Civitavecchia – Risolto il problema con Fratelli d’Italia c’è da affrontare il problema CSP: ricapitalizzare o portare i libri in tribunale

Davanti ai disastrosi bilanci della società partecipata gli istituti bancari hanno fatto marcia indietro. Ricapitalizzare martedì o portare i libri in tribunale per evitare la bancarotta

CIVITAVECCHIA – Il sindaco Ernesto Tedesco ha chiuso la crisi nominando Daniele Barbieri assessore escludendo in modo definito Fratelli d’Italia dalla maggioranza.

Il nuovo componente della giunta, alla quale è stata affidata la delega alle società partecipate, si trova subito difronte ad un problema serio che è il salvataggio della Civitavecchia Servizi Pubblici.

Il conto alla rovescia sul timer della bomba Csp continua a correre verso la scadenza del 15 dicembre, senza che nessuno stia muovendo un dito per evitare il botto.

Che sarebbe un boato: con il fallimento annunciato di una azienda con 400 dipendenti e fornitori (in buona parte imprese locali) che dopo essere già andati a bagno con Hcs, Ippocrate e Civitavecchia Infrastrutture, prenderebbero un altro colpo per complessivi oltre 4 milioni di euro di crediti che vedrebbero in gran parte svanire nel nulla.

Da quando l’assessore alle partecipate Massimiliano Grasso è stato rimosso da Tedesco, nessuno si è occupato in modo diretto della delicata questione.

Grasso dopo aver portato a casa la delibera di salvataggio, stava concludendo l’operazione, forte dell’avvio di un percorso già strutturato con un advisor e con diversi istituti bancari.

L’azzeramento di giunta ha azzoppato questo percorso e ora, alla vigilia del termine del 15 dicembre fissato dall’emendamento per arrivare a una pre-delibera bancaria, al Pincio e Csp qualcuno si è svegliato accorgendosi che martedì è alle porte e che, dal 20 luglio scorso, la società attende la decisione del socio unico sulla ricapitalizzazione o lo messa in liquidazione e lo scioglimento.

Il presidente Carbone ha convocato l’assemblea dei soci per il 16 dicembre.

A Palazzo del Pincio, in mancanza della risposta delle banche, si pensa a un rinvio del termine di almeno un mese. Ma per farlo servirebbe una nuova delibera di Consiglio, dove ora – con la consigliera Morbidelli che il 30 ottobre aveva dichiarato il proprio conflitto di interesse come dipendente di Csp non partecipando alla discussione – in prima convocazione su Csp la maggioranza non avrebbe il numero legale.

Ma soprattutto, a ben vedere, e secondo quanto l’ex vice sindaco e assessore alle partecipate ha anche dichiarato in assemblea dei soci di Csp all’indomani dell’approvazione della delibera, il Sindaco – anche in assenza del finanziamento bancario – non dovrebbe e potrebbe fare altro che procedere alla ricapitalizzazione dell’azienda.

Anche a propria tutela personale, verso la Corte dei Conti e, in caso di fallimento, forse non solo verso la Procura contabile, ma anche nei confronti di quella della Repubblica.

Vediamo perché.

Alla vigilia del voto in Consiglio Comunale, dopo che la delibera Grasso aveva ottenuto i pareri positivi di tutti gli organi di controllo, dai revisori dei conti del Comune al Dirigente del Controllo analogo, alcuni consiglieri, secondo loro per maggior tutela dell’Amministrazione, hanno proposto un emendamento che ha vincolato il perfezionamento della ricapitalizzazione di Csp all’ottenimento di un finanziamento bancario; previsto nel piano di ristrutturazione aziendale approvato dal CdA dell’azienda, ma non certo di per sé essenziale e obbligatorio per la continuità aziendale, né in alcun modo correlato alla decisione del socio unico di ripianare o meno la perdita.

