ROMA – Si chiude con un nulla di fatto, almeno sul piano penale, l’inchiesta che aveva tenuto banco per oltre due anni riguardo alla commemorazione di via Acca Larentia del 7 gennaio 2024.
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma ha infatti disposto il proscioglimento per i 29 militanti (quasi tutti legati a CasaPound) accusati di aver compiuto il saluto romano e aver partecipato al rito della “chiamata del presente”.
La decisione: Il contesto batte il reato
Il nodo della questione non era se il gesto fosse stato compiuto – i video della Digos parlavano chiaro – ma come dovesse essere interpretato dalla legge. La decisione del giudice ricalca fedelmente il solco tracciato dalle Sezioni Unite della Cassazione, che nel 2024 avevano cercato di mettere ordine nel caos interpretativo tra Legge Scelba e Legge Mancino.
Secondo il tribunale, quel braccio teso, per quanto evocativo di un passato oscuro, rimane confinato nell’ambito di una cerimonia commemorativa. Per far scattare la condanna, non basta il gesto in sé; serve il “pericolo concreto” di una ricostituzione del partito fascista o un chiaro intento di incitazione all’odio razziale. In via Acca Larentia, secondo i giudici, si è trattato di un rituale “nostalgico” ma privo della capacità offensiva necessaria a minacciare l’ordinamento democratico.

