Tarquinia – Centodieci anni di Sebastian Matta. La città rende omaggio all’artista cileno

TARQUINIA – La città di Tarquinia ha reso omaggio oggi a Sebastian Matta nato a Santiago del Chile l’11 11 1911.

Matta è uno dei pittori latinoamericani più influenti del xx secolo. Figura del surrealismo e primo mentore degli espressionisti astratti.

Precursore di nuovi modi di concepire lo spazio, il tempo, le forme tridimensionali e le complessità esistenziali. Intensa la sua attività.

Dopo aver studiato architettura all’Universidad Católica di Santiago, si è recato a Parigi nel 1934 per lavorare come apprendista nello studio dell’architetto Le Corbusier. Verso il 1935 ha incontrato personaggi come il poeta Federico García Lorca, Salvador Dalí, André Breton. Nel 1937 ha abbandonato l’atelier di Le Corbusier per aderire al movimento surrealista. Nello stesso anno ha esposto i suoi disegni alla mostra dei surrealisti alla Galerie Wildenstein di Parigi.

Nel 1938 ha iniziato a dipingere a olio, realizzando una serie di paesaggi fantastici che chiamava inscapes (paesaggi interiori) o morfologie psichiche.Nel 1939 si è trasferito a New York dove ha frequentato gli altri surrealisti emigrati. Durante gli anni quaranta la sua pittura ha anticipato molte innovazioni dell’Espressionismo astratto, influenzando molti artisti della cosiddetta Scuola di New York, in particolare gli amici Arshile Gorky e Robert Motherwell.

Dalle nuove generazioni di artisti era considerato come uno dei maestri a cui guardare e ispirarsi nella pittura contemporanea. Verso la fine della guerra ha elaborato immagini sempre più mostruose, nelle quali la presenza di forme meccaniche e di effetti cinematografici rivelava l’influenza di Marcel Duchamp, incontrato nel 1944. Nel 1948 è tornato in Europa, stabilendosi a Roma nel 1953. Nel 1956 ha realizzato una pittura murale per il palazzo dell’Unesco a Parigi.

L’anno dopo, il Museum of Modem Art di New York gli ha dedicato un’importante retrospettiva, successivamente presentata all’Institute of Contemporary Art di Boston e al Walker Art Center di Minneapolis. Ha esposto alla Biennale di San Paolo nel 1962, a Berlino nel 1970 e ad Hannover nel 1974. Nel 1990 ha ricevuto il Premio Nazionale d’Arte del Cile e ha tenuto una retrospettiva delle sue opere nel Museo di Belle Arti di Santiago. L’artista è morto a Civitavecchia, il 23 novembre 2002.

A gennaio 2020, dopo molti anni di assenza, hanno ripreso il loro posto nella sala del consiglio della città di Tarquinia le famose tele realizzate dal Maestro Matta denominate “Autoapocalipse 1975” e “La cavalcata degli Etruschi 1975” .

I dipinti riconsegnati sono di dimensioni molto grandi 5,50 x 2,50 e 6 x 2,80 e sono state collocate in alto nella parte centrale della sala. Altra opera donata al Comune di Tarquinia è “Perché le vittime vincano”.

Sempre nel 1975 l’artista la donò alla città, dove viveva ormai da anni. L’opera di Matta in qualche modo è un inedito. Non è stata mai studiata e il Comune l’aveva appesa, pare, su una parete di pietra. Le percolazioni d’acqua, assieme a qualche urto di troppo, sembra abbiano provocato delle lacerazioni. Pertanto l’amministrazione Giulivi ha incaricato l’Università della Tuscia del restauro. Ad occuparsi dell’opera, a salvarla e a studiarla per la prima volta sono adesso i ragazzi e le ragazze del quarto anno del corso di conservazione di beni culturali dell’Università degli studi della Tuscia coordinati dalla restauratrice Nicoletta Fontani.

I laboratori di restauro sono invece diretti dalla docente Unitus Maria Ida Catalano.