Di fronte al rischio che venisse bocciata la delibera, l’emendamento è passato, soprattutto per un motivo: non è vero che il ripianamento della perdita e la ricapitalizzazione di Csp sono condizionati dall’ottenimento della pre-delibera bancaria entro il 15 dicembre.

Basta leggere attentamente la delibera che è stata approvata: al punto 5 il Consiglio Comunale testualmente ha deliberato con immediata esecutività di:

“procedere, ai sensi dell’Art. 194, comma 1, lett. c), del D. Lgs. n. 267/2000, alla ricapitalizzazione della Società a seguito della perdita d’esercizio 2019 pari € 2.347.035,00, con conseguente patrimonio negativo pari ad € -2.289.012,00, autorizzando, in ottemperanza all’Art. 2482-ter Cod.Civ. e in relazione alle motivazioni ampiamente evidenziate in premessa, la ricostituzione di un adeguato valore del patrimonio netto della partecipata nei termini a seguire: – conferimento dei seguenti mezzi strumentali di proprietà comunale e già attualmente in uso gratuito alla Società: – n. 12 autobus con propulsione a gas naturale, già in uso alla Società, con valore commerciale periziato complessivo pari a € 1.936.650,00 (al netto IVA) – vedi Prot. n. 18891 del 26.02.2020; – n. 17 autocompattatori, già in uso alla Società, con valore commerciale stimato in € 1.950.000,00 (al netto IVA); – conferimento dei seguenti beni immobili di proprietà comunale, come individuati nel Piano di Ristrutturazione in argomento e suscettibili di valorizzazione secondo la revisione periodica in seno al Piano annuale delle Alienazioni ex Art. 58 D.L. n. 112/2008 e ss.mm.ii.: – immobile sito in Civitavecchia – via Montanucci n° 67 – Fgl. 24 P.lla 30 Cat. A/4, con valore commerciale stimato in € 150.000,00 (al netto IVA) – destinato ad essere utilizzato dalla Società quale deposito logistico di mezzi e attrezzature nell’ambito del nuovo contratto di servizio di manutenzione; – immobile sito in Civitavecchia – via Lungo Porto A. Gramsci n° 123-125-127 Piano terra – Fgl. 22 P.lla 101 Sub 9 Cat. C/1 e n° 131 Piano S1 – Fgl. 22 P.lla 101 Sub 76 Cat. C/2 , con valore commerciale stimato in € 620.000,00 (al netto IVA) – già utilizzato dalla Società quale ufficio T.P.L.; – immobile sito in Civitavecchia – via degli Orti di S.Maria (ex sede Farmacia “Il Faro”) – Fgl. 24 P.lla 661 Sub 6 Cat. C/1, con valore commerciale stimato in € 147.900,00 (al netto IVA) – già utilizzato dalla Società quale deposito logistico; – conferimento in danaro, in parte a copertura delle perdite e in parte in aumento di capitale, nel limite massimo di € 500.000,00, al fine di ricostituire il capitale sociale al livello previsto nella proposta di delibera consiliare n. 42/2020, la quale prevede, nell’ambito dell’approvazione del nuovo Statuto societario, un capitale sociale minimo pari a € 120.000,00 (centoventimila/00)”.

Quindi il Consiglio Comunale ha già deciso di ripianare la perdita e il conferimento di 500mila euro in denaro più gli autobus, automezzi e immobili già in uso a Csp a titolo gratuito.

L’emendamento riguarda il perfezionamento in assemblea dell’operazione da parte del Sindaco:

