Geotermia a Castel Giorgio. La reazione della società dopo la sentenza del Consiglio di Stato: “Chiederemo i danni”

CASTEL GIORGIO – “ll tempo della mediazione è finito. La sentenza del Consiglio di Stato ha messo un punto fermo e definitivo su una vicenda che si trascina dal 2016. I nostri avvocati sono al lavoro perché chiederemo i danni a tutti coloro che ci hanno bloccato, facendoci perdere milioni”.

Così Diego Righini, general manager di Itw Lkw Geotermia Italia, commenta la sentenza del Consiglio di Stato. Due giorni fa i giudici hanno infatti accolto gli appelli che erano stati proposti dalla società Itw Lkw Geotermia Italia e quelli che erano stati presentati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri rispetto alla realizzazione dell’impianto geotermico sull’altopiano dell’Alfina.

Respinto, invece, l’appello incidentale del Comune di Castel Giorgio con i Comuni di Allerona, Castel Viscardo e Orvieto ricadenti sul territorio umbro e quelli di Acquapendente, Bolsena, Grotte di Castro e Montefiascone sul versante laziale, nonché quelli proposti dalle rispettive Regioni Umbria e Lazio“Chiederemo i danni – precisa Righini – per tutti gli oneri causati dal ritardo”. La resa dei conti, chiaramente, coinvolgerà “tutti coloro: enti, associazioni e istituzioni, che hanno di fatto bloccato il progetto” spiega il manager. Se sul fronte legale la palla è in mano agli avvocati, su quello progettuale è in mano ai tecnici, che dovranno redarre, nel minor tempo possibile, un nuovo progetto industriale. Spiega ancora Righini“Dal 2016 ad oggi molti anni sono passati e molte cose sono cambiate. Intanto, dobbiamo far presto perché vogliamo iniziare a produrre e vendere per recuperare gli 11 milioni spesi sino ad oggi. Inoltre, molti altri progetti sono in campo perché si sono aperte altre strade da poter percorrere. L’impianto, una volta a regime, produrrà 40 mila mega watt di energia. Sono tre le ipotesi che stiamo valutando: possiamo vendere energia alla rete nazionale, ai privati oppure, questa la terza via, produrre idrogeno verde”.

Tornando alla sentenza, che ha tra le mani e che sta studiando ormai da due giorni, Righini afferma: “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione su tutto. Ha risposto respingendo ogni richiesta, 37 punti, ciascuno dei quali con un sottopunto, per concludere che il progetto può partire. Questo vuol dire che se i progetti sono ben fatti, non sono pericolosi”. I giudici hanno infatti replicato anche rispetto al paventato pericolo di rischio sismico, sostenendo che, di fatto, l’area dell’Alfina è già inserita in zona sismica. Righini va oltre e aggiunge: “Si è detto a più riprese del pericolo sismico con riferimento all’impianto francese di Strasburgo. Ma è bene chiarire che in quel caso il rischio sismico è stato addirittura creato perché si doveva realizzare l’invaso. E’ chiaro che frantumando la roccia per creare l’invaso si determinano smottamenti e rischi nel sottosuolo. Non è però il caso dell’Alfina, il cui invaso è vasto, presente, e conosciuto benissimo da tutti”.

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