Civitavecchia – Inchiesta Darsena, assolti Moscherini, De Francesco e Monti

I primi due finirono addirittura agli arresti domiciliari con il tentativo di “catturare” l’ex sindaco di Civitavecchia a Miami. A causa dell’inchiesta ha fallito la GBU Corporation, chi risarcirà i danni?

CIVITAVECCHIA – Dopo cinque anni si è chiusa una delle più clamorose inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la città di Civitavecchia e cioè quella sulla realizzazione della nuova Darsena.

Il 16 marzo del 2016 scattò il blitz che portò prima agli arresti domiciliari l’ex assessore nonché braccio destro di Moscherini, Enzo De Francesco.

Cinque giorni dopo, il 21 marzo, i militari del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Roma arrestarono Giovanni Moscherini al suo arrivo all’aeroporto di Malpensa di ritorno dal SeaTrade di Miami.

Ex sindaco di Civitavecchia tra il 2006 e il 2011 e già presidente dell’Autorità Portuale di Fiumicino, Gaeta e Civitavecchia dal 2001 al 2006. Il responsabile nazionale della portualità e dell’economia del mare di Forza Italia era in quel momento amministratore della società edile G.B.U. Corporation srl, che a seguito di questa inchiesta perse un appalto milionario con Enel e fallita proprio quest’anno. L’accusa di tentata estorsione.

Moscherini fu sottoposto agli arresti domiciliari, come detto precedentemente, insieme a Vincenzo Di Francesco, suo storico collaboratore.

Secondo l’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia e dall’allora sostituto Lorenzo Del Giudice, i due avrebbero posto in essere un tentativo di estorsione quando l’ex primo cittadino del Comune laziale aveva chiesto all’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta di intervenire abusivamente per favorire l’acquisto per un importo compreso tra i 20 ed i 23 milioni di euro, di una cava di proprietà di una società viterbese, che avrebbe dovuto fornire il materiale lapideo necessario per la realizzazione di un appalto pubblico, minacciando di denunciare per non conformità delle relative forniture, i titolari delle cave ai quali erano stati assegnati i subappalti. Un operazione che per Moscherini avrebbe portato un ingiusto profitto pari all’8 per cento del fatturato, almeno 1.600.000 euro.

Addirittura finì coinvolto anche l’allora presidente dell’AdSP Pasqualino Monti accusato di non aver denunciato all’autorità giudiziaria il tentativo di estorsione subito.

La sentenza però ha dato ragione a tutti. Non c’è stata estorsione. La sentenza è arrivata nonostante fosse ampiamente prescritta a dar ragione agli imputati.

Non ci fu la tentata estorsione e non c’era niente da denunciare. Adesso chi risarcirà Moscherini del danno cagionato da questa inchiesta?

Chi risponderà del fallimento della GBU Corporation causato dalla revoca dei lavori e dallo stravolgimento degli asset societari?

Anche Enel in questo caso sarà chiamata a rispondere dell’eccessivo zelo adottato nei confronti della GBU che ha fatto perdere lavoro a decine di famiglie.

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