Civitavecchia – Chiude il deposito fiscale: oltre 200 rivenditori in rivolta

Disagi e aggravio di costi per i tabaccai da Fiumicino a Capalbio, costretti a rivolgersi a Ronciglione. Si apre un nuovo problema occupazionale sul territorio

CIVITAVECCHIA – Un fine anno amaro per i sette lavoratori del deposito fiscale di via dei Poggi a Civitavecchia che da oggi, ufficialmente, sarà chiuso.

Per loro al momento nessuna alternativa, se non la perdita del posto di lavoro. Per il territorio un ulteriore impoverimento, soprattutto in un periodo già difficile come quello segnato dal Covid.

Invece di evitare altri problemi, oggi si apre l’ennesima vertenza ma soprattutto si va a scrivere la parola fine ad una struttura che in questi decenni ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale, inserita in un’area strategica, tra il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino, a servizio di oltre 200 rivenditori da domani costretti, secondo i piani della società che gestisce il magazzino, la Logista, a fare riferimento ad una struttura di Ronciglione.

Questo significa, per loro, un aggravio di costi e disagi dal punto di vista organizzativo. Senza considerare il fatto che, quest’anno a quanto pare, il deposito di Civitavecchia ha chiuso con un fatturato di circa +30% rispetto allo scorso anno.

Già lo scorso anno il rischio chiusura si era abbattuto sul magazzino, scongiurato poi dall’intervento degli esponenti politici e delle istituzioni del territorio e, soprattutto, dal presidente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Marcello Minenna attraverso il quale si era riusciti a rinviare di un anno il piano degli interventi di disattivazione dei depositi gestiti da Logista Italia. Ma oggi, a quanto pare, salvo ripensamenti dell’ultima ora, la decisione sembra essere presa.

Gli oltre 200 rivenditori in queste settimane hanno fatto sentire la propria voce, manifestando il proprio dissenso, attraverso lettere, mail ed interventi. Ma non è servito. Soprattutto non sarebbero stati supportati da associazioni di categoria e sindacati di riferimento.

E probabilmente, rispetto allo scorso anno, meno incisiva è stata anche la voce del territorio; casi come questi, strutture strategiche che si perdono, dovrebbero essere al centro di interrogazioni parlamentari o comunque arrivare sui tavoli di chi, queste decisioni, dovrebbe gestirle.

Perdere ulteriori pezzi importanti significa non tenere un territorio centrale come quello di Civitavecchia nella giusta considerazione: l’ennesima battaglia che la politica, in modo bipartisan, dovrebbe vincere una volta per tutte.

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