Mense scolastiche: pasti scarsi e scadenti, quattro arresti. Nella bufera la Ep Spa che opera anche a Viterbo

Perquisizioni in diverse città d’Italia. Al setaccio anche l’appalto viterbese che l’azienda si aggiudicò nel 2018

ODERZO – La presenza di corpi estranei nei pasti, le scarse quantità delle porzioni, la mancata corrispondenza a quanto previsto dai menù, le temperature di trasporto non idonee e i tempi di consegna non corrispondenti a quanto contrattualmente previsto.

Sono soltanto alcuni dei maggiori disservizi contestati a un’azienda, la Ep spa con sede legale a Roma e operativa a Napoli, che aveva in appalto la ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio in diverse scuole primarie e comuni del Nordest tra i quali, in provincia di Treviso, quelli di Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza.

Le segnalazioni avanzate nell’autunno 2020 dalle commissioni mensa dei rappresentanti dei genitori ha portato i carabinieri del Nas (Nuclei antisofisticazioni e sanità) di Udine e Treviso a indagare sui disservizi denunciati sfociati, all’alba di ieri, in un blitz che ha portato agli arresti domiciliari quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre cinque. Tra loro ai domiciliari anche una donna di Oderzo, Ketty Bandiera, 45 anni, nata a Motta, responsabile d’area e del centro cottura di Motta per la Ep spa. Arresti domiciliari anche per i vertici della società: Pasquale Esposito, 73 anni di Napoli, Massimo Vaccariello, 57 anni di Volla (Napoli), e Agostino Cascone, 33 anni di Sant’Antonio Abate (Napoli). Obbligo di dimora per R. R. , 53 anni di Molfetta (Bari). La lista è completata da altri cinque indagati e 22 perquisizioni.

Le indagini sono state condotte con diverse ispezioni svolte nei centri cottura di Ruda (Udine), Tarcento (Udine), Motta di Livenza e nelle mense delle scuole primarie. I militari dell’Arma dei Nas hanno analizzato anche i documenti di gara e delle forniture delle derrate alimentari. Un contributo è stato fornito soprattutto dalle commissioni mensa dei genitori attraverso il monitoraggio del servizio. L’attività investigativa ha portato gli inquirenti a contestare la continua e pressoché generalizzata violazione delle clausole di appalto relative ad aspetti essenziali dei servizi affidati. Pesantissima l’accusa contestata: frode nelle pubbliche forniture, nella forma aggravata (si rischia, ipoteticamente, fino a 8 anni di reclusione) avendo come oggetto sostanze alimentari, commesso in danno di una decina di Comuni, tra i quali anche il capoluogo friulano di Udine, che avevano affidato in appalto i servizi di ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio alla società interessata dalle indagini.

La EP Spa si aggiudicò il bando di gara a procedura aperta per il servizio di refezione scolastica per il triennio 2018-2021 quindi ormai in scadenza a Viterbo.

Ep Spa si è portata a casa un appalto da 1.080.000 euro all’anno, 3.240.000 per tutto il triennio, 4,72 euro oltre iva per ogni pasto servito nelle scuole comunali. L’appalto è scaduto nel giugno scorso però potrebbero aver usufruito della clausola che, in caso di necessità, può essere prolungato per ulteriori tre anni.

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