Viterbo – Detenuto dal 41 Bis protesta per telegrammi censurati: “Messaggi criptici a collaboratore di giustizia”

Il detenuto aveva fatto ricorso in Cassazione che ha confermato la legittimità del provvedimento adottato dall’Istituto penitenziario

VITERBO – Carmine Amato è detenuto in regime di 41 Bis nel carcere Mammagialla. Attraverso il suo legale aveva fatto ricorso in Cassazione perché la direzione dell’istituto penitenziario aveva trattenuto due telegrammi giunti all’ufficio posta con ordinanza del Tribunale di Napoli in data 10 dicembre 2020.

La decisione è stata adottata perché Amato risultava aver avviato un inizio di collaborazione, ammettendo la responsabilità per taluni delitti di omicidio – sub iudice, innanzi la Corte d’assise
d’appello di Napoli – e indicando i luoghi di occultamento dei cadaveri delle relative
vittime.

La Direzione della Casa circondariale di Viterbo aveva trattenuto due telegrammi in apparenza provenienti dal difensore e dalla moglie di Amato, osservando che il contenuto poteva evocare messaggi criptici, facendo indirettamente riferimento allo stato delle attività di scavo e trattandosi di mezzi di comunicazione che avrebbero avuto caratteristica di “anonimato”.
Pur contenendo i due telegrammi notizie sullo stato delle investigazioni e sull’esecuzione degli scavi in corso, secondo le indicazioni date da Amato, per il rinvenimento dei cadaveri occultati, il
provvedimento di trattenimento era dettato dalla delicatezza delle informazioni contenute e non da mera censura.

Il ricorso è stato respinto e Amato condannato alle spese. (leggi)

sentenza amato carmine

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