Rifiuti – Nel Lazio un monopolista (Cerroni) crea l’emergenza e fa pagare di più i cittadini. Lo dice l’Antitrust

Una Delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato del 30 novembre non lascia spazio a dubbi: “l’utilizzo dell’impianto di RIDA da parte di AMA potrebbe non solo contribuire ad una pronta pulizia della città di Roma, ma anche generare una riduzione della TARI pagata dai cittadini del territorio”. Facile a dirsi, ma le Istituzioni continuano a fare orecchie da mercante. E assecondare il “supremo”

VITERBO – La soluzione i lì, dietro l’angolo. In 5 minuti si potrebbe risolvere l’emergenza rifiuti a Roma e nel Lazio ma la Regione fa orecchie da mercante.

Assecondando, soprattutto attraverso la recente approvazione di un Piano Rifiuti nato vecchio e male, chi desidera da decenni monopolizzare la gestione dell’immondizia nel Lazio: Manlio Cerroni.

Questa non è una teoria, ma lo dice l’Antitrust, a pagina 18 della Delibera del 30 novembre che ha visto come relatore un pezzo da novanta della cultura giuridica: il professor Michele Ainis.

Il testo recita testualmente: “l’utilizzo dell’impianto di RIDA da parte di AMA potrebbe non solo contribuire ad una pronta pulizia della città di Roma, ma anche generare una riduzione della TARI pagata dai cittadini del territorio”.

Bene. Molti allora potrebbero dire: perché non si è intrapresa questa strada?

Nelle 19 pagine il segretario generale Filippo Arena (che non ha legami di parentela con il sindaco di Viterbo) e il presidente Roberto Rustichelli spiegano come questo non sia stato possibile.

Dalla situazione esposta nella delibera emerge uno scenario di gap impiantistico nel Lazio, in particolare in alcune aree regionali, e soprattutto per la fase dello smaltimento.

Per quanto riguarda gli scarti da smaltire in discarica, sono attualmente in funzione solo due impianti, uno sito a Viterbo ed uno, appena riaperto, ad Albano Laziale (mentre nessuna discarica è presente nei tre ATO di Rieti, Frosinone e Latina).

In quest’ottica, nel dare conto di tale situazione di carenza impiantistica, l’ultimo Piano regionale dei rifiuti del Lazio del 2020 ha previsto investimenti in nuovi impianti e il potenziamento di quelli attuali (investimenti rimasti tuttavia ancora inattuati); e, per un periodo transitorio triennale, stabilito che, in caso di carenza impiantistica in un determinato ATO, l’ATO deficitario possa utilizzare impianti presenti in altri ATO, nel rispetto del principio di prossimità e per un periodo massimo di 36 mesi.

L’immobilismo dell’amministrazione regionale ha avuto come conseguenza quella appena descritta: una discarica a Viterbo ed una ad Albano Laziale.

Con una pesante anomalia: sotto il profilo soggettivo, le due discariche attualmente attive di Ecologia Viterbo ed Ecoambiente (Albano) sarebbero, almeno in parte, riconducibili ad un unico centro di interessi (Cerroni) che avrebbe peraltro una serie di partecipazioni in alcune società attive nella fase del trattamento dei rifiuti indifferenziati nella Regione Lazio.

RIDA Ambiente gestisce un impianto di trattamento dei RUR presente nel Lazio, sito ad Aprilia (LT), all’interno del territorio dell’ATO – Latina.

L’impianto di RIDA ha una capacità produttiva autorizzata pari a 409.200 tonnellate/anno di rifiuto. Nell’ultimo anno il 50-60% della capacità dell’impianto non è stata utilizzata. Il 35-45% circa del materiale in uscita dall’impianto di RIDA si trasforma in scarti, che devono essere conferiti in discarica.

Il TAR Lazio ha nominato un Commissario ad acta che, lo scorso 12 maggio 2021, ha stabilito che RIDA avrebbe potuto smaltire i propri scarti presso le due uniche discariche regionali al tempo operative, ossia quella di MAD a Civitavecchia (poi chiusa perché riempita in meno di due mesi) e quella di Ecologia Viterbo.

Dopo la chiusura del sito di Civitavecchia, l’impianto di Ecologia Viterbo è rimasto l’unico accessibile per il conferimento degli scarti.

Questo scenario ha dato un enorme potere all’azienda tanto cara a Cerroni, potendo fare a proprio piacimento il bello e cattivo tempo.

