CIVITAVECCHIA – “Quando ieri ho aperto la Macchina del Tempo dopo qualche giorno che era rimasta chiusa per impegni familiari ho trovato macchie di sangue sul cancello,- a parlare è Roberta Galletta – confermando quello che avevo già visto domenica mattina in alcune immagini che alcuni vicini mi avevano inviato sul cellulare dove si vedeva sangue anche a terra. Parlando con altre persone mi hanno poi raccontato quello che era successo proprio sabato sera, della rissa che c’era stata in quella zona e della Piazza Leandra ridotta ad una latrina a cielo aperto con bottiglie di alcol vuote e bicchieri in ogni angolo.
Ho pensato e riflettuto su quello che poteva essere accaduto, immaginando la scena con giovani poco più che ragazzini che imitavano i peggiori comportamenti degli adulti, convincendomi che se non si interviene in modo risolutivo e al più presto sarà sempre peggio.
Ormai ogni domenica mattina c’è un bollettino di guerra del Centro Storico e del Lungomare, diventati ormai teatri di scontri violenti tra giovanissimi.

Sono molto preoccupata per la nostra città, per i suoi figli più giovani che non vanno lasciati soli o scaricati sulla scuola ma ai quali vanno offerte opportunità, luoghi di incontri, e non divieti e chiusure di spazi.
Non hanno nulla che li possa impegnare oltre i modelli terribili che vedono su certa tv spazzatura, sui cellulari e mi dispiace dirlo che arrivano da tanti adulti che li dovrebbero guidare e seguire.
Non hanno momenti per condividere cose belle che possano essere strumenti educativi, di crescita personale e anche coesione generazionale che non siano legati ai social in cui sono intrappolati e da dove nessuno si occupa di tirarli fuori. Perché fa comodo crescere una generazione con la mediocrità culturale ormai imperante. Si controllano molto meglio rispetto a chi ha spirito critico e iniziativa superiore alla media.
Non c’è nulla per loro in questa città. Se non i minimarket che oramai hanno colonizzato tutto il Centro Storico dove in alcuni trovano alcol che possono acquistare senza che nessuno chieda loro i documenti. Si tratta di ragazzini di tredici, quattordici anni. Una situazione spaventosa. E pericolosissima.
Vorrei sapere dove è finito il Centro di Aggregazione Giovanile, dove sta, se ci sta, e cosa fa il delegato alle politiche giovanili, quanto ancora deve restare chiusa la Cittadella della Musica, quanta polvere devono ancora prendere i dieci pianoforti che stanno li dentro da quando è stata inaugurata, sedici anni fa, invece di essere aperta, fruita e donata, perché quella struttura è stata un vero dono di Bellezza e opportunità, ai ragazzi.
Non c’è un campagna culturale cittadina importante che educhi i giovani a guardarsi intorno, a provare a inseguire davvero i propri sogni, anche quelli che sembrano irrealizzabili perché vivono in una città che non offre, apparentemente, nulla, perché fa molto comodo non valorizzare la nostra grande Bellezza.
I grandi e bellissimi spazi della Civitavecchia sotterranea possono ancora essere un argine, la Casermetta del Poligono del Genio può essere trasformata in Museo del Genio e un ulteriore centro sociale, di aggregazione Giovanile, in Cinema comunale, in sala polivalente.
Tante cose si possono fare in tanti spazi, anche mentali, ancora troppo chiusi, ma non vedo le volontà di lavorare per questo se non quelle dirette e funzionali a controllare vecchi orticelli e alimentare spenti e decrepiti caminetti.
È ormai evidente che abbiamo un problema di tenuta dell’Ordine Pubblico e per questo vorrei sapere cosa si aspetta a convocare un tavolo interforze e a chiedere l’intervento della Prefettura per mettere un freno a questa situazione che purtroppo poi, se non arginata e risolta, porterà a gravi conseguenze. Non ci vuole nulla, basta copiare quelli più bravi di noi.
Viterbo lo sta già facendo.
Invece di fare la passerella imbarazzante e polverosa che sa di stantio e pesante tra sindaci che in quaranta anni hanno ridotto la città in queste condizioni, invece di pensare a costruire mega alberghi a diciotto stelle circondati da cemento e non parchi e spazi di socializzazione anche tra diverse generazioni occupatevi seriamente e praticamente dei nostri ragazzi.
Che gira gira il morto ci scappa per davvero”.

