Verona – 54ª edizione del Vinitaly, un trionfo per i vini del Lazio e delle aziende viterbesi

Montefiascone e Tarquinia le più presenti. E il grande chef Vissani brinda con il brandy della Valle del Marta “Numa”

VERONA – Domani chiude la 54ª edizione del Vinitaly,  la fiera espositiva con i migliori vini d’Italia, dopo due anni di stop per la pandemia.

Gusta il vino Senti il Lazio” è slogan scelto dalla Regione per la propria presenza a questa edizione di Vinitaly.

Un Padiglione di 1800 mq, all’ingresso principale Cangrande di Verona Fiere (Pad. A), la cui scenografia è dedicata alle bellezze naturalistiche e paesaggistiche delle cinque province di Roma, Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina. Lo spazio istituzionale del Lazio, per l’intera durata della manifestazione, ospiterà un calendario ricco di iniziative, realizzate in collaborazione con Excellence Eventi, nell’apposita sala degustazione da 30 posti.

 

 

L’ultimo evento in programma domani è interamente dedicato alla presentazione del “DivinoEtrusco” di Tarquinia. Una folta delegazione è giunta a Verona per pubblicizzare un evento che quest’anno punta ad un salto di qualità sia per numero di espositori che per numero di eventi e spettacoli.

A 24 ore dalla chiusura un risultato straordinario è stato comunque raggiunto grazie alle aziende della Tuscia e della Maremma Laziale che hanno presentato prodotti di straordinaria qualità.

 

 

Il presidente della Regione Lazio Zingaretti, insieme all’assessore all’agricoltura della giunta capitolina Sabrina Alfonsi sono giunti allo stand dell’azienda Valle del Marta proprio mentre da San Francisco arrivava la notizia dell’ennesimo riconoscimento al brandy della famiglia Pusceddu, NUMA che ha raggiunto l’incredibile quotazione di 187 dollari la bottiglia.

Dopo due primi posti, ieri, è arrivata la medaglia d’argento per il “NUMA Gold Label Brandy” che oltre ad essere la conferma della bontà del prodotto ha permesso ad altri due straordinari prodotti (in categorie diverse) di ottenere prestigiosi riconoscimenti.

Medaglia d’argento per l’amaro “RedBitterCherry” realizzato con 20 erbe amare e caratterizzato da una visciola selvatica della Tuscia.

 

 

Medaglia di bronzo per i liquori amari aromatizzanti “BlackBitterOrange” che è caratterizzato dalla presenza del “merangolo” arancia selvatica tipica dell’Italia che i contadini utilizzavano per addolcire il sapore delle verdure “forti” usandone la scorza bollita. Usata anche nel 1800 nei frantoi per esaltare il profumo dell’olio extra vergine d’oliva appena prodotto al momento dell’assaggio spremuto sul pane appena scaldato.

 

 

Anche “Lo Chef” Gianfranco Vissani non è mancato ai festeggiamenti ed è stato omaggiato con una bottiglia del prestigioso “NUMA Gold Label Brandy“.

Tutte le cantine viterbesi però hanno riscosso un grandissimo successo. Premiato il lavoro delle aziende della Tuscia presenti:

  1. Tenuta Ronci di Nepi;
  2. Cantina di Montefiascone;
  3. Cantina Stefanoni;
  4. Tenuta Sant’Isidoro;
  5. Viticoltori dei Colli Cimini;
  6. Antica Cantina Leonardi;
  7. Distilleria Valle del Marta;
  8. Fattoria Madonna delle Macchie;
  9. Muscari Tomajoli;
  10. Mottura Sergio;
  11. Famiglia Cotarella;
  12. Tenuta la Pazzaglia.

Stefano Stefanoni, titolare dell’omonima cantina di famiglia che si trova a Zepponami (Montefiascone) è stato preso letteralmente d’assalto dagli operatori del settore, ristoratori e aziende agrituristiche, così come l’Antica Cantina Leonardi (Montefiascone), vere e proprie eccezioni dell’imprenditoria falisca.

Dato il giusto spazio ai produttori del Lazio, non dimentichiamo che anche le altre province erano presenti con cantine di primissimo ordine vogliamo fare due brevi cenni su un evento che riportato, tra la gente, la voglia di vivere e partecipare.

Il primo tributo lo vogliamo dare al Veneto e al suo padiglione. Da brividi. Per bellezza, maestosità, organizzazione e stile. Tra i tanti nomi blasonati presenti citiamo la Cantina Tommasi della Volpicella e a questa straordinaria famiglia che produce il nobile Amarone.

Degustare il vino da loro è come essere massaggiati dai Dei dell’Olimpo. Altra storia, altri vini. Irraggiungibili.

L’altro pensiero lo vogliamo dedicare alla gente che lavora e porta avanti il nome di un territorio senza tanti fronzoli. Parliamo di Domenico Eleuteri di Montalto di Castro e il suo punto ristoro al centro della Fiera di Verona.

Da lui non si mangia, ci si abbuffa. Porchette viterbesi, salumi viterbesi, un trionfo di sapori e di gusti che solo mercanti sognatori possono regalare a quelle migliaia e migliaia di persone che da tre giorni e fino a domani berranno nettare di Bacco a fiumi tra libagioni maremmane e brandy etruschi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *