Civitavecchia – Femminicidio Federica Torzullo, in esclusiva la ricostruzione del marito Claudio ai magistrati

Ha reagito in maniera violenta armando­si di un coltello ma il suo racconto non convince gli inquirenti. Troppe zone d’ombra e troppe incongruenze nella sua ricostruzione

CIVITAVECCHIA – È una ricostruzione dettagliata, cruda e senza attenuanti quella contenuta nell’ordinanza con cui il Gip del Tribunale di Civitavecchia ha disposto la custodia cautelare in carcere per Claudio Carlomagno, reo confesso dell’omicidio della moglie Federica Torzullo.

Un documento giudiziario che, passo dopo passo, restituisce non solo la dinamica dell’omicidio ma anche il contesto emotivo, familiare e psicologico in cui è maturato quello che il giudice qualifica come un vero e proprio femminicidio.

I due, in crisi dal2019 e già separati da tempo, da due anni non dormivano nello stesso letto e non avevano alcun rapporto. Federica aveva inoltre avviato un’altra relazione sentimentale legandosi a Davide Piscopo, residente ad Ancona e conosciuto nel 2022.

I due si frequentavano regolarmente, era lei a raggiungerlo ad Ancona con cadenza bisettimanale nel week end. Lo stesso Piscopo, non avendo sue notizie dalla sera precedente, si era preoccupato non sentendola al mattino. Dopo aver discusso via messaggi si erano riappacificati salutandosi all’incirca alle ore 22,30 circa. Il mattino seguente aveva provato più volte a contattarla senza alcun risultato tanto che si era rivolto alla sorella Stefania e all’amica Viviana per avere notizie, cercandola a sua volta ad Ancona nella speranza che potesse averlo raggiunto.

La madre Roberta Virgulti riferiva invece di averla sentita per l’ultima volta la mattina del 9 gennaio. Le aveva scritto alle ore 7,33 per avere informazioni sulla colazione di Mattia; Federica le aveva risposto con laconici messaggi alle ore 8,05; l’ultimo accesso registrato via whatsapp era delle 8,20.

L’utenza era poi risultata non attiva e i messaggi seguenti non risultavano recapitati. L’amica Viviana confermava l’ormai consolidata decisione di Federica di porre fine al suo matrimonio, in crisi da tempo tanto che la stessa aveva altre relazioni; alla base del conflitto un lento e inesorabile allentamento emotivo legato alla nascita del figlio che li aveva completamente assorbiti e identificati nel ruolo di genitori lasciando in secondo piano il legame affettivo della coppia che nel tempo si era sciolto; sebbene non vi fossero particolari litigi e non si fossero mai registrati episodi aggressivi, Carlomagno non aveva mai accettato la decisione di Federica tanto che aveva già mandato a monte un primo appuntamento fissato con un legale per discutere i dettagli della separazione. Circostanza che aveva molto preoccupato Federica tanto da indurla a confidarsi con l’amica Viviana che l’aveva tranquillizzata sentendola proprio la sera dell’8 gennaio 2026 mentre rientrava a casa alle ore 19,25 circa. Era infatti sua intenzione trasferirsi altrove dopo il viaggio in Basilicata, per alternarsi nell’abitazione familiare con Carlomagno al fine di non sconvolgere la quotidianità dì Mattia.

La fine del matrimonio e la paura di perdere il figlio

Secondo il Gip, il delitto matura all’interno di una crisi coniugale profonda e ormai irreversibile. Federica aveva deciso di chiudere il rapporto e di procedere verso una separazione effettiva, scelta che l’indagato non era in grado di accettare. Nell’ordinanza si legge che Carlomagno “attraversava una profonda crisi di coppia con la persona offesa principalmente legata alla ormai dissoluzione del reciproco sentimento affettivo”.

La donna aveva chiarito la propria posizione nel corso di un confronto avvenuto la mattina del 9 gennaio 2026:

“Federica aveva contestato il suo modo di procedere chiarendo di essere determinata a portare avanti il progetto della separazione”.

Una decisione accompagnata da una prospettiva che, per l’uomo, assume un peso decisivo:

“Gli aveva detto che se non si fosse adeguato collaborando avrebbe lasciato la casa familiare portando via con sé il figlio Mattia, minacciandolo di non farglielo vedere con frequenza”.