Ad oggi, infatti, l’accesso nella discarica del “supremo” non è mai avvenuto.

Attualmente RIDA prosegue la propria attività (su scala ridotta) grazie al conferimento di parte degli scarti ad una discarica sita in Toscana, la cui volumetria si sta tuttavia esaurendo.

Questo conferimento non è mai avvenuto in virtù di una serie di comportamenti tesi ad ostacolare l’accesso di RIDA nella discarica del “supremo”.

Atteggiamenti che hanno cercato di mettere in difficoltà l’azienda di Aprilia sia dal punto di vista economico che dell’omologa del rifiuto.

Contravvenendo in toto anche alle disposizioni della regione Lazio. Compresa la determinazione del 5 agosto 2021, con cui la Regione Lazio ha fissato la tariffa provvisoria di accesso per RIDA all’unica discarica per essa attualmente designata, ossia quella di Ecologia Viterbo. Cerroni avrebbe voluto il “prezzo libero”.

Il mancato accesso alla discarica di Ecologia Viterbo da parte di RIDA può essere riconducibile a un abuso di posizione dominante posto in essere da Ecologia Viterbo, quantomeno a partire dal 9 agosto 2021 e tutt’ora in corso.

L’interesse di Ecologia Viterbo ad escludere RIDA dall’accesso alla propria discarica, inoltre, secondo l’Antitrust, “sembra legato sia alla circostanza che si tratta di operatori direttamente concorrenti nel mercato a monte del trattamento, sia all’ipotesi, in merito all’esistenza di una comunanza di interessi tra Ecologia Viterbo e altre società attive nel trattamento e nello smaltimento di rifiuti indifferenziati nel Lazio e, dunque, ad un più ampio possibile intento di monopolizzazione dell’intera filiera regionale”.

Secondo l’Autorità, inoltre, “le condotte esaminate appaiono suscettibili di rientrare nell’ambito della possibile applicazione dell’articolo 102 TFUE, in quanto interessano un mercato di dimensione regionale che costituisce parte rilevante del mercato europeo, peraltro particolarmente importante in funzione della presenza al suo interno della città di Roma Capitale.

Tali condotte sono pertanto potenzialmente idonee a limitare gli scambi tra gli Stati membri dell’Unione europea”.

La conclusione a cui giunge l’Antitrust è agghiacciante e mette in risalto, ancora una volta, i “ricatti” messi in atto da chi gestisce, in regime di monopolio, i rifiuti nel Lazio: “La condotta di Ecologia Viterbo appare suscettibile di generare non solo l’esclusione di un concorrente efficiente dal mercato del trattamento dei RUR ma, nella misura in cui interferisce con la possibile sottoscrizione di un accordo tra RIDA ed AMA, potrebbe determinare il perdurare della situazione di emergenza connessa allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati nel territorio di Roma Capitale.

La prosecuzione dell’emergenza potrebbe generare disagi per l’utenza da un punto di vista sia ambientale che economico, rendendo per AMA necessario l’invio continuativo di parte dei RUR prodotti fuori Regione, a costi verosimilmente più elevati di quelli sostenuti in caso di utilizzo dell’impianto di RIDA alla tariffa definita dalla Regione Lazio; al contrario, l’utilizzo dell’impianto di RIDA da parte di AMA potrebbe non solo contribuire ad una pronta pulizia della città di Roma, ma anche generare una riduzione della TARI pagata dai cittadini del territorio”.

Ed AMA, come ricordato nella Delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato, ha preferito non conferire i rifiuti da trattare presso l’impianto RIDA, nonostante la capacità residua dell’impianto di Aprilia potrebbe consentire la pronta risoluzione dell’attuale emergenza rifiuti a Roma. Il mancato conferimento all’impianto di RIDA dei rifiuti di Roma Capitale è stato messo in collegamento, da AMA, alla mancata disponibilità per RIDA di adeguati siti di discarica nella Regione. Grazie, appunto, alla condotta “scorretta” di Ecologia Viterbo.

Molto presto parleremo dell’altra discarica presente sul territorio regionale. Che faceva (?) capo allo stesso imprenditore: Manlio Cerroni. Con tanto di voltura avvenuta nonostante un provvedimento di interdittiva antimafia che grava sulla soc. Pontina Ambiente, ancor oggi proprietaria della discarica.

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