Viterbo – E’ morta Alessandra Capone, attivista e ballerina di flamenco diventata voce dei malati oncologici

Viterbo – Una voglia di vivere che non l’ha mai lasciata. Che le ha impedito di arrendersi e di sognare, un giorno, di tornare a ballare. Purtroppo Alessandra Capone non c’è più. Si è spenta nella notte tra giovedì 13 e venerdì 14 agosto all’età di 48 anni, dopo una lunga battaglia contro quel cancro metastatico che ha provato in ogni modo a sconfiggere. Con la terapia integrata (associata ovviamente alle cure tradizionali), con uno stile di vita sano, fino all’incontro con il professor Thomas Vogl di Francoforte dove si sottoponeva ad una terapia in grado di ridurre le migliaia di metastasi che avevano avvolto il suo fegato, e per la quale aveva lanciato una raccolta fondi su Go fund me, “Alè Ale torna a ballare”.

La storia di Alessandra e la sua battaglia contro il cancro
Una battaglia che conduceva però con quel sorriso, ritratto anche da Zerocalcare, che non riusciva mai a togliersi dalle labbra: “Quando mi sento triste mi metto il rossetto rosso – raccontò a Roma Today durante una lunga intervista -. Mi fa sentire bella, e forte”. Viveva da anni a Centocelle ma era cresciuta a Viterbo, dove hanno casa i suoi genitori . A dare notizia della sua scomparsa gli amici più stretti che, visto il suo recente ricovero all’ospedale di Tarquinia, avevano iniziato loro stessi ad aggiornare i tanti che da anni seguono il “viaggio” di Ale in rete. Fatto di esperienze, cure, consigli e conforto che ha portato alla creazione di una vera e propria famiglia. Quei “fratelli” e “sorelle” che ora la piangono, un legame che nasce tra chi porta avanti quel desiderio di guarigione.

Il lockdown e le cure “sospese” ai pazienti oncologici
Il lockdown mise a dura prova la sua determinazione. Tanto da portarla a discutere in rete, come in tv e in radio, del pericolo che stavano affrontando i malati oncologici, messi in disparte dal Covid. Ma non si ferma, e il 15 maggio parte per il decimo trattamento in Germania. Rientra con un successo, il fegato riprende quasi il 50% della sua funzionalità. “Sono gli oncologi che dovrebbero dire ai malati tutte le terapie che ci sono a disposizione – ripeteva -. E spesso non lo fanno”. Ma il “mostro” continua a colpire e le successive terapie iniziano a farla sentire stanca. “Voglio vivere, morire di vecchiaia”, scriveva sulle sue pagine social. Un messaggio rivolto prima di tutto ai suoi amici e chi seguiva il suo percorso. Solo dopo a se stessa.

Arrivederci “guerriera”
Alessandra se n’è andata, ma il suo esempio e il suo amore per la vita resteranno per sempre nei cuori dei famigliari, degli amici e dei tanti malati oncologici con cui Alessandra è entrata in contatto negli ultimi anni. “Sei piccola ma molto forte” è il commento che il professor Vogl, le aveva fatto ai primi risultati del trattamento a cui si stava sottoponendo. Una frase che racchiude in sé quella che era Alessandra. Prima come femminista, poi come attivista a Gaza, mentre danzava un pezzo di flamenco. E su quelle note continuerà a ballare.

Roma Today

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