Civitavecchia – Novantenne segregato in casa, la moglie davanti al giudice

Il figlio: “Altri tre giorni nello stanzino e mio padre sarebbe morto”

CIVITAVECCHIA – Unn novantenne ha accusato la moglie di averlo segregato in casa per mesi in uno stanzino. Di notte lo chiudeva a chiave con soltanto una sedia e un secchio per i bisogni. Di giorno lo costringeva a stare fuori casa e lui trascorreva praticamente tutto il tempo seduto su una panchina sul lungomare di Civitavecchia, litorale a Nord di Roma.

La moglie è accusata di lesioni e maltrattamenti in famiglia, ma ha provato in tutti i modi a smentire i soprusi denunciati dal coniuge: “Eravamo separati, l’ho ospitato in casa per pietà. In quello stanzino voleva stare lui”.  i

Un giorno una pattuglia di carabinieri ha notato l’anziano e gli ha chiesto spiegazioni. Lui ha raccontato le terribili condizioni in cui era costretto a vivere: “Vi prego aiutatemi, mia moglie di notte mi chiude in uno sgabuzzino, ho soltanto un secchio e una sedia, i giornali come lenzuola e il giorno devo stare per forza fuori casa”. L’anziano, che ha un principio di Alzheimer ed è affetto da demenza senile, è ora ospitato presso una casa di cura del territorio.

La moglie è accusata di lesioni e maltrattamenti in famiglia, ma ha provato in tutti i modi a smentire i soprusi denunciati dal coniuge: “Eravamo separati, l’ho ospitato in casa per pietà. In quello stanzino voleva stare lui, lì c’era un materasso. E non è vero che gli davo le botte, ci sarebbero i segni sul corpo e invece non ci sono”.  I figli spiegano che il padre con loro non si è mai lamentato, solo ora ha iniziato a parlare dei soprusi che ha subito. “Altri tre giorni nello stanzino e sarebbe morto” ha dichiarato il figlio “è vivo per miracolo. Me lo ha confermato il medico che lo ha visitato”. Iscritta nel registro degli indagati per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia, ora la moglie ottantenne dell’uomo sarà di fronte al Gup, che deciderà sul rinvio a giudizio o meno.

 

 

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