Riapertura spiagge, le linee guida impossibili dell’Inail: balneari in agitazione

Le indicazioni pubblicate dall’ente del lavoro per contenere il coronavirus, seppure non vincolanti, prevedono eccessi come il distanziamento di 5 x 4,5 metri tra ombrelloni

ROMA – Non si tratta di misure ufficiali, ma solo di indicazioni e suggerimenti. Eppure hanno fatto infuriare gli imprenditori balneari, perché vengono da due enti autorevoli che tuttavia pare non abbiano affatto tenuto conto della realtà delle spiagge italiane.

Stiamo parlando del protocollo redatto da Inail e Istituto superiore di sanità, che ieri hanno presentato le linee guida per il contenimento del coronavirus negli stabilimenti balneari e nei ristoranti approvate dal comitato tecnico-scientifico di governo: si tratta di una serie di indicazioni estreme, come il distanziamento di 5 x 4,5 metri tra i pali degli ombrelloni, che se applicato costringerebbe a perdere oltre la metà dei posti spiaggia.

Portando i gestori dei lidi più piccoli a non avere la convenienza economica per aprire. Immediate sono arrivate le condanne delle associazioni di categoria: il presidente di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli afferma che «il 50% delle imprese balneari sarebbe fuori mercato», mentre Federbalneari le dichiara «inapplicabili».

E nemmeno dalle forze politiche di opposizione arrivano parole lusinghiere: Maurizio Gasparri (Forza Italia) parla di «follia che uccide il turismo italiano», Gian Marco Centinaio (Lega) le giudica «punizioni cervellotiche per strangolare le imprese balneari» e Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia) invita il governo ad «ascoltare il grido di allarme lanciato dalle associazioni».

Cosa prevedono le linee guida per gli stabilimenti balneari Firmato da Sergio Iavicoli (coordinamento tecnico scientifico), Fabio Boccuni, Benedetta Persechino, Bruna Maria Rondinone, Antonio Valenti (Inail), Luigi Bertinato, Lucia Bonadonna, Luca Lucentini (Iss) e Pasqualino Rossi (Ministero della salute), il documento precisa di voler riportare una serie di «ipotesi di misure di sistema, organizzative, di prevenzione e protezione, nonché semplici regole per l’utenza per il contenimento della diffusione del contagio nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia», con indicazioni «di carattere generale per garantire la coerenza delle misure essenziali al contenimento dell’epidemia, rappresentando essenzialmente un elenco di criteri guida di cui tenere conto nelle singole situazioni».

Tuttavia, i tecnici affermano che «le caratteristiche specifiche degli stabilimenti balneari e delle spiagge libere, quali la fruizione da parte di un elevato numero di persone soprattutto nei weekend e nei mesi di alta stagione, nonché la molteplicità di attività che si possono svolgere sull’arenile (elioterapia, balneazione, ristorazione, attività ludiche e sportive, eccetera), pongono particolari criticità in merito al contenimento dell’epidemia, collocando il settore della gestione degli stabilimenti balneari tra quelli a rischio di aggregazione medio-alto».

Queste le ragioni per cui Inail e Iss elencano una serie di misure che superano di gran lunga il metro di distanziamento fisico suggerito dalle autorità sanitarie per il contenimento del coronavirus, nonché molto più restrittive rispetto alle linee guida già approvate da Marche ed Emilia-Romagna. Se infatti queste due regioni hanno previsto rispettivamente un’area di 10,5 e 12 metri quadri per ogni ombrellone, più che sufficiente a mantenere le distanze di sicurezza, Inail e Iss suggeriscono uno spazio di ben 22,5 metri quadri, che se applicato porterebbe gli stabilimenti balneari a poter installare così pochi pali, che non varrebbe nemmeno la pena aprire la propria attività. Ma non è finita qui: i due enti suggeriscono anche di proibire qualsiasi attività ludico-sportiva di gruppo, di chiudere le piscine e di rendere la prenotazione obbligatoria. Anche in questi casi si tratta di indicazioni molto più estreme e restrittive rispetto a quelle a cui stanno lavorando o hanno lavorato le regioni, in collaborazione con le associazioni locali di categoria per individuare il giusto compromesso tra il contenimento sanitario e la sopravvivenza economica delle piccole imprese. Come detto, si tratta di linee guida non vincolanti e non di norme obbligatorie da applicare; tuttavia il fatto che siano state elaborate e presentate da due autorevoli istituzioni nazionali, con tanto di via libera da parte del comitato tecnico-scientifico, fa temere che il governo possa sbilanciarsi verso un eccesso di cautela, ignorando ogni ragionevole esigenza di lavoro e di introiti in un’estate già molto compromessa per migliaia di piccole imprese. Anche per le spiagge libere, le indicazioni di Inail e Iss appaiono esagerate e fuori da ogni logica: il documento suggerisce infatti il «posizionamento di nastri per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento e al fine di evitare l’aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app e piattaforme online». Misure che, se possono essere applicate più facilmente in uno stabilimento balneare, ci si chiede come possano essere gestite dai Comuni che hanno chilometri e chilometri di spiagge libere e risorse molto scarse. Ma a lasciare a bocca aperta sono soprattutto le regole per il servizio di salvamento. Afferma infatti l’Inail: «Per quanto concerne l’attività di salvamento in mare svolta dal “bagnino” o comunque di primo soccorso nei confronti dell’utenza, è da rilevare la necessità – stante la modalità di contagio da SARS-CoV-2 – di attenersi alle raccomandazioni impartite dall’Italian Resuscitation Council (IRC) nonché dall’European Resuscitation Council (ERC) nell’esecuzione della rianimazione cardiopolmonare, riducendo i rischi per il soccorritore (nella valutazione del respiro e nell’esecuzione delle ventilazioni di soccorso), senza venire meno della necessità di continuare a soccorrere prontamente e adeguatamente le vittime di arresto cardiaco. In attesa di nuove evidenze scientifiche, si raccomanda di valutare il respiro soltanto guardando il torace della vittima alla ricerca di attività respiratoria normale, ma senza avvicinare il proprio volto a quello della vittima e di eseguire le sole compressioni (senza ventilazioni) con le modalità riportate nelle linee guida». In poche parole, l’Inail preferisce lasciar morire una persona con sindrome da annegamento, piuttosto che far correre il rischio al bagnino di contagiarsi.

Scarica il documento Inail sugli stabilimenti balneari

 

Documento-Inail-stabilimenti-balneari

 

Scarica il documento Inail sulla ristorazione

 

Documento-Inail-ristoranti

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