Viterbo – Sulla discarica di Monterazzano un ampliamento (anomalo) da segnalare alla Procura della Repubblica

Se Manlio Cerroni pensa di fare il padrone a Viterbo per tenere sulle corde Ama e Acea si sbaglia di grosso. Autorizzati illegittimamente 600mila metri cubi di ampliamento alla mega discarica succursale di Roma. Basta Tosini. Intanto la SAF è alle prese con lo zinco (lo zinco?)

VITERBO – La Regione Lazio, una decina di giorni fa, ha autorizzato l’ampliamento per altri 600mila metri cubi della discarica di Monterazzano di proprietà dell’ultra ottuagenàrio Manlio Cerroni.

Il nostro territorio paga pesantemente le decisioni di una dirigente, Flaminia Tosini, che è finita agli arresti domiciliari, insieme al suo “amichetto” Lozza, per aver favorito l’apertura di “buche” a discapito dei territori e in favore del portafogli di quest’ultimo (almeno questo dicono le carte della Procura di Roma).

In meno di due anni, da quando è iniziata l’emergenza rifiuti e cioè nel novembre 2019, sono stati consumati 190mila su 275mila metri cubi in discarica a Monterazzano.

La politica a Viterbo tace (te credo, cit. Verdone) e lascia che i rifiuti romani, dopo aver riempito velocemente l’invaso di Civitavecchia, vengano dirottati nella Tuscia.

La partita dei rifiuti che ha visto soccombere l’ex sindaco di Roma, Virginia Raggi, si gioca su tavoli che nella nostra provincia neanche immaginano. Si accontentano delle briciole. Di monnezza.

L’ampliamento autorizzato grazie anche alle scellerate connivenze della vetrallese (ex candidata sindaca del Partito Democratico a Vetralla) Flaminia Tosini devono essere prese in esame anche dalla Procura di Viterbo che ha l’obbligo di porsi delle domande.

Gli inquirenti dovrebbero interrogarsi sul perché, Ecologia Viterbo, titolare della discarica di Monterazzano, abbia deciso in modo unilaterale di non applicare a sé il regime tariffario ex art. 29, L.R. Lazio 27/1998 e DGR 516/2008.

Il Commissario ad acta aveva dato indicazioni ben precise.

La tariffa di accesso in discarica doveva essere determinata mediante regolare procedimento tariffario già in data 13/05/2021.

La Regione non ha immediatamente provveduto e ha emesso (seppur tardivamente) la determinazione n. GR4903-00.001 del 5/08/2021, con la quale prevedeva l’applicazione di una tariffa “provvisoria” e un termine di 45 giorni per la presentazione della documentazione da parte di Ecologia Viterbo per il rilascio della tariffa definitiva.

Ovviamente il termine è scaduto e la tariffa definitiva, a meno che non sia stata decisa in camera caritatis, non risulta sia stata mai determinata.

A fronte di tale inadempienza, non risultano emanate diffide ad Ecologia Viterbo.

Con la allegata determinazione 27/09/2021, n. G11502, è stato autorizzato un sopralzo di ben 600mila metri cubi, senza alcun riferimento né del decreto del Commissario né della tariffa di legge obbligatoria ai sensi della LR 27/98 e della DGR 516/2008.

Questo aspetto costituisce un’ulteriore inottemperanza rispetto a quanto previsto dal decreto del Commissario ad acta in relazione alla tariffa di accesso alla discarica.

Su questa cosa qualcuno c’ha giocato facendo credere che, Ecologia Viterbo, fosse disponibile ad applicare la tariffa “salvo conguaglio all’esito della determinazione della tariffa definitiva e dell’esito del ricorso al TAR”.

Purtroppo però, leggendo le note trasmesse dalla stessa Ecologia Viterbo, dello schema di contratto e del ricorso da essa notificato alla Regione, è evidente esattamente l’opposto di quanto dichiarato in sede di istanza all’aumento della volumetria di conferimento.

Il “padre padrone” della monnezza di Roma, Manlio Cerroni, ha certamente una capacità soprannaturale di longevità e di intelletto.

Sui suoi business e sulla guerra in atto con i colossi Acea e Ama e sull’impossibilità della città di Roma di smaltire i rifiuti a noi poco importa. Se troveranno il modo di autorizzare con qualche alchimia amministrativa la “buca” di Testa di Cane (Roma) non è affare della Tuscia così come far partire l’impianto TMB di Guidonia già oggetto di sequestro da parte della Procura della Repubblica di Tivoli (ma parleremo anche di questo).

Mentre sono in corso queste strategie su come riempire le buche e incassare montagne di soldi senza spendere nulla o quasi, in altri territori, è iniziata la strategia del depistaggio in quel di Frosinone dove, improvvisamente, la SAF (Società Ambiente Frosinone SpA) ha scoperto tracce di zinco nei rifiuti differenziati.

Con una nota inviata ai Comuni che conferiscono i rifiuti nello stabilimento della Saf, a firma del presidente Lucio Migliorelli e del direttore tecnico Roberto Suppressa, è stata comunicata la sospensione del servizio. Su questi personaggi è giunto il momento di scrivere qualcosa e sul perché, improvvisamente, i ciociari hanno iniziato a smaltire lo zinco. Lo dicono le analisi fatte eseguire dalla SAF a laboratori di fiducia mica i bangladini con il banco della verdura che acquistano nella terra dei fuochi…

– segue

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *