Regione Lazio – Truffa sulle mascherine, processo immediato per gli autori del raggiro

Frode in pubbliche forniture da 22 milioni, tre a giudizio. Il raggiro “denunciato” dalla Protezione civile. I Dpi erano privi della certificazione necessaria ma gli imputati sfruttavano le loro conoscenze anche politiche

ROMA – Tra le tante truffe in cui la Regione Lazio è caduta in piena pandemia questa spicca per il profilo istituzionale di alcuni suoi autori. Dopo gli arresti (ai domiciliari) del marzo scorso, saranno processati con rito immediato i tre autori della presunta truffa aggravata da 22 milioni di euro ai danni della Protezione civile del Lazio con una frode nella pubblica fornitura di cinque milioni di mascherine e 430 mila camici per l’emegenza Covid.

Si tratta dell’imprenditore croato con base a Milano Andelko Aleksic (European Network Tlc srl, ragione sociale: editoria), del lobbista romano Vittorio Farina e del loro socio calabrese Domenico Romeo. I primi due rispondono anche di traffico di influenze. Accusa condivisa, quest’ultima, con l’imprenditore amico di Gianpaolo Tarantini e di Massimo D’Alema, Roberto De Santis, e con l’ex senatore di centrodestra Saverio Romano (già ministro delle Politiche agricole dell’ultimo governo Berlusconi) le cui posizioni sono però ancora all’esame del pm Rosalia Affinito e dell’aggiunto Paolo Ielo. Citato ed evocato nelle intercettazioni per un presunto rapporto di amicizia con Farina, l’ex commissario straordinario Domenico Arcuri non è coinvolto nelle indagini.

«L’attività tecnica — riassumeva l’ordinanza della gip Francesca Ciranna — ha evidenziato il quadro relazionale di cui Farina si avvantaggia nello svolgimento della sua attività di procacciatore di affari per conto della European Network. Farina vanta rapporti con personaggi noti per il tramite dei quali riesce ad avere contratti con pubblici amministratori e lucrando e acquisendo facili guadagni dalla sostanziale impossibilità di controllo da parte del committente sulla qualità dei dispositivi di protezione».

L’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria nasce da una segnalazione della stessa Protezione civile del Lazio (dopo aver letto la nostra inchiesta ovviamente) e ruota attorno alle certificazioni dei prodotti da importare dalla Cina. Certificazioni prima rilasciate da enti non riconosciuti dalla Ue e in seguito forniti da Romeo falsificandoli con un «copia e incolla» da altri contratti. A garanzia della consegna era stata inoltre prodotta una polizza fidejussoria emessa da un soggetto non abilitato all’intermediazione finanziaria. L’Agenzia delle dogane aveva bloccato la merce.

«Domenico (Arcuri, ndr) mi ha promesso che se gli arriva quella lettera autorizza l’acquisto — diceva Farina intercettato con Aleksic —. C’ho un settanta di possibilità che ti faccio pure il Lazio… sto facendo un buon lavoro…». Per De Santis si indaga sulla causale di un bonifico di oltre 30 mila euro disposto a suo favore dalla European Network, che in una operazione catalogata come «sospetta» dai finanzieri ne ha bonificati 58 mila anche a Romano. «Tu lasciami lavorare, c’ho ampia delega, te faccio diventare molto molto benestante, forse potresti anche essere considerato ricco», diceva ancora Farina al socio Aleksic.

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