Prošek contro Prosecco, Centinaio e Zaia imbestialiti: “Di questa Europa non sappiamo che farcene”

Di qualche giorno fa la sentenza che vieta l’uso di nomi o grafiche che evocano prodotti a denominazione d’origine

La Croazia chiede all’ Ue la tutela della menzione per il suo vino passito, “ Prošek”, e la Commissione europea, valutata la conformità ai requisiti di ammissibilità e la validità della domanda ha deciso di procedere con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea.

Lo ha annunciato il commissario all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, rispondendo a un’interrogazione parlamentare presentata da un gruppo di eurodeputati.

Prošek, un prodotto completamente differente dal Prosecco italiano, fiore all’ occhiello della produzione vitivinicola italiana che abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato 600 milioni di bottiglie dopo aver incassato nel 2019 il riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco.

Dopo la notizia produttori, associazioni e politici si sono mobilitati per cercare chiarezza.
Il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio ha parlato di “una decisione gravissima e con cui di fatto l’Europa smentisce se stessa. Solo pochi giorni fa la Corte di Giustizia Europea era stata molto chiara intervenendo sulla querelle fra Francia e Spagna sul caso Champanillo. Per i giudici, il regolamento Ue protegge le Dop da condotte relative sia a prodotti che a servizi e può sussistere evocazione di una Igp o di una Dop qualora, trattandosi di prodotti di apparenza analoga, vi sia un’affinità fonetica e visiva tra l’Igp o la Dop e il segno contestato. Ci sembra sia proprio il caso del Prosecco e del Prošek”. Mentre per il governatore del Veneto, Luca Zaia, che quando era Ministro dell’Agricoltura, si è sempre prodigato a sostegno dell’ eccellente vino, insorge: “ di questa Europa non sappiamo cosa farcene. Un’Europa che non difende l’identità dei suoi territori, un’Europa che dovrebbe conoscere la storia del Prosecco. Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione Europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il Prosecco ha, addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Una decisione che si pone, per altro, in aperta contraddizione con la sentenza diffusa appena qualche giorno fa, il 9 settembre scorso, dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che vieta l’uso di nomi o grafiche che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dalle norme UE”.

Prosecco
Il prosecco,  è un vino bianco DOC o DOCG, può essere prodotto solo in alcune zone del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e dai vitigni Glera, Verdiso, Pinot bianco, grigio o nero e solo con metodo Charmat. Divenuto noto negli anni novanta come Prosecco IGT (indicazione geografica tipica), ha conseguito nel 2009 la denominazione di origine controllata (DOC).
Alcune storiche denominazioni di questo vino hanno assunto il marchio DOCG (Montello e Colli Asolani prosecco, Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene). Il prosecco è il vino italiano più esportato all’estero. Nel 2014 ha superato per la prima volta lo Champagne per numero di bottiglie vendute nel mondo. Dal 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono inserite nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Prošek

Il Prošek prodotto in Dalmazia è un vino speciale, appartenente alla categoria dei vini da dessert; il metodo di vinificazione, infatti, è totalmente differente da quello adottato per la produzione del vino classico. Le uve solitamente utilizzate per la produzione del Prošek appartengono ad alcuni vitigni autoctoni della Croazia: rukatac, vugava, pošip, malvasia istriana, malvasia di Dubrovnik, lasina, babić, galica o plavac mali. Prodotto in modiche quantità da piccoli produttori locali.

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