Il giudice sottolinea come il legame con il figlio fosse centrale nella vita dell’indagato e come la possibilità di perderne la quotidianità abbia inciso in modo determinante:

“Tale prospettiva, in ragione del fortissimo legame avvertito nei confronti del figlio, lo aveva scosso al punto da reagire in maniera violenta”.

Il coltello e l’omicidio

La confessione resa da Carlomagno nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo è uno dei passaggi più drammatici dell’ordinanza. Il Gip la definisce “piena confessione”, idonea a chiarire la dinamica dei fatti. È lo stesso indagato a raccontare come la discussione sia degenerata:

“Aveva preso un coltello che sapeva custodito nel bagno ove la coppia in quel momento stava discutendo”.

E poi l’aggressione:

“L’aveva colpita con almeno due fendenti”.

Federica non ha il tempo di difendersi:

“Il corpo della donna si era poi accasciato privo di sensi”.

Il giudice evidenzia che, anche in assenza degli esiti definitivi degli accertamenti autoptici, “l’efficienza causale dei colpi inferti a cagionare la morte di Federica risulta certamente riconducibile alla condotta dell’indagato”.

Il dopo: il pensiero del suicidio e la scelta di cancellare le tracce

Dopo l’omicidio, Carlomagno riferisce di aver attraversato un momento di esitazione. L’ordinanza riporta:

“Resosi conto dell’accaduto aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio”.

Subentra allora una decisione diversa, lucida e organizzata, finalizzata a sottrarsi alle conseguenze del gesto. Il Gip descrive una sequenza precisa:

“Si era allora determinato a eliminare le tracce di quanto accaduto ripulendo l’immobile”.

Il corpo viene preparato per il trasporto:

“Avvolgendo il corpo della moglie per trasportarlo all’interno del bagagliaio della propria autovettura Kia Sportage”.

Il deposito, il fuoco e la sepoltura

Il cadavere viene portato nel deposito dell’azienda di famiglia. Qui Carlomagno tenta di distruggerlo:

“Provava allora a darle fuoco per eliminare le tracce”.

Il tentativo fallisce:

“Successivamente spegneva l’incendio”.

A quel punto prende un’ulteriore decisione:

“Decideva di seppellire il corpo”.

L’ordinanza ricostruisce anche le modalità:

“Provvedeva a formare una buca profonda e a ricoprire il corpo della vittima con abbondante terra”.

Il corpo di Federica Torzullo verrà rinvenuto solo dopo giorni di indagini, riconosciuto anche grazie “alla presenza di monili abitualmente indossati dalla vittima”, e presenterà “immediatamente segni di un tentativo di combustione”.

Le menzogne e le prove investigative

Prima della confessione, Carlomagno aveva fornito versioni ritenute inattendibili. Il Gip sottolinea come le immagini di videosorveglianza abbiano avuto un ruolo decisivo:

“Nessuna immagine di Federica viene invece registrata in uscita dopo il suo rientro a casa la sera dell’8 gennaio 2026”.

Anche i movimenti dell’indagato risultano contraddittori rispetto ai racconti forniti. Le tracce ematiche rinvenute nell’auto e nel bagagliaio costituiscono, secondo il giudice, “inequivocabili elementi indiziari”.

Il femminicidio e il movente del controllo

Il Gip condivide pienamente la qualificazione giuridica operata dalla Procura, richiamando la nuova fattispecie di femminicidio. Nell’ordinanza si legge che Carlomagno:

“Vedendo nella persona offesa e nella sua decisione di andare via di casa la causa di uno sconvolgimento del proprio progetto di vita, ha di fatto agito eliminandola”.

E ancora:

“Privandola dunque di ogni autonomia decisionale”.

Il giudice chiarisce che il delitto non nasce da un raptus improvviso, ma da una dinamica di possesso:

“L’omicidio si connota e struttura ponendo al centro dell’atto la sottrazione alla vittima della sua libertà di scegliere”.

Il carcere e le esigenze cautelari

Pur non convalidando il fermo, il Gip dispone la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi esigenze:

“Sussistono certamente le esigenze cautelari sia con riferimento al pericolo di inquinamento probatorio, sia con riferimento al pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie”.

Claudio Carlomagno resta così detenuto nel carcere di Civitavecchia, in attesa del giudizio di merito.

Un’ordinanza che, oltre a ricostruire un omicidio, mette nero su bianco il cuore del femminicidio: l’eliminazione della donna come risposta alla sua scelta di essere libera.