TARQUINIA – Nel consiglio comunale di ieri, venerdì 28 novembre, il regolamento sullo sport ha fatto acqua da tutte le parti.
Una seduta di routine ma solo sulla carta. Tra i punti all’ordine del giorno, infatti, si nascondeva una scelta che definire discutibile è un eufemismo: l’approvazione del nuovo regolamento per la concessione in uso o in gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale.
Un testo che, letto con attenzione, rivela un passaggio quantomeno ambiguo e, secondo molti, addirittura pericoloso. In caso di abusi edilizi presenti nelle strutture, in effetti, l’aggiudicatario dell’impianto non dovrà più pagare i canoni di affitto, a condizione che provveda a sanare l’abuso. Tradotto: il privato prende in gestione un bene pubblico e, se trova irregolarità edilizie, può smettere di pagare finché non rimette in regola ciò che il Comune stesso avrebbe dovuto controllare e risolvere prima.
Una norma che, con buona pace della trasparenza amministrativa, sembra cucita su misura per “ripulire” situazioni pregresse. E c’è già chi parla apertamente di una sanatoria strisciante, un modo elegante per far passare abusi edilizi sotto la coperta della gestione sportiva.
La discussione consiliare ha mostrato l’ennesima frattura nel fronte delle opposizioni. Sorprendentemente, Federica Guiducci e Luigi Serafini hanno votato a favore del regolamento. Renato Bacciardi e Alberto Tosoni, al contrario, hanno lasciato l’aula: un gesto forte, forse l’unico coerente con il ruolo di chi dovrebbe vigilare sulla correttezza della macchina comunale.
Perché il punto è semplice: un Comune serio sanerebbe eventuali abusi edilizi prima di concedere un impianto sportivo, non creerebbe condizioni favorevoli a chi, pur gestendo un bene pubblico, gode di un “condono operativo” a canone zero. Ma Tarquinia, purtroppo, sembra aver imboccato da tempo la strada opposta.
Come se non bastasse, oggi è arrivata l’ennesima dimostrazione dell’inefficienza del fantasmagorico “Ufficio comunicazione e marketing del Comune di Tarquinia”. Un comunicato stampa povero nella forma e imbarazzante nei contenuti, inviato soltanto alle testate “di comodo”, nel tentativo trasparente di controllare la narrazione. Il risultato? Quattro frasi sconclusionate, prive di contesto e praticamente incomprensibili per chiunque non viva all’interno della cerchia cittadina.
Il responsabile di questa comunicazione, che evidentemente non è stato in grado di trovare un organo di stampa con cui collaborare stabilmente, farebbe bene a valutare un’altra professione, magari insieme al suo sindaco. Perché se nemmeno un comunicato pubblico è capace di spiegare a chi o cosa ci si riferisca, allora la situazione ha superato il livello della semplice incompetenza.
La gestione degli impianti sportivi comunali non è una questione accessoria: rappresenta una parte fondamentale del patrimonio pubblico e un servizio alla cittadinanza. E proprio per questo richiederebbe serietà, pianificazione e rigore. Invece Tarquinia offre l’ennesimo esempio di scelte scellerate, incomprensibili e prive di qualsiasi logica amministrativa.
Si tratta solo dell’ultimo atto di una gestione che continua a navigare a vista, inseguendo scorciatoie e sperando che nessuno se ne accorga. Ma i cittadini osservano, ricordano e giudicano. E presto o tardi la realtà presenta sempre il conto.

