Civitavecchia – La Procura ha chiuso l’inchiesta per il crack Etihad-Alitalia. A rischio processo Luca Cordero di Montezemolo e James Hogan

Chiesta l’archiviazione per Colaninno, Mustier e per altri sei indagati, tra cui Enrico Laghi e l’ex vice presidente di Confindustria Antonella Mansi. A rischio processo gli altri big coinvolti, tra cui l’ex presidente della società Luca Cordero di Montezemolo, gli ex ad Silvano Cassano e Cramer Ball e l’allora numero due di Etihad James Hogan. L’inchiesta riguarda la gestione 2015-2017 del vettore, finita con la dichiarazione di insolvenza da parte del tribunale di Civitavecchia

ROMA – Archiviare Roberto Colaninno, l’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier e altri 6 indagati nell’ambito del crac di Alitalia nell’era Etihad. Stralciata, e quindi ancora a rischio processo, la posizione degli altri 15, tra cui compaiono l’ex presidente della società Luca Cordero di Montezemolo, gli ex amministratori delegati Silvano Cassano Cramer Ball e l’allora numero due di Etihad James Hogan. È questa la prima mossa della procura di Civitavecchia dopo la conclusione dell’inchiesta sulla gestione del vettore tra il 2015 e il 2017.

Il 2 maggio 2017 Alitalia Sai finì infatti in amministrazione straordinaria dopo che i lavoratori bocciarono il preaccordo sugli esuberi e il cda sancì l’impossibilità di una ricapitalizzazione che gli azionisti di maggioranza Unicredit e Intesa Sanpaolo, insieme a Etihad che deteneva il 49%, avevano subordinato proprio al sì dei dipendenti al piano di tagli. Il successivo 11 maggio il Tribunale di Civitavecchia dichiarò l’azienda insolvente.

Secondo indiscrezioni dall’inchiesta sarebbero usciti Roberto Colaninno, Jean Pierre Mustier, Enrico Laghi, Antonella Mansi, Alessandro Cortesi, Claudio De Cicco, Corrado Gatti, Denis James Rigney, Giovanni Bisignani, Andrea Paolo Colombo e Giancarlo Schisano. per i quali il pm ha chiesto l’archiviazione, mentre non sono ancora chiare le decisioni per gli altri indagati. Quanto a Ita, i due manager al timone guardano avanti «con gli obiettivi ambiziosi di creare una compagnia di successo per il Paese » ha esordito l’ad e dg Lazzerini pronto ad «affrontare uno dei progetti manageriali più complessi e, al tempo stesso, affascinanti per il Paese, per i lavoratori di questa Industria, per tutti noi». Il cda della newco, che da ieri è pienamente operativa, ha assegnato le deleghe e definito i comitati. «Sono fiducioso che tutto il consiglio lavorerà con impegno per assicurare un efficace sostegno al management, nel rispetto dei valori di trasparenza, compliance e orientamento al mercato che l’azionista ha posto alla base del nostro progetto» ha sottolineato a sua volta Caio.

LE DELEGHE AI VERTICI Sembra lontanissima l’Alitalia degli anni 2014-2017 con le insegne degli Emirati Arabi. Per quanti andranno a processo i reati contestati sono bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali, ostacolo alle funzioni di vigilanza, falso in atto pubblico. Secondo quanto si apprende in ambienti legali, il rinvio a giudizio sarebbe limitato agli ex amministratori delegati (Silvano Cassano, Luca Cordero di Montezemolo, Cramer Ball) e all’ad di Etihad James Hogan oltre a qualche componente del cda e del collegio sindacale. Tornando a Ita, il cda ha attribuito a Caio le deleghe su audit, legale, compliance e segreteria del consiglio e, congiuntamente all’ad, su comunicazione e relazioni istituzionali. Lazzerini è stato ufficialmente nominato amministratore delegato e direttore generale e gli sono state affidate le deleghe operative.

Gli stessi magistrati, però, dopo aver analizzato le carte e ascoltate le posizioni della difesa, ora ritengono che non si ravvisano “elementi soggettivi e oggettivi” per il reato contestato a Mustier, Laghi, Montezemolo, Cramer Ball e altri.

Il cuore dell’inchiesta è però l’accusa di bancarotta collegata al falso in bilancio: i pm sono ancora convinti che le indicazioni “non veritiere e valutativamente false riportate nei bilanci” avevano lo scopo di rappresentare “una realtà contabile non corrispondente a quella reale“. Come la “falsa plusvalenza” derivante “dalla falsa fattura per 25,5 milioni” relativa alle “rotte in perdita Milano – Abu Dhabi e Venezia – Abu Dhabi“. Ma i membri del Cda e del collegio sindacale, scrive ora la procura, non avevano conoscenza “di segnali d’allarme” relativi allo stato finanziario dell’azienda. Il motivo? “Il management di Alitalia ha sempre offerto granitiche rassicurazioni sull’esistenza di un patrimonio netto positivo per l’attualità e anche in chiave prospettica”. Mustier, Laghi, Colaninno e altri, quindi – sostengono i magistrati – devono essere ritenuti “estranei” al reato di bancarotta.

Nella richiesta di archiviazione i pm tornano poi su un altro tema caldo dell’inchiesta, quello delle 5 coppie di slot (Fiumicino-Londra Heathrow) da 60 milioni che Alitalia-Cai avrebbe dovuto cedere a Etihad per poi affittarla a sua volta alla neonata Alitalia-Sai. Nel bilancio dell’azienda, però, secondo i pm fu inserita una “falsa plusvalenza di valore pari a 39 milioni”. La stessa procura ora sostiene che “va esclusa la responsabilità” di Cassano, Rigney, Bisignani, Colaninno e dei due sindaci coinvolti (Gatti e Cortesi). Resta da capire se e a chi ora i magistrati intendono contestare l’accaduto.

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