Viterbo – Caro Antoniozzi, pensavamo che i diritti fondamentali fossero per tutti…

Polemiche per l’atteggiamento poco corretto dell’assessore che “discrimina” la stampa

VITERBO –  La richiesta era diventata ormai pressante, da settimane gli organizzatori del primo Lazio Pride della città stavano bussando alle porte del Comune per chiedere sostegno e riconoscimento istituzionale della manifestazione, per la prima volta in città.

Ieri, addirittura la senatrice Maiorino, da Palazzo Madama, ha tentato un ultimo estremo intervento. In tanti, da tempo,  chiedevano alla neo insediata amministrazione, e a gran voce, il salvifico patrocinio, diventato ragione fondamentale per poter far scendere in strada il proprio orgoglio LGBTI+. Alla  stessa sindaca Frontini l’Arcigay viterbese aveva chiesto di aprire il corteo  e soprattutto all’assessore Alfonso Antoniozzi che solo due giorni fa dichiarava :“Provenendo io da quella comunità non potrei essere che felice se il Comune concedesse il patrocinio. Le mie posizioni in merito sono note da tempo. Chiaramente da nessuna parte è scritto che esse debbano riflettere quelle dell’intera amministrazione: nel nostro movimento civico su certe tematiche si è sempre lasciata massima libertà personale. Attendiamo la decisione del sindaco, con la quale non ho avuto modo di confrontarmi”.

Bene, ieri sera il vis a vis  deve esserci stato, visto che oggi, un unico organo di stampa riporta la concessione del “Santo” Patrocinio, una notizia da gridare almeno a livello cittadino, ma, né dal  comune, né dal promotore in Comune della causa, è giunta una sottilissima velina, nessun comunicato ufficiale, tutto tace, mentre noi, ingenui pensatori, credevamo che il riconoscimento e l’affermazione di diritti fondamentali come uguaglianza e rispetto per qualsiasi orientamento sessuale, fosse notizia da gridare la mondo intero. Poco “orgoglio” da parte di Antoniozzi nel diffondere la definitiva decisione,  che se per i più ha scarso significato, per Lazio Pride, e le sofferenze che accompagnano certi percorsi, è legittimazione e protezione, adesione simbolica della città a qualcosa di meritevole, qualcosa che credevamo di dover gridare a non finire contro ogni forma di discriminazione. Quella che lei, caro assessore, ha riservato a gran parte della stampa.

b.f.

 

 

 

 

 

 

 

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