Strage di Ardea, la criminologa Vagli: “Iniziamo a pagare le conseguenze del lockdown sui pazienti psichiatrici”

ARDEA – il trentacinquenne Andrea Pignani sarebbe uscito di casa ieri mattina intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito prima di uccidere a sangue freddo due bambini e un anziano. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno. I vicini, altri abitanti del comprensorio, raccontano di quella pistola che tirava fuori per minacciare ogni volta che c’era una discussione, qualcosa che lo infastidiva, che fosse la potatura degli alberi o qualche rumore intorno a casa, ma nessuno di loro sembra aver sporto denunce per quegli atteggiamenti. A maggio, sembra  essere stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, anche se la notizia è stata smentita dal sindaco di Ardea, Mario Savarese: “Non ho firmato alcun Tso per il soggetto in questione. In quattro anni ne ho disposto solo uno e non è nei confronti di questa persona. Ho saputo che è stato in cura ma senza il coinvolgimento di questa amministrazione” ha dichiarato all’ Ansa . Restano ancora molti dubbi,  su questo triplice omicidio, soprattutto dopo che l’ unico responsabile si è tolto la vita con un colpo d’ arma da fuoco.

La criminologa 

Ritengo, viste le modalità di aggressione, che Pignani abbia puntato l’arma nei confronti delle prime persone incontrate per strada  e verosimilmente  avrebbe colpito chiunque gli si fosse presentato sul cammino. –  E’ la criminologa investigativa Anna Vagli, consulente tecnico  in alcuni dei principali casi di cronaca nera nazionale, come il caso Ragusa e il caso Evan Lo Piccolo, a parlare – . Dalla strage di Ardea emerge un dato agghiacciante: un soggetto con disturbi di matrice psichiatricache secondo alcuni testimoni in passato avrebbe addirittura collezionato denunce connesse ad episodi di violenza –  era nella piena disponibilità di un arma da fuoco. Arma peraltro non più rinvenuta dopo la morte del padre che di professione faceva la guardia giurata. Non si è tenuto debitamente conto che quell’arma poteva essere stata sottratta da una persona che versava in gravi condizioni di fragilità psicologica. I soggetti affetti da disturbi di matrice psichiatrica sono troppo spesso invisibili alla società e sono invisibili perché la nostra è una società che fa fatica a comprendere l’importanza della salute mentale dei suoi cittadini. C’è un altro dato, – aggiunge la criminologa – che rende ancora più allarmante quanto accaduto ieri. L’emergenza sanitaria e le Politiche di contenimento del virus che hanno impattato in maniera spesso irreversibile sulle condizioni dei pazienti psichiatrici, e con accadimenti come questo, stiamo iniziando a pagarne le conseguenze”.

b.f.

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