Cassino – Fake journalists, la nuova frontiera delle fake news targate AlessioPorcu.it

La blogger Martina Ottaviani non esiste. Un Avatar con un profilo falso dietro al quale si cela colui che ama il vino e detesta l’acqua ma ama nascondersi (caso isolato o…) CLICCA QUI E VEDI MARTINA OTTAVIANI IN AZIONE

CASSINO – Alessio Porcu alias Martina Ottaviani alias chi altri. Il giornalista che ama salire negli uffici del Procuratore di Cassino e in quello del Prefetto per “dovere istituzionale” questa volta l’ha combinata davvero grossa. Molto più grossa dall’aver candidamente ammesso che nonostante prenda una pioggia di finanziamenti pubblici lui è un partigiano.

Che ha combinato questo signore che dispensa giudizi da sommo pontefice in terra Ciociara?

Ha fatto quello che più di deplorevole potrebbe fare un giornalista e cioè crearsi un profilo fasullo, nascondersi dietro la foto di una bella donna e magari arrivare a scrivere bene anche di se stesso come in questo orribile autoritratto: Qualche piccola novità in cucina – AlessioPorcu.it

I giornalisti spesso usano pseudonimi ma si sa sempre molto bene chi si cela dietro quello che poi in inglese è diventato Nikname. (GUARDATE IL BOOK FOTOGRAFICO DI MARTINA OTTAVIANI)

Lui, Alessio Porcu, non si è limitato a cambiare sesso firmando i pezzi probabilmente da lui redatti col nome di Martina Ottaviani. E’ andato ben oltre. Ha creato anche un profilo Facebook di Martina Ottaviani. Chissà con quanti avrà chattato carpendo la loro buona fede ed ottenere informazioni che a lui non avrebbero mai dato.

Ottimo giornalista, non c’è che dire. Un fenomeno degno del Communication Award che ha ricevuto per essere il direttore mega galattico e spaziale di TeleUniverso.

Non vogliamo aggiungere altro, la cosa già ci fa schifo così. Questa volta saremo noi, per dovere istituzionale, a segnalare all’Ordine dei Giornalisti, alla Polizia Postale, Facebook, Procura della Repubblica e Prefetto (che farebbe bene a dare meno confidenza a certi personaggi) questa situazione a dir poco deplorevole.

Nell’era della post-verità emerge una nuova insidia composta da una folta schiera di fake journalists, autori inesistenti che fungono da promotori di campagne propagandistiche.

Con foto profilo rubate online e curriculum inventati di sana pianta, ai profili di questi “giornalisti” non corrispondeva nessun essere vivente.

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