Vetralla – La follia di Tomkow (e l’alcol) hanno messo fine alla vita del figlio Matias

L’infanticida è adesso piantonato presso l’ospedale Belcolle ma non è in pericolo di vita

VETRALLA – Da qualche settimana non poteva vedere la moglie e il figlio. Non poteva avvicinarsi a loro, né frequentare l’abitazione dove era stato fino a quando il gip di Viterbo gli ha notificato il divieto di incontrare la sua famiglia.

Mirko Tomkow, manovale polacco di 44 anni, era stato molto violento, sia con il ragazzino, sia con la donna. Minacce e aggressioni reiterate che hanno spinto la moglie, Mariola Rapaj, domestica albanese di 35, a denunciarlo.

L’escalation di violenza da parte del marito l’aveva messa a dura prova, oltre a spaventarla.

Tanto che si era raccomandata con il figlio Matias, dieci anni, di non aprire la porta di casa, in una palazzina di due piani in stradone Luzi, nel centro di Cura di Vetralla, nel Viterbese, fino a quando non fosse tornata dal lavoro. A nessuno, papà compreso.

Mirko Tomkow con la moglie Mariola Rapaj

Ma ieri pomeriggio è successo qualcosa per cui il bimbo ha invece fatto entrare il padre, che secondo gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Viterbo poco dopo lo ha ucciso con una coltellata alla gola nella camera da letto dei genitori.

Quindi l’operaio potrebbe aver ingerito qualche medicinale o sostanza che gli hanno fatto perdere i sensi: ora è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Belcolle di Viterbo.

Non è in pericolo di vita, ma è piantonato in stato di fermo per omicidio aggravato dal fatto che la vittima era minorenne.

A dare l’allarme, alle 15.30 di ieri, i vicini di casa che hanno udito le grida disperate della madre. Al suo rientro a casa dopo il lavoro, Mariola ha trovato il figlio ormai morto, mentre il marito era esanime a terra in un’altra stanza.

Sotto choc, incapace di parlare anche con i carabinieri, la 35enne è stata trasferita in una struttura sanitaria della zona dove è stata trattenuta in osservazione. È sotto sedativi.

I carabinieri, coordinati dal comandante provinciale Andrea Antonazzo, stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto nelle due ore intercorse fra l’uscita da scuola di Matias, che frequentava la quinta nella primaria a Cura di Vetralla — proprio di fronte alla casa dei genitori e a due passi dalla parrocchia di Santa Maria del Soccorso —, poco dopo le 13, e la scoperta della tragedia da parte della madre.

Fino alla prima mattinata Tomkow era ricoverato in un ospedale romano perché affetto da Covid: non è chiaro se si sia allontanato di nascosto o sia stato dimesso al termine del periodo di isolamento, anche se gli investigatori tendono a escludere che il 44enne possa essere «evaso» dal reparto dei contagiati per tornare a Vetralla dove comunque era rimasto a vivere dopo il divieto di avvicinamento.

Un provvedimento che sarebbe stato preso anche sulla base delle testimonianze raccolte fra i vicini di casa proprio nella palazzina di stradone Luzi: avevano sentito la coppia litigare più volte negli ultimi tempi.

Della questione erano a conoscenza da poco tempo i servizi sociali.

«Stiamo ricostruendo tutto», conferma il sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani che per oggi ha decretato il lutto cittadino e organizzato una veglia di preghiera. «Il minimo che potevamo fare per onorare la memoria di quel povero bambino — spiega ancora —. Per noi la sua sembrava una famiglia normale, anche se il padre era conosciuto per alcuni comportamenti esagerati in piazza, soprattutto di notte. Colpa dell’alcol, mai però avremmo pensato a una conclusione tanto inaudita che adesso ci fa sentire davvero impotenti».

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