Aprilia, fine corsa: la città archivia due ex sindaci impresentabili e chiude con una politica sotto accusa

Antonio Terra e Lanfranco Principi rimarranno la pagina più brutta della storia recente della città pontina 

Aprilia ha finalmente voltato pagina. Non per scelta politica, ma per necessità istituzionale. Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose ha certificato ciò che da anni era sotto gli occhi di tutti: una classe dirigente logorata, screditata e oggi travolta dalle proprie responsabilità.

I simboli di quella stagione hanno nomi e cognomi: Lanfranco Principi e Antonio Terra, due ex sindaci che la giustizia considera impresentabili e incandidabili.

Non si tratta di opinioni, ma di atti ufficiali. Dopo lo scioglimento del Comune di Aprilia, deciso nell’aprile 2025, il Ministero dell’Interno ha emesso provvedimenti di incandidabilità che colpiscono entrambi gli ex primi cittadini. Provvedimenti tuttora in vigore, che rappresentano una condanna politica prima ancora che giudiziaria.

Antonio Terra, al governo della città per oltre dieci anni, ha provato a reagire nelle aule dei tribunali. Ma il tentativo di rientrare dalla finestra è stato respinto: il giudice ha confermato l’incandidabilità per due tornate elettorali.

Una decisione pesante, che ha sancito l’incompatibilità dell’ex sindaco con qualsiasi ruolo pubblico. Il ricorso annunciato alla Corte d’Appello non cambia il dato politico: Terra è fuori gioco, e lo è per decisione dello Stato.

Ancora più inquietante è la posizione di Lanfranco Principi. Ex sindaco, oggi agli arresti domiciliari, è imputato per reati gravissimi: concorso esterno in associazione mafiosa e scambio politico-elettorale. Secondo l’accusa, sarebbe stato il punto di raccordo tra il Comune e un gruppo criminale operante sul territorio. Un’accusa che, se confermata, rappresenterebbe una delle pagine più nere della storia amministrativa di Aprilia. Non un errore, ma un sistema.

Come se non bastasse, Principi e Terra risultano coinvolti – insieme a un’altra ex amministratrice – in un’indagine per turbativa d’asta sulla gara del trasporto pubblico locale. Secondo gli inquirenti, quella gara sarebbe stata pilotata. Le indagini sono concluse, ora si attende la decisione della Procura. Ma il quadro è già sufficiente a spiegare perché questi nomi non possano più avere cittadinanza nella vita pubblica.

Per anni questi due ex sindaci hanno occupato la scena politica cittadina, spesso presentandosi come baluardi dell’interesse pubblico. Oggi quello stesso interesse pubblico impone una presa di distanza netta. Non ambigua. Non diplomatica. Netta. Aprilia non ha bisogno di nostalgie né di tentativi di riabilitazione mediatica. Ha bisogno di una rottura definitiva con un passato che ha prodotto commissariamento, indagini, arresti e una perdita profonda di credibilità.

La loro uscita di scena non è una vendetta, né una persecuzione. È una liberazione. Per le istituzioni, per i cittadini, per chi pretende che la politica torni a essere servizio e non gestione opaca del potere. La stagione dei due ex sindaci finiti sul banco degli imputati è chiusa. E, questa volta, senza possibilità di appello sul piano politico.

Aprilia riparte. Senza di loro.