L’Università che sta ultimando il restauro conta di riconsegnare l’opera nel corso dell’anno 2022. Un lavoro importante, un’opera che come dichiarato da fonti scritte “testimonia l’impegno socio politico di Matta, che dichiarava di avere eseguito l’opera ‘in un momento in cui nel paese dove sono nato sono venuti fuori dei tiranni e io li ho comparati con quelli che in passato si sono dati arie da conquistatori ma che in realtà sono arrivati in America solo per rendere schiavi tutti gli altri’”. L’opera è un trittico su carta, incollata su tela, realizzato, probabilmente, con tecnica mista, pastelli ad olio e gessetto, ed è stata sottoposta ad analisi diagnostiche condotte da un laboratorio di Scienza dei materiali, interno dell’Università, che sono servite a studiare la tecnica di esecuzione dell’opera e i materiali utilizzati.

Matta è fuggito dalla dittatura cilena, quella di Pinochet salita al potere nel 1973 che lo avrebbe perseguitato e ucciso e Tarquinia lo ha accolto, lo ha riconosciuto e lo ha celebrato in vita, rendendosi fin da subito conto, almeno allora, chi aveva di fronte: uno dei più grandi artisti del XX secolo. “Perché le vittime vincano” è un’opera contro le dittature dell’America latina nata, tra la fine degli anni ’60 e la seconda metà dei settanta, con l’operazione Condor voluta da agrari e multinazionali, in partnership con i governi statunitensi di Nixon, e del segretario di stato Kissinger. Proprio negli anni in cui Matta regalava la sua opera al Comune di Tarquinia nasceva un movimento antinucleare che prese piede in Italia a partire dalla centrale nucleare di Montalto, al centro anche di duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante gli anni ’80. Gruppi che si sono battuti per la libertà e la democrazia, sostenendo apertamente la rivoluzione sandinista in Nicaragua, riuscendo inoltre a liberare alcuni prigionieri politici dalle galere delle dittature sudamericane.

L’opera di Matta è importante pure per questo. Ed è importante che anche per questo venga salvata. “Perché le vittime vincano”. Tante le opere che collegano l’artista alla città di Tarquinia, molte delle quali prodotte nella casa della Bandita, come l’Autoapocalipse, altre nella città dai disegni di un grande pannello per la scuola materna di via Palmiro Togliatti (opera architettonica di Massimiliano Fuksas), al trittico pittorico intitolato Perché le vittime vincano, testimonianza dell’impegno sociale e politico di Matta.

Il critico d’arte Marziano e il professore Brunori ne hanno tracciato un vivo ricordo biografico e artistico, arricchito dalle parole dalla signora Matta: “Aveva un rapporto profondo con questa città e questa terra, in cui ha trascorso anni sereni e intensi. Amava ridere e ripeteva sempre alle persone che lo circondavano di non avere paura di esprimere idee e realizzare desideri”.

Anche il Sindaco Alessandro Giulivi esprime ancora una volta stima ed amicizia per uno degli artisti più importanti della città di Tarquinia: “Oggi ricorre l’anniversario di un uomo, un artista, un cittadino di Tarquinia che ha contribuito in maniera straordinaria ad arricchire il mondo dell’arte e far conoscere il nome di Tarquinia nel mondo.

Il messaggio sociale delle sue opere, la sua vita, la sua visione eclettica ma eticamente corretta e coerente con i principi cardine dell’umanità raccontano attraverso l’arte una parte di storia mondiale che percorre continenti, nazioni, fino ad approdare qui, a Tarquinia. Ed è qui che il percorso culturale che abbiamo iniziato con i restauri e con altre iniziative che si stanno programmando, deve assolutamente continuare in collaborazione con la famiglia e gli archivi.

Di lui nel 1944 Breton scrive: «Matta è colui che maggiormente tiene fede alla propria stella, che è forse sulla strada migliore per arrivare al segreto supremo: il controllo del fuoco» Buon compleanno Sebastian!”

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