NAPOLI – Una carriera politica polverizzata in meno di 96 ore, un nome dato in pasto alla satira nazionale e una vita stravolta da un’accusa infamante: voto di scambio mafioso. A sei mesi dal blitz che nell’ottobre 2025 portò ai domiciliari Veronica Biondo, ex vicesindaco di Santa Maria a Vico e astro nascente di Forza Italia, la Corte di Cassazione mette la parola fine a quello che si è rivelato un colossale abbaglio giudiziario.
Il “teorema” demolito
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri (sebbene non firmatario diretto degli atti) e condotta dal PM Vincenzo Ranieri, è stata letteralmente rasa al suolo. I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato “inammissibile” il ricorso della Procura, confermando quanto già stabilito dal Riesame: l’impianto accusatorio contro la Biondo non stava in piedi.
Il paradosso emerge dalle carte: il clan camorristico citato nell’ordinanza si era estinto quando Veronica Biondo aveva appena tre anni. Un dettaglio che non ha impedito a GIP e PM di costruire un castello di accuse basato, secondo il Riesame, su un sistematico “copia e incolla” delle intercettazioni, omettendo persino gli elementi a discolpa che avrebbero evitato la misura cautelare.
La gogna mediatica e il sogno infranto
Per la Biondo, il danno non è stato solo giudiziario, ma profondamente umano e politico:
- Il tempismo fatale: L’arresto scatta il 22 ottobre 2025, appena quattro giorni dopo la formalizzazione della sua candidatura alle Regionali in Campania. Il suo nome viene depennato dalle liste di Forza Italia tre giorni dopo, spegnendo ogni ambizione elettorale.
- La gogna nazionale: Il suo volto finisce sui monitor di Fratelli di Crozza, citato da Marco Travaglio e bersagliato dai social del M5S come simbolo di un “sistema criminale”.
- L’inferno domestico: “Un’ingiustizia totale – racconta l’interessata al Giornale – i miei genitori non capivano cosa stesse accadendo con i finanzieri in casa. Cercavo una leggerezza commessa, un errore, ma più leggevo le carte e più trovavo prove della mia innocenza”.
Verso il 2027
Oggi, con la sentenza della Cassazione che “seppellisce” l’indagine, resta il peso di un’opportunità politica scippata. Tuttavia, Forza Italia fa quadrato attorno alla sua esponente: il partito ha già annunciato che Veronica Biondo sarà candidata alle elezioni politiche del 2027.
Un risarcimento politico che difficilmente cancellerà i venti giorni di domiciliari e il fango mediatico, ma che segna la fine di un incubo durato sei mesi.

