Coronavirus – Terzo morto nella Tuscia, era di Montefiascone. Sale il numero delle vittime positive al Covid-19 nella provincia di Viterbo

Nove nuovi contagiati Intanto, nel Lazio, salgono a 94 i medici contagiati dal Covid-19

MONTEFIASCONE – Coronavirus, terzo morto nella Tuscia. Salgono di una unità le vittime positive al Covid-19 nella provincia di Viterbo. Stavolta si tratta di Lorenzo Guerrini, 78enne di Montefiascone, paese in cui oggi si sono riscontrati altri due casi di contagio, un uomo e una donna, facendo salire il totale a otto.

L’uomo, era ricoverato all’Ospedale di Belcolle a Viterbo. A quanto pare, era risultato positivo da diversi giorni e si trova da giorni alla struttura sanitaria del capoluogo.

Il terzo decesso si aggiunge alle due donne morte nei giorni scorsi: Anna Maria Biancalana, 79enne di Bolsena, e un’altra anziana di 78 anni di Viterbo che era ricoverata allo Spallanzani di Roma.

“La Asl di Viterbo, con estremo rammarico, comunica il decesso, avvenuto nella notte scorsa, di un cittadino residente nel comune di Montefiascone, ricoverato presso la terapia intensiva COVID-19 di Belcolle, di 78 anni, il cui quadro clinico già complesso si era aggravato repentinamente nel pomeriggio di ieri.

Sono 9, inoltre, i nuovi casi accertati di positività al COVID-19, comunicati oggi dal Policlinico Gemelli alla Asl di Viterbo.

Dei nominativi pervenuti, già in isolamento domiciliare fiduciario o in ricovero, 2 sono residenti nel comune di Viterbo e 7 in altri comuni della Tuscia.

Il Team operativo Coronavirus, tramite i professionisti psicologi che operano al suo interno, ha già informato i cittadini interessati circa l’esito dei tamponi eseguiti e, al contempo, ha prontamente avviato il lavoro di ulteriore definizione della catena epidemiologica dei contatti stretti, con la determinante partecipazione delle Amministrazioni locali.

In totale, alle ore 12 di questa mattina, i casi accertati al COVID-19, residenti o domiciliati nella Tuscia, salgono a 153, più i 5 casi accertati in strutture extra Asl e già noti. 

 Al momento, delle persone refertate positive al Coronavirus: 110 stanno trascorrendo la convalescenza nel proprio domicilio, 32 sono ricoverate nel reparto di Malattie infettive, 5 sono ricoverate in Terapia intensiva, 3 all’ospedale Spallanzani. Sale a 3 il numero dei deceduti.

“Nel Lazio in questo momento sono contagiati 94 medici: 84 a Roma, 6 a Latina, 2 a Viterbo e 2 a Frosinone. I dati però sono sottostimati, perché non tutti i casi sono stati denunciati e molti stanno ‘sfuggendo’ al controllo perché non si fanno i tamponi”.

Così il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, intervistato sul tema dall’agenzia Dire. “Tra questi medici – prosegue Magi – ci sono specialisti che lavorano negli ambulatori, in particolare, delle Asl Roma 1, Roma 2, Roma 3 e Roma 6”.

A preoccupare “molto” Magi non sono solo i dati che riguardano la Capitale: “Dal 12 marzo ad oggi siamo passati da 1.116 a oltre 5.280 operatori sanitari infetti – prosegue – Questo vuol dire che in 12 giorni si è quadruplicato in Italia il numero dei sanitari con Coronavirus, con una media di 400 operatori infetti al giorno e dei picchi giornalieri che hanno raggiunto quota 670”.

Il fenomeno, secondo il presidente dell’Omceo Roma, è dovuto “sia alla mancanza di protezioni (e mi chiedo come sia possibile che vedo passeggiare in strada persone con le mascherine FFP3 destinate al personale sanitario, quando i medici non le hanno e neppure le aziende) sia al fatto di non aver eseguito su queste persone tamponi nel momento giusto. Così ogni medico infettato, nei 14 giorni precedenti, ha avuto la probabilità di infettare i pazienti, perché lui stesso non era a conoscenza di essere infetto”.

Quello che propone Magi, quindi, e’ di fare i tamponi al personale sanitario. “Ho discusso di questo con l’assessore regionale alla Sanita’, Alessio D’Amato – fa sapere – e lui mi è sembrato favorevole a fare i tamponi su alcune categorie di operatori sanitari, come per esempio quelli che hanno avuto contatti quotidiani con pazienti risultati poi positivi al Coronavirus.

Intanto stiamo aspettando la fine di questa settimana, quando credo si concluderà la sperimentazione che sta portando avanti il Policlinico Gemelli di Roma per fornire un test rapido proprio agli operatori sanitari, che potremmo poi estendere a tutti i colleghi.

Ci siamo resi disponibili ad intervenire economicamente pur di tutelare i colleghi e ovviamente anche i pazienti”.

MEDICI MORTI, STATO SI FACCIA CARICO FAMIGLIE

“Siamo in guerra, con medici e operatori sanitari caduti sul campo per essere stati inviati a combattere senza armi. Dare un riconoscimento alle loro famiglie mi sembra un minimo gesto di civiltà” dice ancora il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, interpellato dall’agenzia Dire in merito alla possibilità che lo Stato si faccia carico del futuro delle famiglie dei medici e degli operatori sanitari morti durante l’emergenza legata al Coronavirus.

“Sono assolutamente d’accordo con questa possibilità”, prosegue Magi, che ribadisce: “Ci siamo ritrovati in questa situazione perché li abbiamo mandati a lavorare senza protezioni. Ad oggi in Italia 24 medici sono morti per il Coronavirus, ho nome e cognome di tutti”.

 

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