Il maldestro tentativo di coinvolgere il padre nella messa in scena (alibi) la mattina dell’omicidio
ANGUILLARA SABAZIA – Una confessione che non regge. E che invece di fare chiarezza apre nuove ferite. Le parole di Claudio Carlomagno, che davanti a pm e Carabinieri ha sostenuto di aver ucciso la moglie «perché voleva portarmi via il bambino», vengono respinte con sdegno dalla famiglia di Federica Torzullo, la 41enne massacrata con 23 coltellate e sepolta dal marito nel terreno della sua azienda ad Anguillara Sabazia, dove il corpo è stato ritrovato dopo dieci giorni di ricerche.
«Federica non avrebbe mai tolto il figlio al padre». La sorella Stefania è categorica. Assistita dall’avvocato Carlo Mastropaolo, smonta punto per punto il racconto dell’uomo: «Non ha mai parlato di affidamento esclusivo. Non c’erano conflitti su questo. Il bambino stava spesso con il padre. Dire il contrario è una fesseria».
Anzi, emerge un quadro opposto. All’inizio di dicembre i due si erano rivolti a un legale per una separazione consensuale. Nessuna guerra, nessuna minaccia. «Mia sorella stimava Claudio come padre – ribadisce Stefania – era presente e grazie a lui Federica aveva potuto crescere professionalmente, perché quando lei lavorava era lui a occuparsi del bambino».
Federica, ingegnere gestionale, era una dirigente del centro meccanografico di Poste Italiane nell’area di Fiumicino, responsabile di automazione e sistemi di lavoro. Una carriera costruita passo dopo passo, iniziata nove anni fa come portalettere.
A rendere il dolore ancora più acuto è anche il silenzio della famiglia di Carlomagno. I consuoceri, dopo la denuncia di scomparsa presentata il 9 gennaio alla stazione dei carabinieri di Bracciano, sono scomparsi dal paese.
«L’ultimo contatto è stato un messaggio di scuse dopo il ritrovamento del corpo. Poi più nulla», racconta Stefania. In paese si dice che abbiano lasciato Anguillara per la vergogna. «Sono brave persone, travolte da qualcosa più grande di loro», confida un ristoratore della zona.
La madre di Claudio, Maria Messenio, ex poliziotta ed ex assessora comunale alla Sicurezza, non è stata ancora sentita dagli inquirenti: nei giorni della scomparsa non avrebbe avuto contatti con il figlio. Ma le incongruenze emerse nella confessione resa nel carcere di Civitavecchia potrebbero ora spingere gli investigatori a riascoltare anche lei e il marito, inizialmente sospettato di aver aiutato il figlio a occultare il cadavere, ipotesi poi ridimensionata.
Come specificato ieri durante la conferenza stampa del capo della procura di Civitavecchia, Alberto Liguori, i carabinieri hanno ricostruito un profilo di Claudio Carlomagno che, con il padre aveva il rapporto di lavoro, con la madre invece aveva da sempre un rapporto conflittuale tanto da sentirla e vederla di rado. La cosa dolorosa è che proprio di genitori di Federica lo aveva accolto nella loro famiglia come un figlio.
Intanto l’inchiesta va avanti. Oggi i carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia torneranno ad Anguillara per cercare l’arma del delitto: il coltello che Carlomagno sostiene di aver gettato in un corso d’acqua lungo la via Braccianese Claudia, in zona Osteria Nuova. Un altro tassello di una vicenda atroce, ancora lontana dalla verità definitiva.

