Alla fiera ITB la sindaca Frontini lancia il “Product Catalogue Viterbo” per promuovere la Città Termale. Ma sfogliando i pacchetti turistici per gli stranieri, il cuore dell’offerta ruota tutto attorno a San Pellegrino e al Palazzo dei Papi. La conferma che la storia è la vera “infrastruttura” per il futuro del capoluogo.
VITERBO – Come abbiamo raccontato ieri analizzando i dati del piano turistico regionale, la rinascita della Tuscia (+15% di arrivi internazionali) passa inevitabilmente per il suo patrimonio storico e naturalistico, a patto di superare l’isolamento della nostra offerta. E la conferma più clamorosa di questa tendenza non arriva dai palazzi della Regione, ma dai padiglioni dell’ITB di Berlino, la più importante fiera del turismo al mondo, in corso proprio in queste ore.
La missione a Berlino e il “Product Catalogue”
L’amministrazione comunale è volata in Germania con un obiettivo chiaro e del tutto condivisibile: spingere il brand di Viterbo Città Termale sul mercato globale. Per l’occasione, la prima cittadina, Chiara Frontini, ha presentato un nuovo catalogo turistico in lingua inglese, il “Product Catalogue Viterbo”, pensato appositamente per attrarre i tour operator internazionali. La prefazione del documento parla chiaro: le acque termali sono definite “uno dei tesori più autentici del nostro territorio”. Fin qui, la strategia per il rilancio di un asset così prezioso è evidente. Eppure, basta ascoltare le parole della stessa sindaca in un video pubblicato questa mattina sui social, mentre mostra orgogliosamente la guida, per cogliere una lucida ammissione di realismo turistico: “La guida parla del Medioevo”.
Il Medioevo: la vera “moneta sonante” sul mercato estero
E in effetti, addentrandosi nelle pagine del catalogo curato dall’Ufficio Turistico, la narrazione si sposta rapidamente, certificando quello che gli addetti ai lavori sanno da tempo. La guida stessa riconosce che “l’anima medievale coesiste con la presenza rigenerante delle rinomate acque termali”. Subito dopo, si cala l’asso del quartiere San Pellegrino, definito senza mezzi termini come “uno dei quartieri medievali meglio conservati in Europa”.
Ma è nella sezione prettamente commerciale, quella in cui si vendono fisicamente i pacchetti turistici, che emerge cosa cerca davvero il mercato estero. A pagina 18 spunta un intero pacchetto denominato proprio “Medieval Viterbo”. E la cosa più indicativa è che in tutte le offerte combinate proposte ai buyer internazionali – da “Viterbo & Civita di Bagnoregio” a “Viterbo & Bomarzo”, fino ai tour estesi verso Orvieto e il Lago di Bolsena – l’esperienza fissa, il denominatore comune sempre presente, è invariabilmente la visita guidata del centro storico medievale di Viterbo, compreso l’ingresso al Palazzo dei Papi.
Oltre le Terme, ripartire dall’identità
Questa fiera di Berlino ci consegna quindi una lezione preziosissima, che si incastra alla perfezione con i dati analizzati ieri. Le terme sono, e devono rimanere, un tesoro inestimabile su cui investire per uscire dall’obsolescenza, ma da sole – concepite come esperienza “monouso” avulse dal contesto – faticano a fare breccia nel turismo internazionale di fascia alta. Per vendere le nostre acque sulfuree abbiamo bisogno di “impacchettarle” con l’unicità del nostro passato.
Il Medioevo viterbese non è solo una bella scenografia per passeggiare al tramonto: è la vera infrastruttura economica della città, il “gancio” insostituibile che convince il turista straniero a scegliere la Tuscia e a fermarsi a dormire. Viterbo possiede una ricchezza che spesso i viterbesi stessi dimenticano o danno per scontata. Ora, come dimostra chiaramente la guida di Berlino, anche le istituzioni hanno nero su bianco la prova che per garantire un futuro tangibile e prospero al capoluogo, è dalla nostra storia millenaria che dobbiamo ripartire.

