Civitavecchia Porto – Aumenti dei costi frontalieri, Serpente: “Serve l’intervento del Ministero”

Per il vice presidente del Cfft Sergio Serpente, dopo la bocciatura del Tar, chiama in causa il Ministro dei Trasporti

CIVITAVECCHIA – Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso con il quale la “Civitavecchia Fruit & Forest Terminal spa” ha impugnato la nota del Ministero della Salute – Posto di Controllo Frontaliero Porto di Civitavecchia del 29 marzo 2021 – avente ad oggetto il Decreto Legislativo 2 febbraio 2021 n. 32, di adeguamento al Regolamento (UE) 2017/625 –  relativa alle specifiche tariffe applicate dal Pcf alle operazioni di controllo svolte presso i magazzini Cfft a partite di animali e merci in transito verso navi da crociera, basi militari e verso altri magazzini doganali nell’UE.

“La Nota impugnata – spiegano dalla società italo belga – senza preavviso, senza alcuna preventiva istruttoria e senza alcun mutamento nel tipo e nell’intensità dei controlli rispetto a quelli svolti il giorno prima alle stesse operazioni di controllo svolte presso i magazzini Cfft, ha prodotto un aumento esponenziale dei costi a fronte della ribadita non mutata tipologia ed intensità dai controlli da parte del Pcf; basti dire che in conseguenza della Nota la tariffa dei controlli è passata da 30 euro + 20 ogni quarto d’ora di lavoro per addetto al controllo, in pratica 30 euro + 20 ogni 10 certificati, ad oltre 50 euro per ogni singola operazione di controllo e certificato. E ciò nonostante che anche il Regolamento (UE) 2017/625, che si applicava già dal 2019, prevedesse anch’esso, per le partite di animali e merci in transito o trasbordate provenienti da paesi terzi – come sono quelle del caso di specie Cfft –  solo ed esclusivamente “30 euro per partita, con una maggiorazione di 20 euro per quarto d’ora di lavoro svolto da ogni addetto ai controlli”.

Di tanto si sono immediatamente lamentati i clienti di Cfft sui quali incombe, in ultima istanza, ogni onere tariffario imposto dal Pcf e sui quali Cfft “ribalta” detto costo”.

Cfft si è fatta quindi carico di intraprendere l’iniziativa giudiziale contro la Nota, anzitutto a tutela dei propri clienti diretti;” ma anche a tutela degli interessi del Porto di Civitavecchia, e dei suoi operatori tutti – hanno aggiunto – per mantenere invariati i livelli tariffari e quindi proteggere il traffico commerciale del porto stesso. Risulta infatti a Cfft, dalla segnalazione dei propri clienti, che altri Paesi dell’Unione Europea avrebbero applicato il Regolamento mantenendo invariato il livello tariffario dei servizi di controllo frontaliero all’importazione dei prodotti sopra citati.

Solo l’Italia avrebbe, con il citato D.Lgs. 32/2021 (intervenuto a 3 anni dall’entrata in vigore del Regolamento UE), adeguato la normativa interna al Regolamento introducendo un ingiustificato aumento delle tariffe in parola, e in misura tanto significativa.

Tale disallineamento delle politiche tariffarie tra l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione europea ha indotto i nostri clienti a segnalarci anche l’intenzione di indirizzare i propri traffici di importazione verso altri porti dell’Unione Europea, se il regime tariffario introdotto dal D.Lgs 32/2021, e applicato alla Cfft dalla Nota Pcf impugnata, non dovesse tornare ai valori precedenti.

Cfft si riserva pertanto di valutare se fare ricorso in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio e di intraprendere ogni ulteriore iniziativa legale ritenuta utile al fine di ottenere il ripristino del regime tariffario previgente la nota del 29 marzo 2021, anche contestando la violazione delle norme comunitarie poste a tutela della concorrenza”.

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