“Autorizzandolo fin d’ora nella sua qualità di rappresentante del socio unico affinché solo dopo l’acquisizione della disponibilità dell’Istituto bancaria (predelibera bancaria) del finanziamento di euro 2,0 mln di euro previsto dal Piano di Ristrutturazione anche nella forma di prestito chirografario a 72 mesi, provveda in seno all’assemblea della società ad approvare i necessari atti di competenza al fine di completare e perfezionare ogni iter necessario così come rappresentato e previsto dall’art. 14 del D.Lgs n. 175/2016 e dal TUEL conferendogli ampio mandato anche per eventuali modifiche di carattere secondario richieste dal Notaio rogante. In mancanza l’amministrazione valuterà ogni ulteriore decisione nell’interesse della partecipata; che pertanto il conferimento del patrimonio è condizionato all’acquisizione del finanziamento o di atto predeliberativo di un Istituto Bancario che lo garantisca in attesa che si realizzi, che dovrà perfezionarsi entro e non oltre il 15 dicembre 2020, che in mancanza, l’Amministrazione valuterà ogni ulteriore decisione nell’interesse della Partecipata;”

Quindi, leggendo con attenzione quanto approvato dal Consiglio, se anche il 15 dicembre non ci fosse ancora nessuna pre-delibera bancaria, l’Amministrazione dovrà valutare ogni ulteriore decisione nell’interesse della partecipata.

Cosa significa questo?

Che avendo comunque il Consiglio Comunale deliberato di ripianare la perdita e ricapitalizzare, ed essendo tale decisione già esecutiva; non essendoci il buon esito dell’operazione da un punto di vista giuridico, gestionale e amministrativo correlato al finanziamento bancario; potendo la società proseguire la propria attività anche in assenza di tale finanziamento, il Sindaco dovrà comunque concludere il conferimento del nuovo capitale, agendo “nell’interesse della partecipata”.

Scelte diverse comporterebbero la necessità di tornare in Consiglio Comunale, revocare la delibera 78 e votare sullo scioglimento di Csp che, di fatto, da un punto di vista giuridico, non ha continuità aziendale già dal 31 dicembre 2019 essendo stato approvato un bilancio con una perdita che ha fatto diventare negativo il capitale e il patrimonio netto della società.

Scelte diverse dovrebbero anche spiegare, dopo lo scioglimento della società, cosa sia accaduto dopo l’approvazione della delibera.

A questo punto, tutto porta a pensare che la rimozione di Grasso sia legata proprio alla vicenda Csp, che il vice-sindaco era riuscito a salvare: visto che prima dell’azzeramento del quadro politico si era ad un passo (il sindaco ha partecipato a diverse riunioni e quindi ben informato), dalla positiva definizione della vicenda anche con le banche.

Si stavano infatti definendo i nuovi contratti di servizio che avrebbero aiutato a sopperire in parte alla necessità di nuova finanza e proprio il giorno dopo l’azzeramento della giunta, si sarebbe dovuto siglare l’accordo con i sindacati, con un pre-accordo già firmato da Grasso con le organizzazioni sindacali.

Questa mattina Antonio Carbone, amministratore di Csp, insieme al sindaco, avrebbero incontrato l’unica banca disposta a discutere il finanziamento ma nn ne conosciamo l’esito.

Con la sentenza n. 21566 del 18 settembre 2017, la Prima Sezione della Cassazione è tornata a pronunciarsi in tema di responsabilità civile degli amministratori e dei sindaci affermando che, per procedere nei confronti di questi ultimi, è sufficiente che essi abbiano omesso di rilevare macroscopiche violazioni degli amministratori e non abbiano agito di fronte alla commissione di atti di dubbia utilità.

Nel caso specifico, il curatore fallimentare aveva citato in giudizio gli amministratori e i sindaci di una S.r.l. per aver violato gli obblighi inerenti alle rispettive cariche e provocato una grave situazione di dissesto economico e patrimoniale. A titolo esemplificativo, sotto gli occhi dei sindaci, gli amministratori avevano assecondato consapevolmente l’attività antieconomica della società, violato i principi di veridicità, trasparenza e prudenza nella formazione dei bilanci, omesso di procedere al recupero di crediti nei confronti di terzi con conseguente lievitazione delle perdite sociali, consentito ai soci di contribuire ad aumenti di capitale attraverso la compensazione con propri crediti e ceduto a prezzo vile crediti vantati dalla S.r.l. nei confronti di società collegate alle proprie controllanti.

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