Organizzavano gli stupri di mogli e compagne dopo averle sedate: 57 arresti in tutta Europa e Stati Uniti

violenza donne

E’ stata denominata Operazione Medusa, salvate 158 vittime

Pianificavano online, in comunità misogine, stupri contro mogli e compagne. Smantellata da un’operazione internazionale coordinata da Europol, rete internazionale di uomini che organizzava online la violenza sessuale.

L’operazione internazionale Medusa, ha portato a 57 arresti in sette Paesi europei e messo in salvo 158 vittime e 113 indagini avviate complessivamente dal lancio del progetto, nell’aprile 2026.

Le indagini, condotte tra il 22 e il 24 giugno scorso e coordinate dalle autorità tedesche (BKA e LKA di Amburgo) e britanniche (National Crime Agency), si sono concentrate sul fenomeno delle aggressioni sessuali commesse sotto l’effetto di sostanze, note con l’acronimo inglese DFSA (Drug-Facilitated Sexual Assault).

Secondo la ricostruzione di Europol, gli indagati utilizzavano forum, chat riservate e servizi di messaggistica crittografati per scambiarsi consigli su come procurarsi illegalmente farmaci e narcotici, somministrarli di nascosto alle partner e coordinare le violenze, in alcuni casi filmandole e condividendo i video all’interno di comunità digitali apertamente misogine.

La cooperazione tra le forze dell’ordine dei diversi Paesi ha permesso di individuare 274 nuove piste investigative e di scoprire quattro comunità online misogine finora sconosciute alle autorità. All’operazione hanno partecipato anche Francia, Paesi Bassi, Spagna, Brasile, Canada, Ungheria e Stati Uniti, per un totale di dieci Paesi coinvolti.

Le vittime, quasi tutte donne, in molti casi non erano nemmeno consapevoli di aver subito una violenza, non ricordando nulla a causa della sedazione.

Europol ha sottolineato la natura sistemica del fenomeno, spiegando che “le aggressioni prendono di mira quasi esclusivamente le donne e spesso si protraggono per anni”.

Gli inquirenti procedono anche per i reati di lesioni personali gravi e tentato omicidio, oltre che per violenza sessuale.

Le modalità emerse dall’inchiesta richiamano da vicino il caso di Gisèle Pelicot, la donna francese resa incosciente per quasi dieci anni dal marito Dominique Pelicot, che la drogava per farla violentare da decine di uomini nella loro abitazione di Mazan, in Provenza, filmando gli abusi.

Il processo, celebrato ad Avignone tra settembre e dicembre 2024, si è concluso con la condanna a vent’anni di carcere per Dominique Pelicot e con la colpevolezza accertata per altri cinquanta uomini. Gisèle Pelicot aveva scelto di rinunciare all’anonimato durante il dibattimento, affermando che “la vergogna deve cambiare campo”.