Viterbo – Le associazioni agricole scrivono al ministro Lollobrigida: “La sovranità alimentare dipende da noi”

Tra le richieste: condizioni economiche, politiche e sociali favorevoli per poter andare avanti

VITERBO – L’associazione spontanea di tutela agricola (Asta) e con lei,  Aspal, Comitato No Imu e Assofrutti, hanno presentato, attraverso una missiva, una serie di proposte e istanze al ministro Francesco Lollobrigida, ospite qualche giorno fa a Viterbo proprio per incontrare associazioni e produttori.

L’associazione sottolinea che “la Sovranità alimentare saremo noi agricoltori a concretizzarla, sarà inevitabilmente il frutto del nostro Lavoro e dei nostri investimenti”. Qualità, stagionalità e filiere corte, realizzabili solo attraverso la centralità dell’agricoltore e delle aree rurali in cui opera. che chiede condizioni economiche, politiche e sociali favorevoli per poter andare avanti.

Onorevole Ministro Francesco Lollobrigida,
molti Agricoltori ripongono grandi speranze nell’operato del nuovo Governo in generale e del suo
dicastero in particolare. L’aver definito il suo dicastero Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste segna per la prima volta, nella storia di questo Paese, un passo verso il riconoscimento del vero ruolo che ricoprono le molte Aziende agricole che operano su tutto il Territorio nazionale.
Abbiamo appreso con piacere che nelle linee programmatiche della auspicata Sovranità alimentare vengono chiariti degli aspetti che riteniamo fondamentali per poter affrontare serenamente le grandi difficoltà che affliggono le nostre aziende.
Due punti, secondo noi, rappresentano la possibilità̀ di poter garantire un futuro alle nostre
produzioni nazionali e alle nostre Aziende agricole.
-Il nostro è un modello di produzione che mette al centro i prodotti di qualità, la stagionalità, le
filiere corte e la centralità dell’agricoltore e delle aree rurali in cui opera. Sono tutti fattori che
garantiscono cibo sano, a un prezzo accessibile all’interno di un sistema produttivo in grado di
assicurare costantemente un elevato livello di sostenibilità ambientale.
-La missione di questo dicastero è quella di rafforzare il sistema agricolo e agroalimentare nazionale, anche attraverso interventi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione del cibo italiano di qualità, alla riduzione dei costi di produzione per le imprese agricole, al sostegno delle filiere agricole, alla gestione delle crisi di mercato garantendo la sicurezza delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari.
Il Covid 19, la gelata del 2021, la siccità del 2022, le crisi internazionali legate alla guerra e alle
speculazioni finanziare ed energetiche hanno minato la stabilità di innumerevoli Aziende agricole.
Tanti, di noi Agricoltori, hanno fatto investimenti importanti per poter mantenere al passo con i tempi le proprie Aziende ma la sorte non è stata affatto favorevole e tre anni di crisi consecutivi hanno minato la solidità dell’intero sistema produttivo primario.
Come Agricoltori auspichiamo che la dicitura Sovranità alimentare non sia solo uno slogan ma che rappresenti veramente l’ambizione di una Nazione a dotarsi di un sistema agroalimentare produttivo, efficiente e qualitativamente ineguagliabile.
Ci permettiamo di ricordale che la Sovranità alimentare saremo noi agricoltori a concretizzarla, sarà inevitabilmente il frutto del nostro Lavoro e dei nostri investimenti, sarà il compimento di una programmazione che le nostre Aziende già da anni hanno organizzato.
Le chiediamo di far presto nel creare le necessarie condizioni politiche affinché le nostre Aziende
possano iniziare a superare le gravi criticità che ci affliggono e possano guardare alla prossima
stagione con quella Speranza necessaria a farle funzionare.
Da addetti ai lavori sappiamo benissimo quali sono i nostri problemi e quali potrebbero essere le
soluzioni praticabili. Abbiamo urgente necessità di creare le condizioni economiche, politiche e
sociali affinché le nostre Aziende possano continuare a produrre cibo il prossimo anno e per questo Le chiediamo di far presto nel:
-bloccare per l’anno venturo il pagamento dei mutui contratti per effettuare investimenti su
immobili agricoli ed attrezzature;
-garantire un prezzo normale alle forniture energetiche necessarie al regolare svolgimento delle
nostre attività;
-fermare tutte le distorsioni sulle filiere agroalimentari che portano a rincari speculativi
sull’utente finale ma che nulla concedono al produttore.
-iniziare a distinguere correttamente all’interno delle filiere agroalimentari quali sono
veramente i prodotti coltivati e trasformati sul Suolo nazionale da quelli importati.
-provvedere ad una nuova disciplina delle assicurazioni sui raccolti. Al fine di evitare
sovraccosti per le compagnie assicurative e scarsi riconoscimenti di danno per le Aziende
agricole ci permettiamo di suggerire di applicare un’obbligatorietà delle assicurazioni sui
raccolti, su modello rc auto, al fine di garantire un cospicuo fondo da cui accedere per gli
eventuali risarcimenti.
Se queste richieste non verranno ascoltate molte aziende a breve saranno costrette a cessare la propria attività con conseguente abbandono della Terra e riduzione della produzione.
È inutile descriverLe quali saranno le ripercussioni sociali, economiche e politiche di tale verosimile e prossima eventualità ma è utile tenere a mente che in ogni Azienda non più produttiva c’è un Imprenditore disperato. Va evitato con determinazione che questa disperazione sempre più diffusa diventi terreno fertile per speculazioni opache e niente affatto producenti per il settore primario nazionale.

Infine, come Agricoltori della Tuscia, le sottoponiamo uno dei più gravi problemi che affligge la
nostra Agricoltura, la possibilità che la Tuscia possa in futuro ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. La Sogin, tramite una discutibile indagine, ha individuato nella Tuscia 22 aree
potenzialmente idonee su 67 totali per ospitare tale impianto, come si evince dai criteri utilizzati per individuazione, dalla loro applicazione e dai documenti pubblicati, tale scelta è stata fatta in totale disprezzo delle Attività agricole e delle Comunità che su un’Economia agricola vivono. Ci teniamo a precisare che le aree individuate nella Tuscia sono tutte aree agricole e che qualora fosse scelta una delle nostre aree sarebbero cancellate delle Aziende agricole produttive per far posto a dei rifiuti radioattivi. Molte delle nostre Aziende, col sostegno di tantissimi Cittadini, si sono consorziate per far fronte alle spese economiche necessarie a contrastare civilmente questa scellerata ipotesi. Oggi la lotta contro il deposito qui nella Tuscia è guidata da noi Agricoltori che più volte abbiamo domandato al precedente Governo e alle Istituzioni locali come possiamo permetterci di perdere delle Aziende produttive, come possa integrarsi con il nostro Lavoro e la nostra volontà di far apprezzare la Tuscia per le sue bellezze un colossale impianto di smaltimento di rifiuti radioattivi, come è stato possibile individuare solo ed esclusivamente aree coltivate per realizzare tale impianto. Oggi le linee programmatiche del suo Dicastero ci fanno sperare in una soluzione politica che porti ad escludere le aree rurali da tale ipotesi e che vada a considerare, come è già stato fatto in molti paesi civili, aree industriali dismesse per la realizzazione del Deposito Nazionale.
Non chiediamo assistenza, chiediamo di avere le condizioni per poter lavorare nel 2023 e negli anni avvenire. Non chiediamo di stravolgere il nostro settore, ma chiediamo di poterci sintonizzare con il programma politico del Governo che fortunatamente prevede la Sovranità alimentare“.

Il Presidente Asta 
Fernando Monfeli

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