Vergognosa iniziativa dei partiti d’opposizione alla Pisana con capofila il Partito democratico
ROMA – C’è un limite che la politica non dovrebbe mai superare: quello di trasformare il dolore storico in strumento di propaganda. Eppure i partiti di centrosinistra, a livello nazionale e regionale, sembrano aver fatto proprio questo confine mobile, piegando la memoria delle persecuzioni del Novecento e dei conflitti contemporanei alle convenienze del momento, senza alcun rispetto per le vittime di ieri e di oggi.
L’ultimo, gravissimo episodio arriva dalla Regione Lazio, dove l’opposizione guidata dal Partito Democratico ha tentato di boicottare una proposta di legge sulla Promozione e valorizzazione dei viaggi della memoria e del ricordo. Una legge che nasce con un obiettivo limpido: ricordare Shoah e Foibe, due tragedie storicamente diverse ma accomunate da un unico denominatore morale, quello delle vittime innocenti della violenza ideologica. Inoltre, è fondamentale che la memoria storica venga preservata a livello regionale, affinché la regione non dimentichi le lezioni del passato.
E invece no. Per il Pd la proposta sarebbe “irricevibile e ambigua”, colpevole di “alludere a una equiparazione” che – secondo i dem – metterebbe in discussione “l’unicità della Shoah”. Una posizione che, al netto delle formule altisonanti sul rigore storico, suona come un pretesto politico per negare pari dignità alla memoria di migliaia di italiani massacrati e gettati nelle foibe.
Un atteggiamento che nulla ha a che vedere con la tutela della storia e molto con l’uso selettivo della memoria.
Eppure ricordare tutte le vittime non significa confondere, né riscrivere la storia. Lo ha ricordato più volte anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando il dovere di una memoria condivisa e non ideologica. Parole ignorate da chi, nel Lazio, preferisce brandire la Shoah come uno scudo politico, salvo poi dimenticare ogni coerenza sul piano nazionale.
Perché mentre in Regione si ostenta una presunta difesa della memoria ebraica, a Roma i vertici di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra incontrano Fadwa Barghouti per chiedere la liberazione del marito, Marwan Barghouti, condannato a cinque ergastoli per terrorismo.
Non un dissidente qualunque, ma il mandante di attentati suicidi e omicidi di civili, rivendicati dalla Brigata dei Martiri di al-Aqsa, legata a Hamas. Eppure c’è chi, come Angelo Bonelli, arriva a definirlo senza imbarazzo il “Mandela palestinese”. Un paragone indegno che offende non solo la storia, ma soprattutto le vittime: uomini e donne uccisi a Gerusalemme e Tel Aviv, i cui nomi vengono sistematicamente rimossi dal racconto politico della sinistra.
Non sorprende, allora, la durissima reazione dello Stato di Israele, che ha parlato apertamente di antisemitismo e apologia del terrorismo. Accuse pesanti, ma difficili da liquidare come propaganda quando si normalizza la richiesta di liberazione di un terrorista condannato e, contemporaneamente, si contesta una legge che vuole ricordare anche le vittime delle Foibe.
Questo è il vero scandalo: una memoria a geometria variabile, buona solo quando serve ad alimentare consenso, a colpire l’avversario politico o a strizzare l’occhio a determinate piazze. Nessuna attenzione sincera per chi ha sofferto, nessuna empatia reale per le vittime. Solo calcolo, opportunismo e una visione ideologica che trasforma il dolore in strumento di lotta.
Shoah e Foibe, vittime israeliane e civili palestinesi innocenti, meritano rispetto, silenzio e verità. Non di essere usati come pedine in una partita politica sempre più cinica. Chi continua su questa strada non difende la memoria: la tradisce.

