Viterbo, rapina alle Poste di Canino. Quattro anni e otto mesi l’ex direttore Massimiliano Ciocia. Condannati anche i complici

VITERBO – Condannati complessivamente con rito abbreviato a più di 29 anni di reclusione 5 dei rapinatori che svaligiarono l’ufficio postale di Canino a novembre del 2020. Massimiliano Ciociaex direttore della filiale, è stato condannato a 4 anni e 8 mesiRoberto Gallo a 4 anniRiccardo Carloni Modesti a 5 anniChristian Lanari a 5 anni e Domenico Palermo Daniele Casertano 5 anni e 8 mesi ciascuno. In mattinata il pubblico ministero Franco Pacifici, concludendo la propria requisitoria, aveva chiesto 8 anni per Domenico Palermo, Daniele Casertano, Christian Lanari, Riccardo Carloni Modesti e 6 anni per Massimiliano Ciocia e Roberto Gallo.

Per Bruno Laezza, il settimo membro del gruppo e l’unico ad aver scelto il rito ordinario, invece, il processo si è aperto il 19 ottobre scorso con l’udienza dedicata all’ammissione delle prove. A costituirsi come parte civile nel procedimento durante la seduta che si è celebrata tre settimane fa soltanto Poste Italiane. I sette uomini, che il 28 novembre 2020 misero a segno una rapina da migliaia di euro, svuotando le casse della sede postale del piccolo centro dell’Alta Tuscia, finirono in manette tra l’8 dicembre e il 25 gennaio 2021. Le indagini arrivarono a una svolta quando gli ultimi tre fuggitivi, considerati gli artefici materiali del colpo, furono arrestati. Stando alla tesi investigativa, due di loro si trovavano a bordo di un’auto, una Lancia Ypsilon di colore rosso piuttosto datata, appostata davanti all’ufficio in via Garibaldi, mentre il terzo avrebbe fatto irruzione da solo all’interno dell’ufficio, travestito da corriere espresso e minacciando i presenti con una pistola. Nel corso dell’azione il tiratore libero sarebbe riuscito ad accaparrarsi i soldi con la connivenza dell’allora direttore. I banditi si sarebbero impossessati in totale di 200 mila euro.

Tuttavia resta l’incognita sulla refurtiva, in quanto mancherebbe all’appello gran parte del malloppo. A tale proposito, durante gli accertamenti iniziali furono rinvenuti solo i primi 30 mila euro, somma che il direttore aveva tenuto per sé, ma venne sorpreso dai militari, che lo stavano monitorando e pedinando da tempo. I carabinieri, infatti, lo colsero con le mani nel sacco proprio nel momento in cui stava caricando nella propria macchina il bottino messo da parte. Le investigazioni, sotto il coordinamento del pm Franco Pacifici, sin da principio si focalizzarono sul possibile coinvolgimento di un dipendente che avrebbe agito da basista, e infatti il giorno della festa dell’Immacolata di quasi un anno fa, fu proprio l’ex direttore della filiale a essere raggiunto da una misura cautelare che lo sottopose agli arresti domiciliari. Dopo la lettura del dispositivo i legali di Lanari, gli avvocati Samuele De Santis e Graziana Papa, hanno dichiarato che attenderanno le motivazioni per ricorrere in Appello.

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