato dalla Polizia di Stato (SCARICA)

ROMA – Per chi non rispetterà le misure di contrasto al coronavirus potrebbero essere adottate misure severissime tra cui l’accusa di omicidio doloso nei casi più gravi.

Le azioni di contrasto al Covid-19 saranno legate a pene severe e senza attenuanti per chi non rispetta le regole.

Per chi sospetta di avere il coronavirus e non si mette in quarantena si rischia, oltre all’imputazione per violazione dei provvedimenti dell’autorità, anche un’accusa per lesioni o tentate lesioni volontarie. Nel caso peggiore, qualora questi comportamenti portassero al contagio di altre persone l’imputazione potrebbe trasformarsi in omicidio doloso la cui pena prevista non è inferiore a 21 anni di reclusione. Difatti, chi è a conoscenza di aver contratto il coronavirus ma decide di non dirlo a nessuno, uscendo di casa crea i presupposti affinché la sua condotta risulti connotata dal dolo diretto. Inoltre, nel caso in cui si venga a contatto soggetti fragili o a rischio il reato potrebbe essere quello di tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se da suo comportamenti ne deriva la morte dell’individuo contagiato. Secondo la giurisprudenza vigente a queste ipotesi si applicano gli stessi principi dei casi riguardanti, come fattispecie, le persone sieropositive che sanno di esserlo e non avvisano il partner e non decidono di adottare precauzioni per evitare il contagio.

Stessa pena rischiano coloro i quali hanno avuto contatti con persone positive al COovid-19 e continuano ad avere rapporti sociali o lavorare con altre persone senza avvisarle o senza prendere le dovute precauzioni.

Chi, invece, attesta il falso nelle autocertificazioni (sull’esigenza di muoversi per motivi di salute, per esigenze lavorative o per altri stati di necessità) il reato previsto è quello di falsa attestazione a un pubblico ufficiale con una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione e, in quel caso, è previsto anche l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità di ufficio. Questo significa che coloro i quali vengano a conoscenza di atteggiamenti illeciti a riguardo possono segnalare i casi e i pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denunciare i reati procedibili d’ufficio di cui vengano a conoscenza. Se non lo fanno anche loro rischiano un’imputazione per il reato di omessa denuncia, punito dall’articolo 361 del Codice penale.

Virginia Romeo

 

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